La giornata conclusiva del Politicamp di Firenze. Gli interventi di Civati e di tanti esponenti della sinistra

La giornata conclusiva del Politicamp di Firenze. Gli interventi di Civati e di tanti esponenti della sinistra

Dobbiamo guardarci bene sia dal “balenese”, ossia da quel linguaggio doroteo, tipico della peggior Democrazia Cristiana e molto in auge in questi anni di larghe intese, sia dalla “sinistra da divano”, ossia quella sinistra che è peggio della “sinistra da salotto” perché, oltre ad essere autoreferenziale, si e già arresa all’ineluttabilità della sconfitta, introiettando l’idea thatcheriana secondo la quale non ci sarebbero alternative al pensiero unico dominante. Il messaggio di Civati, al termine del PolitiCamp di quest’anno, è breve ma intenso, suggestivo, ben costruito dal punto di vista narrativo e ricco di spunti di riflessione.

Le conclusioni di Pippo Civati

Le frecciate a Renzi e le risposte alle dure provocazioni di ieri non tardano ad arrivare, ma è soprattutto sulla costruzione del neonato soggetto politico e sulla stagione referendaria che sta per aprirsi che si appunta l’attenzione di questo strano anti-leader, contrario al leaderismo dell’attuale presidente del Consiglio e refrattario all’idea dell’uomo solo al comando, cardine e fondamento del renzismo.

Civati è diverso e ci tiene a rimarcarlo, al punto da arrivare a dire di non voler essere lui in prima persona a guidare il soggetto politico in costruzione ma di volerlo, innanzitutto, poter votare con convinzione, dopo mesi trascorsi a soffrire e “somatizzare” – parole sue – per la deriva ormai irrefrenabile e senza ritorno del PD. Non a caso, il progetto civatiano prende le mosse da questioni molto concrete e coinvolgenti: la stagione referendaria, certo, ma anche la drammatica vicenda di Max Fanelli, un malato di SLA che chiede di introdurre nel nostro ordinamento giuridico la possibilità di scegliere come e quando porre fine alla propria esistenza. “Quella di Renzi non è più neppure un’evoluzione del berlusconismo, è Berlusconi”, ha detto Pippo Civati, commentando quella che alcuni quotidiani definiscono oggi la “rivoluzione” di Renzi. “È il titolo di tutti i giornali da due anni”, ha aggiunto Civati, ma “le condizioni degli italiani non sono cambiate. Renzi dice che noi siamo dei nemici perché non siamo possibili ma improbabili: secondo me è improbabile lui e sempre di più”. “Io non voglio fare il leader di un partito, voglio poterlo votare”. Quella proposta da Possibile “è una formula, non un partitino”, ha assicurato Civati invitando tutti a dire la loro “sull’organizzazione del partito”. E anche sui referendum, Pippo Civati ha chiesto di “mettersi a fare subito quello che possiamo” perché anche uscire dal Pd “non è un salto nel vuoto, quello che rischia di essere vuoto – ha concluso – è proprio il Partito democratico, o della nazione o come si chiamerà. Io non credo al trasversalismo, voglio parlare a tutti e con tutti, ma io sono di sinistra”.

I temi del Politicamp

Un discorso liberale, dunque, per una sinistra che, stando al racconto civatiano, deve guardare oltre, aprirsi alle nuove generazioni e abbracciare e i ventenni: una generazione delusa e dimenticata dalla politica che, proprio per questo, ha reagito rifugiandosi nell’associazionismo o, più spesso, nel Movimento 5 Stelle o nell’astensione. Guai, tuttavia, a parlare di anti-politica e populismo, perché la reazione per Civati e per gran parte della platea, per quanto estrema, è in buona misura comprensibile, come aveva ampiamente spiegato poco prima Pierfrancesco Pellizzetti, parlando espressamente di una seconda generazione di stellini con la quale confrontarsi, discutere e sfidarsi sui temi reali della lotta per i diritti civili, della battaglia in difesa della Costituzione e dei beni comuni. Sarebbe meglio procedere insieme ma la sensazione diffusa è che i tempi non siano ancora maturi, per quanto compiere un cammino condiviso sul tema cruciale della scuola pubblica potrebbe essere un primo passo importante.

Non a caso, l’intera mattinata è stata dedicata a concetti quali la conservazione e il rafforzamento dei valori repubblicani, il rilancio dei concetti di democrazia e sovranità popolare e la loro trasformazione in proposte concrete, tramite gli otto referendum presentati e altre iniziative di cui Possibile ha annunciato che si farà promotrice nei prossimi mesi, anche in ambito europeo, grazie all’impegno diretto dell’europarlamentare Elly Schlein. Molto applauditi anche gli interventi del costituzionalista Andrea Pertici e dello storico dell’arte Tommaso Montanari, al pari di quello di Fassina e dell’ex 5 Stelle, Artini, ma i maggiori consensi sono andati, oggettivamente, ad Argyris Panagopoulos, esponente di Syriza e da sempre contrario alla deriva tecnocratica e liberista di un’Europa senz’anima né dignità.

L’intervento duro di Stefano Fassina contro il premier

Critico sul premier anche Stefano Fassina, che ha commentato le proposte “propagandistiche” fatte da Renzi “senza neppure nominare l’evasione fiscale. Vorrebbe dire tagliare asili nido, chiudere ospedali, aumentare ticket sanitari. Mi ricorda qualcuno e in genere negli ultimi anni abbiamo visto che quando si è in difficoltà, in disperazione, si promette di abolire la tassa sulla prima casa”. Anche l’ex Pd è convinto che le tasse vadano ridotte, “ma quella sulla prima casa non può essere eliminata per tutti. È un’operazione di destra che cominciò a fare Reagan negli anni ’80 – ha concluso – si taglia il welfare per tagliare le imposte e ne beneficiano i più ricchi, e l’economia va male. Spero se ne discuta in Parlamento”. Fassina ha anche detto che  il nuovo soggetto della sinistra dovrà essere pronto “almeno in una fase iniziale” per l’anno prossimo, quando si voterà in molte città.

Gli altri interventi

Anche Tommaso Fattori, candidato della sinistra alle ultime regionali toscane, incentra il proprio intervento sulle occasioni perdute e i legami da riallacciare, tredici anni dopo la storica riunione dei movimenti sociali che si svolse proprio a Firenze, nel tentativo di contrastare l’arrembante “cultura di Davos”, e quattordici anni dopo il drammatico G8 di Genova che segnò in maniera indelebile la generazione che oggi si propone di ricostruire una sinistra degna di questo nome. Un’Europa che non va, un’Europa da cambiare assolutamente ma senza abbandonare la moneta unica né cedere alle pulsioni populiste e distruttive che sempre più, a causa di una crisi che non accenna a finire, scuotono il Vecchio Continente.
È stato il cuore del dibattito di ieri sera con la Schlein, il professor Marco Revelli, Tommaso Riccio, Paolo Ferrero, Cristina Scarfia e Maria Pia Pizzolante: “il futuro europeo a tempo debito”, il titolo dell’evento, e una nuova generazione pronta a mettersi in cammino. Nessuno sa se basterà né cosa accadrà nei prossimi mesi, in questa stagione di scomposizione e ricomposizione dell’intero quadro politico, ma il tentativo è lodevole e merita di essere incoraggiato e seguito.

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