La Germania approva il piano d’aiuti alla Grecia, dopo un aspro dibattito. La CDU di Merkel si spacca, SPD si compatta

La Germania approva il piano d’aiuti alla Grecia, dopo un aspro dibattito. La CDU di Merkel si spacca, SPD si compatta

Dal nostro corrispondente a Berlino.

Oggi Angela Merkel compie 61 anni ma, tutto sommato, non deve essere stato un compleanno piacevole, quantomeno poiché trascorso in gran parte sul luogo di lavoro e in un clima piuttosto pesante. Il Bundestag infatti – presente il governo – ha approvato in giornata l’avvio di negoziati con la Grecia per un terzo pacchetto di aiuti. Su 598 deputati presenti (su un totale di 631), i voti a favore sono stati 439, i contrari 119 e 40 gli astenuti. Il pacchetto di aiuti dovrà poi essere accettato nuovamente dal Parlamento tedesco all’indomani della fine delle trattative.

 Il dibattito al Bundestag

La votazione è stata inoltre accompagnata da un acceso dibattito, in cui le diverse fazioni parlamentari si sono espresse non soltanto riguardo al singolo caso in esame, ma più in generale sull’intera questione della crisi greca e del comportamento del governo. Si è trattato, nel complesso, di un dibattito dal forte carico emotivo, in cui numerosi nodi degli scorsi mesi – e, soprattutto, delle ultime settimane – sono venuti al pettine.

Anche lo stesso discorso di Angela Merkel ha fatto vibrare corde sentimentali cercando di perorare la causa del “sì”. Ripercorrendo ab ovo le vicende degli aiuti alla Grecia, Merkel si è soffermata sui drammatici giorni a cavallo del referendum, ribadendo come un incontrollato abbandono dell’euro da parte della Grecia avrebbe minacciato di condurre il paese a «violenza e caos». Sempre per un voto favorevole si è poi espresso il vicecancelliere Sigmar Gabriel (SPD), il quale ha tentato una propria interpretazione degli eventi trascorsi, individuando nel governo greco l’aspirazione a emanciparsi dal ruolo di chi chiede un’elemosina e a riguadagnare una dignità nazionale all’interno dell’Europa. Infine Gabriel ha tenuto ad aggiungere, implicitamente contro Schäuble, che ogni ipotesi di Grexit deve ormai appartenere al passato.

Le posizioni dei partiti sul voto e le prospettive politiche

I due partiti di maggioranza hanno però reagito diversamente davanti al voto di oggi. I socialdemocratici si sono espressi compattamente per il “sì” (175 voti), con soltanto 4 voti contrari. Dall’altra parte la CDU/CSU ha contato, superando le aspettative più pessimistiche, ben 60 “no” contro 241 voti in favore. Nonostante le critiche degli ultimi giorni, dunque, la SPD si è dimostrata decisamente più unita rispetto alla controparte cristiano-democratica, dove un quarto dei deputati si è espresso contro la linea dettata da Angela Merkel.

Le opposizioni, invece, anche se divergenti nelle opzioni di voto – la Linke ha optato per il “no”, mentre i Grüne per il “sì” o per l’astensione – si sono pronunciate duramente contro la linea di condotta del governo durante le trattative. In particolare Gregor Gysi, capo-fazione della Linke, ha criticato duramente Wolfgang Schäuble, accusandolo di “distruggere” l’idea di Europa e – riprendendo le opinioni già espresse da Jurgen Habermas – di portare avanti una politica nazionalista che, in ultima analisi, andrebbe contro gli stessi interessi del paese e contro i decenni di riflessione politica condotta sul proprio passato.

Schäuble, attaccato dalle opposizioni e dalla SPD nonché, in definitiva, anche da buona parte del suo stesso partito, ha tentato di difendere la linea adottata, sostenendo come le proprie esternazioni rispondessero a lucide analisi e a realismo. Riguardo all’ipotesi di Grexit ha inoltre aggiunto come egli abbia perorato soltanto “soluzioni di cui possa dire: ‘Io sono convito che funzionino’”.

Nonostante non abbia condotto a significativi mutamenti nella direzione del governo e, soprattutto, non abbia portato alle necessarie chiarificazioni all’interno dei partiti di maggioranza, la giornata di oggi al Bundestag risulta particolarmente rivelatrice degli umori che attraversano la politica tedesca, dimostrando soprattutto come essa sia tutt’altro che monolitica. Essa appare invece percorsa da profonde tensioni e agitata da un vivace dibattito democratico, dal quale possono anche nascere interessanti premesse per il prossimo futuro.

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