Jurgen Habermas: “La Germania ha compiuto un atto punitivo verso il governo di sinistra di Tsipras”

Jurgen Habermas: “La Germania ha compiuto un atto punitivo verso il governo di sinistra di Tsipras”

Una delle figure intellettuali più importanti e nobili d’Europa, anzi della sinistra critica europea, sostenitore tenace dell’integrazione europea “buona”, ha lanciato un attacco durissimo nei confronti della cancelliera tedesca Angela Merkel, accusandola di aver “giocato d’azzardo” contro gli sforzi compiuti da generazioni passate per ricostruire la reputazione postbellica della Germania, proprio con la posizione assunta sulla Grecia. Parlando della ristrutturazione del debito greco e dell’accordo firmato lunedì notte, il noto ed autorevole filosofo e sociologo ha esplicitamente parlato di “un atto punitivo” compiuto contro il governo di sinistra guidato da Alexis Tsipras.

“Temo che il governo tedesco, ivi compresa la fazione socialdemocratica, abbia giocato d’azzardo, perdendo in una sola notte tutto il capitale politico che la migliore Germania aveva accumulato in mezzo secolo”, ha precisato Habermas al quotidiano britannico Guardian. I governi del passato, ha proseguito Habermas, “avevano dispiegato una maggiore sensibilità politica e una mentalità post-nazionale”. Ampiamente considerato l’intellettuale più influente dell’Europa contemporanea, Jurgen Habermas ha detto che minacciando la Grecia con l’uscita dalla eurozona nel corso dei negoziati, la Germania ha “sfrontatamente rivelato se stessa come il capo di un’Europa inflessibile e per la prima volta apertamente ha reso pubblica l’egemonia tedesca in Europa”.

L’esito dei negoziati tra la Grecia e gli altri paesi membri, ha proseguito Habermas, “non aveva alcun senso dal punto di vista economico, a causa della miscela tossica di riforme strutturali necessarie dello stato e di imposizioni economiche neoliberiste, che scoraggeranno totalmente una popolazione greca esausta e uccideranno ogni impeto verso la crescita”. Habermas ha poi aggiunto: “costringere il governo greco a firmare un accordo economicamente opinabile, con un fondo di privatizzazioni pressoché simbolico, non può essere inteso come nient’altro che un atto punitivo contro un governo di sinistra”.

Ricordiamo che Habermas è stato assistente del grande teorico della Scuola di Francoforte, Theodor Wiesengrund Adorno, e uno dei maggiori ispiratori e teorizzatori delle rivolte degli anni Sessanta, nelle fabbriche, nelle università, nelle società occidentali. Molte sue opere sono entrate nel dibattito pubblico, non solo filosofico e giuridico, ma anche politico, soprattutto per la costruzione dell’Europa moderna. Agli inizi del millennio, Habermas ha più volte sostenuto la necessità di una Costituzione europea, che guidasse il rapporto tra sovranità nazionali e costruzione federalista dell’Europa. Di recente, il filosofo ha attaccato duramente Angela Merkel, in un volume sulla tecnocrazia europea, mentre ha aperto una violentissima polemica con un altro intellettuale della sinistra tedesca, Wolfgang Streeck, che aveva identificato quel sogno federalista auspicato da Habermas come la radice della crisi del continente.

“Streeck ed io condividiamo l’opinione che questa tomba tecnocratica della democrazia sia la conseguenza di un sistema liberista, costituito da politiche di deregolazione del mercato”, ha detto Habermas, “l’equilibrio tra la politica e il mercato è andato fuori sincrono, a spese del welfare state. La differenza tra di noi è sulle conseguenze da trarre da questa predizione. Non vedo come un ritorno agli stati nazione, che devono essere stati governati come delle grandissime aziende, possa contrastare la tendenza verso la de-democratizzazione e la crescente diseguaglianza sociale”. Queste tendenze, ha proseguito Habermas, “si possono contrastare, forse, solo con un cambiamento della direzione politica, compiuto da maggioranze democratiche nel ‘nucleo europeo’ più fortemente integrato. L’attuale unione deve avere la capacità di agire a livello sovranazionale. In vista del caotico processo innescato dalla crisi della Grecia, non si può più fingere di ignorare i limiti degli attuali metodi del compromesso intergovernativo”.

“L’Europa è impantanata in una trappola politica”, ha detto amaramente Habermas, “senza una politica finanziaria ed economica comune, le economie nazionale degli stati membri pseudo-sovrani continueranno ad allontanarsi l’uno dall’altro in termini di produttività. Nessuna comunità politica può sostenere tali tensioni nel lungo periodo”. E ha concluso: “nello stesso tempo, focalizzandosi sulla evitazione del conflitto esplicito, le istituzioni della UE prevengono le necessarie iniziative per espandere l’attuale unione in unione politica. Solo i leader dei governi riuniti nel Consiglio europeo sono in condizione di agire, ma oggi proprio loro sono gli unici incapaci di farlo nell’interesse di una comunità europea unita, perché pensano di essere orientati, principalmente, dal loro elettorato nazionale”.

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