Amianto, Inca e Cgil lombarde rompono il silenzio. Nella regione in un solo anno circa duemila decessi

Amianto, Inca e Cgil lombarde rompono il silenzio. Nella regione in un solo anno circa duemila decessi

Ne uccide più l’amianto che la strada. Nel 2014, in Lombardia, si sono registrati circa 2 mila decessi a causa dell’esposizione ad amianto (secondo le stime dell’Osservatorio nazionale amianto), mentre sono poco più di 400 le vittime della strada. Il confronto è macabro ma efficace: eppure, il livello dell’allarme sociale per queste due quotidiane tragedie non è nemmeno paragonabile. Perché l’amianto uccide in maniera silenziosa, e silenziosi rimangono i media e le istituzioni. Per molto tempo un po’ silenziosi siamo rimasti anche noi. Da ultimo, però, periodicamente il Comitato prevenzione amianto Lombardia (costituito da Cgil, Inca e Ambiente Lavoro) rompe il silenzio. L’azione di stimolo delle istituzioni e quella di informazione dell’opinione pubblica sono proprio quelle che ci proponevamo di promuovere quando, nel 2012, con Antonio Pizzinato, Giacinto Botti e Rino Pavanello decidemmo che ci serviva un megafono comune per continuare a dare efficacemente l’allarme. Le questioni sono numerose, proveremo a indicarne qualcuna.

A partire dal problema dell’esposizione generalizzata, che è non è certo definitivamente risolto (nonostante le previsioni della legge 257/1992). Qui non parliamo soltanto del famoso sito Alibaba.com, del magnate cinese Jack Ma, dove è possibile acquistare i più svariati prodotti contenenti fibre d’amianto e importarli legalmente in Italia. Qui parliamo della Lombardia, precisamente delle cave di serpentino in Valmalenco (Sondrio), una pietra utilizzata per scopi ornamentali in edilizia e per la costruzione delle famose stufe. Come ci ha ricordato Edoardo Bai di Legambiente in un convegno organizzato da noi alla fine di maggio, nei siti estrattivi si registrano valori importanti di aerodispersione delle fibre amiantifere (oltre 600 fibre/litro in laboratorio di lavorazione; oltre 1.000 in corrispondenza della macchina di taglio; oltre 100, il limite “legale”, anche in lucidatura). Un’altra importante questione è quella relativa alla mappatura, che in Lombardia è prevista dalla legge regionale 17/2003. Attualmente il censimento è fermo a superfici territoriali corrispondenti a circa il 30 per cento della popolazione e ha evidenziato la probabile presenza di circa 770 mila metri cubi di cemento amianto nelle coperture. Al censimento però, visto che è realizzato con un aereo attrezzato, sfugge la diffusissima e ancora più pericolosa presenza di materiale contenente amianto all’interno degli edifici.

E come sottolinea Enrico Zini dell’Agenzia regionale protezione ambiente, le verifiche hanno evidenziato quanto sia difficile mediante questa tecnologia (spettrometro a infrarosso) individuare coperture di dimensione inferiore ai 100 metri quadri. Secondo gli ultimi dati, l’8 per cento delle coperture è stato messo in sicurezza grazie all’installazione di pannelli fotovoltaici, il 17 per cento presenta un aspetto modificato in virtù del rifacimento della copertura o dell’incapsulamento del cemento amianto, il 73 si presenta purtroppo nelle medesime condizioni. È interessante notare come gli incentivi fiscali per lo sviluppo dell’autoproduzione di energia solare abbiano conseguito l’esito secondario, ma importantissimo, della bonifica della copertura individuata. Arpa ipotizza che, se il trend mostrato negli ultimi anni fosse confermato, nel 2025 la presenza di coperture in cemento amianto in Lombardia sarebbe prossima a zero; è fondato il timore, tuttavia, che la cessazione dei benefici fiscali sul fotovoltaico e gli effetti della crisi in edilizia possa averne compromesso il passo.

Dal punto di vista politico, occorre sottolineare che il Piano nazionale amianto 2014-2018, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il 13 novembre 2014, non è stato approvato perché il ministero dell’Economia ha dato parere negativo (nel gennaio 2015) non trovandosi le coperture di spesa necessarie: l’emergenza sanitaria, insomma, non viene adeguatamente affrontata. E occorre rimarcare anche la necessità di una manutenzione della legislazione, soprattutto in materia di prevenzione: basti pensare che tra gli addetti allo smaltimento e alle bonifiche in Lombardia (3.701 lavoratori) la mortalità da esposizione ad amianto registrata dalle Asl è 1,7 volte quella della popolazione normale, da cui discende l’urgenza di un aggiornamento delle misure preventive. In conclusione, l’Inca Cgil Lombardia ritiene necessarie e urgenti alcune misure. La prima è la redazione di disposizioni univoche per l’intero territorio nazionale, nella forma di linee di indirizzo ministeriali alle Regioni, in materia di sorveglianza sanitaria a favore degli ex esposti. Serve poi un’azione legislativa analoga agli atti di indirizzo ministeriali del 2001 anche in materia di riconoscimento delle malattie professionali amianto-correlate da parte dell’Inail (accompagnata da una revisione delle tabelle di indennizzo del danno biologico per placche pleuriche, asbestosi, mesotelioma). Sarebbe opportuna, inoltre, una correlazione normativa tra le evidenze del Registro Mesoteliomi e la tutela individuale dei casi registrati (attualmente, ad esempio, l’inclusione da parte del Registro Mesoteliomi tra i casi a eziologia professionale non comporta alcun diritto sul piano previdenziale). Più in generale, occorre ricordare che l’amianto, pur formalmente dismesso nel 1992, ha latenze che superano i 40 anni. Siamo quindi nel pieno della fase di rischio, e ci sono molti ex esposti ancora attivi, non avendo ottenuto i benefici previdenziali in quanto esposti per meno di dieci anni. Noi chiediamo il ripristino dei benefici previdenziali per gli esposti anche ai fini del diritto e l’introduzione di una deroga specifica all’elevazione dei requisiti per il diritto alla pensione e al loro ancoraggio alla variazione dell’attesa di vita. Legare il diritto alla pensione per gli ex-esposti all’attesa di vita media della popolazione non esposta è un insulto al destino di lavoratori che meritano una considerazione del tutto particolare.

Mauro Paris (coordinatore Inca Cgil Lombardia)

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