Il Politicamp di Pippo Civati a Firenze: la sinistra Possibile si rimette in cammino

Il Politicamp di Pippo Civati a Firenze: la sinistra Possibile si rimette in cammino

Giorni impegnativi quelli che si vivono presso la Limonaia di Villa Strozzi, a Firenze, dove è in corso il PolitiCamp organizzato, come ogni estate, da Pippo Civati, deputato ex del PD e neo-fondatore di Possibile.
Possibile: un’associazione, un movimento politico, una sorta di grande “campo profughi”, nel senso più generoso ed ironico del termine, dove si ritrovano esponenti di SEL ed ex stellini nonché, per la parte maggioritaria, ex democratici in fuga da un partito che non riconoscono e non accettano più, tanto meno nel giorno in cui Renzi ha pronunciato all’Assemblea nazionale del PD, tenutasi all’Expo di Milano, il discorso più berlusconiano degli ultimi tempi, probabilmente propedeutico all’ingresso di verdiniani e cosentiniani in maggioranza e, magari, un domani nelle liste del PD.
Un PolitiCamp vivo, dunque, animato da una serie di tavoli tematici su partecipazione e organizzazione, legalizzazione della cannabis, abitare sociale, cittadinanza, immigrazione e rom, reddito minimo, civismo, autonomia e sostenibilità nelle amministrazioni comunali, diritti, lavoro ed economia, campagna creativi e, soprattutto, “Scuola non buona” e referendum abbinato, motivo di polemiche e accuse tutt’altro che pacate ad opera di Marina Boscaino sul sito di MicroMega e oggetto delle crescenti perplessità di una parte del mondo della scuola.
Il problema, infatti, non è la bontà della campagna referendaria a tutto campo in sé; il problema, almeno per quanto riguarda il referendum sulla scuola, riguarda la difficoltà di raccogliere le cinquecentomila firme necessarie entro il 30 settembre, l’eccessiva frammentarietà delle forze sociali e d’opposizione che si battono sul tema, le divisioni nello stesso mondo della scuola e la difficoltà di coordinarsi in mesi, oggettivamente, a bassa intensità politica.
Si discute, si dialoga, ci si confronta e la battaglia è accesa, fra chi vorrebbe comunque promuovere i quesiti e chi vorrebbe fermarsi, costituire dei comitati nazionali dal basso, promossi da insegnanti e cittadini comuni, senza che nessuna forza politica provi ad intestarseli, fugando dubbi e sospetti, paure, timori e diffidenze reciproche.
Ore febbrili: il tema è caldo, sentito, le riflessioni sono partecipate e i conciliabili continui; riunioni e contro-riunioni, soprattutto dopo l’articolo pubblicato da “il manifesto” da cui si evince che anche la stampa amica ha delle perplessità su quanto sta avvenendo.
E poi i dibattiti: numerosi e coinvolgenti, come quello sulla conversione ecologica cui ha preso parte l’ex stellino Adriano Zaccagnini e quello su lavoro e impresa che tiene banco nel pomeriggio.
Argomenti forti per provare a lanciare un movimento politico che, in autunno, si trasformerà in un partito, con la confluenza del gruppo di Stefano Fassina (presente oggi l’onorevole Monica Gregori), di SEL, scioltasi di fatto la settimana scorsa, e di una cospicua parte del mondo sociale, civico e sindacale.
In serata, sono previsti dibattiti sul Mezzogiorno e sul futuro dell’Europa, nei giorni tragici della questione greca e della massima incertezza nel Vecchio continente. Domani il gran finale, con Civati che chiuderà alle 14 dopo altri due dibattiti su democrazia e sovranità e, per l’appunto, sulla sfida referendaria.
La sinistra si è rimessa in cammino. Il punto, adesso, è trovare una direzione comune e riuscire a farsi capire da un Paese sempre più deluso e sfiduciato.

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