Il Parlamento greco approva il pacchetto di riforme. Frattura in Syriza. Varoufakis grande mediatore

Il Parlamento greco approva il pacchetto di riforme. Frattura in Syriza. Varoufakis grande mediatore

Alexis Tsipras, premier greco e leader di Syriza, ha vinto una battaglia cruciale nel Parlamento di Atene, col voto sul programma di riforme da applicare per dare il via ai colloqui sul terzo programma di aiuti. I voti favorevoli sono stati 230, e 63 i contrari, su un totale di 300 deputati. Tsipras ha dovuto affrontare nuovamente la fronda interna a Syriza, che si è caratterizzata con 36 voti tra contrari e astenuti, un numero sostanzialmente identico alla votazione della settimana scorsa sul primo programma di riforme. La volta scorsa i frondisti furono 40. Tra coloro che questa volta hanno invece sostenuto apertamente Tsipras c’è Yanis Varoufakis, l’ex ministro delle Finanze, la cui testa è stata chiesta esplicitamente dalle istituzioni internazionali. In questo caso, Varoufakis ha sostenuto che avrebbe votato riforme specifiche, quelle stesse che egli aveva proposto nel corso dei negoziati di giugno. Tuttavia, la difficoltà politica per Tsipras resta ancora tutta intatta, a partire dai numeri: Syriza conta 149 deputati, e col voto di ieri i frondisti mantengono intatta una forza che oscilla tra i 36 e i 40 deputati, quanto basta per mettere in crisi il governo e andare a nuove elezioni in ottobre. Lo stesso Tsipras sta meditando una via d’uscita, certificando la spaccatura tra sostenitori dell’euro ad ogni costo e coloro che invece pensano ad un’uscita della Grecia dall’eurozona. Non sarà semplice trovare la giusta mediazione. Anche perché la gestione delle trattative delle prossime settimane coi creditori sarà complicatissima, e dovrebbe portare allo sblocco di finanziamenti per complessivi 86 miliardi di euro, proprio mentre in Europa sta allargandosi sempre di più il fronte di chi segue l’ipotesi messa sul tavolo da Wolfgang Schäuble, ministro tedesco delle Finanze, di una uscita temporanea di cinque anni dalla zona euro.

Il discorso di Tsipras

Prima del voto, Tsipras ha rivolto ai deputati un appello accorato per la salvezza della Grecia dalla bancarotta e per la permanenza nell’eurozona. “Abbiamo compiuto scelte difficili”, ha detto Tsipras, “ed ora dobbiamo adattarci alla nuova situazione”, aggiungendo che pur non condividendo alcune delle manovre, avrebbe fatto comunque del suo meglio per realizzarle. In realtà, il discorso di Tsipras doveva inevitabilmente tener conto del versamento di 900 milioni di euro che la BCE ha effettuato poche ore prima dell’inizio del dibattito in Parlamento, per dare ossigeno alle banche, per rifornire i bancomat di denaro liquido, anche per aiutare il turismo, e per pagare stipendi e pensioni, questa volta. Ed ha aggiunto due tesi di notevole rilevanza politica: la prima, è di non essere affatto pentito del referendum, anzi ha continuato a rivendicarlo come arma democratica nelle mani di tutta la Grecia contro i poteri forti europei, e la seconda è l’insistenza sull’importanza che riveste per tutta l’Europa la battaglia democratica della Grecia. “Le forze conservatrici”, ha detto Tsipras, “hanno ottenuto una vittoria di Pirro sulla Grecia. Grazie a noi, oggi finalmente si parla di rinegoziazione del debito, della sua ristrutturazione”, e forse della sua parziale cancellazione, come più volte ha spiegato lo stesso Fondo Monetario Internazionale. E infine, Tsipras ha voluto affermare con decisione che non si dimetterà, né lascerà la battaglia. E la stoccata finale ai frondisti: Tsipras ha ricordato di aver passato il pomeriggio con i dirigenti delle maggiori banche greche per trovare un accordo sul blocco degli sfratti e degli espropri immobiliari. L’accordo è stato siglato e almeno fino al prossimo anno nessuno sarà cacciato via dalla propria casa. Questo successo è stato rivendicato da Tsipras, che ha aggiunto: “noi siamo la garanzia per i poveri, per coloro che abitano nelle zone più povere della Grecia, che ora non vedranno portarsi via la casa”. È questo il punto politico sul quale dentro Syriza si aprirà il dibattito: Tsipras ha indicato la luna degli obiettivi di giustizia sociale, altri guardano il dito del Memorandum.

Le ragioni del sì illustrate da Tsakalotos, ministro delle Finanze

E tra coloro che sostengono Tsipras vi è l’attuale ministro delle Finanze, Tsakalotos, intellettuale di prestigio internazionale ed economista formatosi a Londra. Nel suo discorso ai deputati, Tsakalotos ha tenacemente affermato la necessità di riformare il sistema giudiziario civile, che rallenta in modo decisivo gli investimenti esteri, ed è noto in tutto il mondo per la sua lentezza. Si tratta di riforme strutturali, ha detto Tsakalotos, che “in Grecia avremmo dovuto fare a prescindere dai ricatti del Memorandum. Quanti investimenti abbiamo perso per cause civili che durano vent’anni?”. L’approvazione delle riforme strutturali di settore, ha concluso Tsakalotos, “ci darà anche la possibilità di partecipare da protagonisti al tavolo negoziale sul terzo programma di aiuti, che inizierà già venerdì”.

Varoufakis grande mediatore

Secondo alcuni osservatori greci, è decisivo che Tsipras conservi un minimo di 110 deputati a lui sostanzialmente fedeli. È la soglia minima, al di sotto della quale dovrà recarsi dal presidente della Repubblica e prendere atto della liquefazione della maggioranza. Per questa ragione, tre ore prima del voto ha voluto incontrare la presidente del Parlamento ateniese Zoe Konstantopoulou, considerata da molti la leader dei frondisti. La presidente del Parlamento ateniese aveva scritto in serata una durissima lettera a Tsipras e al presidente della Repubblica nella quale contestava i metodi antidemocratici imposti al Parlamento, costretto a votare su un documento di 900 pagine in poche ore, facendo balenare all’opinione pubblica la tesi di un ripiegamento autoritario di Tsipras in risposta ai ricatti della Troika. Se questo è il prezzo che la Grecia deve pagare in fatto di democrazia, aveva sostanzialmente scritto la presidente del Parlamento, allora meglio uscire dall’eurozona e dalla UE, per conservare l’autonomia politica e democratica. Il presidente della Repubblica le ha risposto di non avere competenza in materia di regolamenti parlamentari, mentre Tsipras ha deciso di parlarle direttamente quando ad Atene era mezzanotte. Si tratta dell’incontro politicamente più rilevante della giornata per Tsipras e per la Grecia. Non si sa quale sia stato l’esito dell’incontro. Tuttavia, è ormai chiaro che l’uomo forte della mediazione è oggi diventato proprio Varoufakis, dalle idee molto vicine ai frondisti, ma con la consapevolezza che se salta il governo Tsipras, può aprirsi una stagione ignota e certamente più insidiosa per la Grecia. Anche per questa ragione, questa notte Varoufakis ha lanciato l’unico segnale di distensione possibile, il voto favorevole sulle singole riforme.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.