Intervista di Tsipras alla emittente greca Antenna TV, finalmente un po’ di chiarezza, dopo gli imbrogli del FMI, della BCE, e delle cancellerie europee

Intervista di Tsipras alla emittente greca Antenna TV, finalmente un po’ di chiarezza, dopo gli imbrogli del FMI, della BCE, e delle cancellerie europee

Nell’ora di massimo ascolto televisivo, Alexis Tsipras ha rilasciato un’importante intervista all’emittente greca Antenna Tv, nella quale ha cercato di parlare al suo popolo con franchezza e senza alcun timore di ritorsioni e di minacce da parte delle istituzioni internazionali. L’intervista è giunta al termine di una giornata in cui ha fatto scalpore nel mondo intero l’ennesimo documento del Fondo Monetario Internazionale, nel quale si confessa l’impotenza della istituzione mondiale a fronteggiare la crisi greca con l’unica arma che conosce: il ricatto austerità-contro-denaro. Il FMI rivela oggi che la Grecia avrebbe bisogno di almeno 50 miliardi di altri prestiti per ristrutturare il debito. Ci si chiede perché questa notizia non sia stata mai discussa al tavolo negoziale. Insieme ai documenti riservati della Troika che su questo giornale abbiamo pubblicato, la novità filtrata dal FMI giovedì getta una luce fosca sulla reale volontà di salvare la Grecia. Da quanto abbiamo dunque compreso, e non è valutazione “geniale”, la troika avrebbe voluto disarcionare il governo guidato da Syriza, nel timore di quel contagio, tutto politico, portato da un movimento di sinistra che non si è piegato, non si è genuflesso. In attesa, infine della decisione finale della Suprema Corte greca sulla legittimità costituzionale del referendum, si discute degli scenari possibili che si aprono se dovesse vincere il No o se dovesse vincere il Si. Ma andiamo con ordine e vediamo cosa ha detto Alexis Tsipras giovedì sera in televisione.

L’intervista di Tsipras

“Votare no ad una soluzione che non è attendibile non significa dire no all’Europa. Significa chiedere una soluzione che sia realistica”, ha voluto chiarire subito Tsipras, soprattutto contro quelle cancellerie, quei media, quei “dotti” politici che guidano istituzioni europee, che “a gamba tesa” fanno invece coincidere il No all’uscita dall’Europa. “I greci voteranno per la democrazia e giustizia sociale in Europa proprio votando No”, OXI, in greco, ha sottolineato Tsipras, riconoscendo il valore politico del referendum per l’intera Europa.  Di chi è la responsabilità per il fallimento dei negoziati? Tsipras non ha remore e va diretto al cuore del problema: “l’austerità serve solo ad alimentare la crisi. Lavoratori e pensionati non possono più sostenerne sulle loro spalle il peso. O si accettano gli ultimatum o si sceglie la democrazia. Il popolo greco non può più essere dissanguato”. E aggiunge: “non mi ha mai attraversato la mente il pensiero di fare come altri ex primi ministri hanno fatto: tornare dai negoziati ad Atene con un accordo insostenibile. E senza la ristrutturazione del debito nessun programma sarà attendibile”. Eccolo il punto della discordia e il nucleo della partita durissima che si è giocata sul tavolo negoziale a Bruxelles: qual è l’entità della ristrutturazione del debito se si truccano sempre le carte, come dimostra il caso del FMI? E su questo punto del trucco del FMI Tsipras si è chiesto con amarezza: “ciò che il FMI ha detto oggi sul debito greco non era mai stato detto durante i negoziati. Perché?”. Già, perché il Fondo Monetario Internazionale ha volutamente nascosto cifre, dati e analisi sulla economia della Grecia? E soprattutto, come mai alla luce di queste rivelazioni, nessuna cancelleria europea, nessuna istituzione europea (compreso il presidente socialista del Parlamento Europeo che ha auspicato le dimissioni di Tsipras, dimostrando che delle due l’una: o i socialisti europei non hanno capito davvero nulla, oppure sono complici della troika nell’affossamento del governo greco, democraticamente eletto).

Le verità di Tsipras

“Quando abbiamo annunciato il referendum”, riprende Tsipras attaccando il FMI, “il Fondo annunciò che il debito richiedeva un taglio del 30% e una lungo periodo di sospensione. Per questo votare No significa semplicemente dare seguito a nuovi negoziati e a un accordo. Il referendum non è un colpo di stato”, come erroneamente si affannano a definirlo le opposizioni in Grecia e certe opinioni pubbliche, a cominciare da alcuni media italiani seguiti dai politici da “talk show”, che ormai discettano di tutto come se si trattasse sempre di un derby di calcio al bar sport. E in questo straordinario esercizio retorico, spiccano alcuni deputati del Pd della maggioranza renziana e anche qualche sindaco (di Firenze), i quali non sono processano Tsipras ma anche il popolo greco (nemmeno la Lagarde si è spinta fino a tanto). E contro la posizione partigiana per il Si dei media greci e internazionali, si è lanciata la rabbia di Tsipras. L’accusa è grave: in tv il tempo concesso ai sostenitori del Si è il triplo rispetto al tempo concesso ai sostenitori del No, come se fosse passato il diktat, o il ricatto.

Infine, Tsipras spiega agli spettatori greci che se vincesse il Si, in realtà si verificherebbe la situazione paradossale di un ritorno all’accordo precedente, alla vecchia proposta della troika, quella in cui il FMI ha truccato le carte. E non sarebbe un progresso per la Grecia, per i greci e per gli europei.

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