La Buona scuola: il giorno della vergogna

La Buona scuola: il giorno della vergogna

277 sì, 173 no e 4 astenuti, per un totale di 454 voti su 630: sono questi i numeri della Buona scuola, tornata alla Camera in questi giorni dopo l’approvazione in prima lettura dello scorso 20 maggio e il passaggio al Senato dello scorso 25 giugno, con una fiducia contestatissima dalla minoranza dem e, più che mai, dalle opposizioni e da un mondo della scuola che dal PD si sente tradito e preso in giro.

Sono 39, tra i quali Bersani e Cuperlo, i deputati Pd che non hanno partecipato al voto sulla riforma della scuola. Tra questi, secondo Alfredo D’Attorre, “24” gli esponenti della minoranza Pd. Roberto Speranza risulta in missione ma fa sapere di non aver partecipato per scelta. I cinque no alla riforma, nel Pd, sono quelli di Angelo Capodicasa, Vincenzo Folino, Carlo Galli, Giuseppe Zappulla, oltre ad Alfredo D’Attorre. Diversi, oltre a Pier Luigi Bersani e Gianni Cuperlo, gli esponenti della minoranza Dem, che risultano, secondo i tabulati, tra quelli che non hanno partecipato al voto: tra questi Roberta Agostini, Tea Albini, Ileana Argentin, Vincenza Bruno Bossio, Marco Carra Gianni Farina, Filippo Fossati, Andrea Giorgis, Maria Iacono, Francesco Laforgia, Enrico Letta, Danilo Leva, Michela Marzano, Michele Mognato, Delia Murer, Barbara Pollastrini, Nicola Stumpo, Alessandra Terrosi, Davide Zoggia. Tutti deputati riconducibili alla minoranza guidata da Roberto Speranza e ai cuperliani di Sinistra dem. Tra gli esponenti della minoranza Pd che risultano in missione e non hanno partecipato al voto, figurano invece Giuglielmo Epifani, Rosy Bindi, Paolo Fontanelli e Francesco Monaco.

Non a caso, gli studenti hanno annunciato sin d’ora che se questo luglio è rovente, da settembre il clima, nelle scuole e in tutto il Paese, sarà assai più infuocato.

Asserisce, ad esempio, Alberto Irone, portavoce nazionale della Rete degli Studenti: “Non possiamo permettere che la scuola pubblica venga distrutta e smantellata pezzo dopo pezzo. Fin da settembre abbiamo contestato il provvedimento e portato avanti le nostre proposte, come molti altri soggetti di riferimento del mondo dell’istruzione, senza essere stati ascoltati minimamente. Dopo il 10 ottobre, prima data di mobilitazione autunnale studentesca, fino ad arrivare alla grandissima manifestazione del 5 maggio in cui tutto il mondo della scuola è sceso in piazza per contrastare questo provvedimento.

Dopo l’approvazione di oggi rilanciamo ancora una volta grandi mobilitazioni degli studenti fino a quando le cose non cambieranno. A partire dal primo giorno di scuola, che sarà solo la data iniziale di un autunno denso di mobilitazioni studentesche. Gli studenti non accetteranno una scuola azienda, antidemocratica, privatizzata ed escludente piuttosto che inclusiva. Non ci fermeremo fino a quando la scuola non sarà buona per davvero”.

Ancora più dura l’Unione degli Studenti che, dopo aver imbavagliato nella notte numerose statue della Capitale, “per rimarcare quanto l’approvazione del ddl scuola prevista per oggi silenzi il mondo dell’istruzione e della cultura, e al tempo stesso neghi un investimento vero per garantire l’accesso ai saperi il diritto allo studio”, ha annunciato: “Le scuole da settembre saranno un problema per il governo Renzi. Boicotteremo i dispositivi di valutazione, creeremo nuovi organi di partecipazione per bloccare l’applicazione della riforma, costruiremo proposte alternative da mettere in pratica scuola per scuola, evidenzieremo in diverse forme le mancanze strutturali della scuola pubblica italiana e continueremo a riempire le piazze con i lavoratori e i precari. Boicotteremo la legge in ogni sua forma, contro il mercato dei saperi e la privatizzazione dei diritti. Non faremo passi indietro, perché qui è in gioco una battaglia troppo importante sulla democrazia che va oltre la scuola. L’OXI italiano maturerà anche nelle scuole, per cambiare il nostro Paese e costruire un’Europa dei diritti, del welfare, del reddito di base e di un lavoro degno e di qualità”.

Inutile negare che anche il dibattito in Aula abbia risentito fortemente del clima presente nel Paese, con piazza Montecitorio presidiata da giorni da centinaia di insegnanti inferociti e il mondo della scuola in subbuglio da Nord a Sud, a causa dell’incertezza causata da una riforma che, fra le altre cose, non chiarisce nel merito quanti docenti verranno effettivamente assunti a partire da settembre e quanti negli anni a venire.

A tal proposito, è doveroso segnalare il bell’intervento di Annalisa Pannarale di SEL, con una bocciatura totale dell’intero impianto del provvedimento, e quello del deputato stellino Gianluca Vacca: meno efficace di quanto lo fu la collega Chimienti a maggio  ma, comunque, seguito dalla lettura di tre articoli (il 3, il 33 e il 34) della Costituzione, stigmatizzata dal presidente di turno, Roberto Giachetti.

Ad assumersi il compito di difendere la riforma, per il PD, è stata Simona Malpezzi, la quale ha parlato di menzogne e mistificazioni da parte delle opposizioni, difendendo impianto, obiettivi e presunte conseguenze del Ddl, pur senza riuscire a convincere una parte importante del proprio stesso partito.

Numerose, infatti, sono state le assenze al voto finale: da Bersani alla Bindi, da Speranza a Cuperlo, con SinistraDem che, per voce di Filippo Fossati, ha affermato: “Restano allora una procedura di assunzioni che lascia indietro troppi insegnanti con pari diritti, un finanziamento pubblico attraverso il sostegno al mecenatismo di chi se lo può permettere, a chi può non averne bisogno, i poteri sbagliati al dirigente scolastico.

Resta un conflitto pesante aperto che continuerà con un mondo, quello della scuola, amico della democrazia, della repubblica e che oggi mette in discussione la legittimazione non di un partito (che, lo so, rispetta e si confronta con le piazze), ma l’intera funzione di rappresentanza democratica e repubblicana. Per questo, per tenere teso un filo per il cambiamento, io e altri colleghi non voteremo questo provvedimento”.

Ancora più netto Carlo Galli, il quale ha annunciato il proprio voto contrario, mentre a favore si sono espressi i verdiniani D’Alessandro, Faenzi, Parisi e Mottola, con D’Alessandro che è arrivato a dichiarare: “Non è assolutamente un voto politico, non c’entra nulla con i dissensi interni a Forza Italia, ma è una posizione personale. Io ho votato convintamente per la riforma, perché ritengo che se l’avessimo fatta noi la sinistra sarebbe salita sulle barricate e noi saremmo a festeggiare con i caroselli per strada”.

L’unica certezza, dopo il voto di oggi, è che la sinistra sulle barricate, a settembre, ci salirà eccome. L’aspetto interessante sarà capire come si comporteranno quanti nel PD vivono il proprio rapporto col segretario-premier con crescente sofferenza.

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