Il governo impone la fiducia sul decreto Enti Locali e sul taglio alla Sanità. Norma sbagliata che solleva dubbi e critiche

Il governo impone la fiducia sul decreto Enti Locali e sul taglio alla Sanità. Norma sbagliata che solleva dubbi e critiche

Il governo Renzi ha deciso di porre nuovamente la questione di fiducia su un altro decreto che ha suscitato pesanti critiche e la reazione dell’intero mondo della sanità e delle associazioni degli ammalati. Si tratta del cosiddetto decreto sugli Enti Locali, sul quale il governo ha deciso di intervenire, come al solito, con un maxiemendamento, in modo da tagliare il dibattito parlamentare e la discussione sugli emendamenti. Ormai è diventata prassi parlamentare quella di utilizzare il maxiemendamento per tacitare le opposizioni, interne ed esterne, ledendo il diritto democratico di apportare modifiche ad un testo legislativo. La decisione del voto di fiducia sul maxiemendamento dimostra una volta ancora e di più che questo governo ha cambiato la natura materiale della Costituzione, perché ormai le proposte legislative del governo si impongono rispetto al libero dibattito parlamentare. Il passaggio dalla Repubblica parlamentare al premierato forte sembra non solo far parte della strategia di Renzi, ma purtroppo cosa fatta, con la complicità di centinaia di parlamentari del Partito democratico.

Le idee di Gutgeld, consigliere economico di Renzi, diventano pericolose scelte del governo

Cosa è accaduto questa volta, e qual è la gravità politica e sociale delle decisioni del governo? È accaduto che nel corso di un’intervista al quotidiano Repubblica il consigliere economico di Renzi, il deputato Yoram Gutgeld, sulla scia degli annunci del premier circa un formidabile abbassamento del prelievo fiscale, ha pensato bene di intervenire sulla spesa sanitaria, prevedendo un taglio di una decina miliardi, in barba al Patto sulla salute siglato dalla Conferenza Stato-Regioni, e dimenticandosi del dettato costituzionale, sia in termini di universalità dei servizi, sia in termini di attribuzione delle competenze. Ma tant’è, la frittata è stata fatto, con la complicità del ministro della Salute, Lorenzin, e con tanto di annuncio in Senato della ministra Boschi: si adotterà il voto di fiducia. Anche perché dopo aver varato il taglio alle spese sanitarie, il governo vuole ad ogni costo varare la riforma della Rai, come annunciata dal presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda. Sui tagli alla sanità, l’intenzione di Gutgeld nell’intervista era quella di togliere soldi alle Regioni e al servizio sanitario, per usarli come primo gruzzolo antitasse. Gutgeld tuttavia è stato parzialmente smentito dalla stessa ministra Lorenzin, la quale ha sostenuto pubblicamente che il denaro ricavato da questa “razionalizzazione della spesa sanitaria” resterà a disposizione del servizio sanitario. Ma non ci crede nessuno, neppure i senatori che voteranno la fiducia nella serata di martedì o alle prime ore di mercoledì.

Le reazioni di protesta, dei medici, dei sindacati, delle Regioni

Le proteste sono giunte massicciamente, almeno da parte dell’ANAAO, il sindacato dei medici indipendenti, della Cgil Sanità, di alcuni governatori, a cominciare da Enrico Rossi, presidente della Toscana, che ha voluto dire al governo che le Regioni hanno “già dato”, per finire a Roberto Maroni, governatore della Lombardia. Sostanzialmente, nel piano della coppia Lorenzin-Gutgeld si prefigura un drastico taglio delle cosiddette analisi e diagnosi inutili, per evitare la cosiddetta “medicina difensiva”, ovvero la decisione di molti medici di base e di famiglia di accondiscese alle richieste dei pazienti per prevenire eventuali guai giudiziari. Per Lorenzin, questa spesa “inutile” si aggira attorno ai 13 miliardi l’anno. La ministra tuttavia lascia intendere che si tratti di una cifra misteriosamente uscita da chissà quale ufficio del ministero, dal momento che non è mai stata portata al tavolo negoziale Stato-Regioni, unico competente a definire la spesa sanitaria, come recita il Titolo V della Costituzione.

Le osservazioni critiche della Cgil

Secondo Stefano Cecconi, responsabile delle politiche per la salute della Cgil, un vero esperto, si tratta di “una ricetta vecchia e fallimentare, che rischia di produrre danni incalcolabili. Impoverire ulteriormente il servizio sanitario pubblico – e la filiera produttiva che lo accompagna – vuol dire rinunciare al diritto universale alla salute per tutti i cittadini e frenare sviluppo economico e occupazione, che dal sistema sanitario ricevono linfa e spinta”. Cecconi coglie dunque i due punti sostanziali di questa ennesima errata riforma renziana: è contraria all’articolo 32 della Costituzione, che sancisce e impone il diritto universale alla salute, ed è sbagliata sul piano economico, perché rischia di ridurre ancora di più l’industria della sanità, già profondamente colpita dalla crisi e dal mercato asfittico. E infine si svela la logica perversa di questo ineffabile disegno di tagli: “se per pagare meno Imu dovessimo però arrivare a pagare farmaci e visite mediche di tasca nostra, siamo proprio certi del guadagno?”, scrive un autorevole medico sul Quotidiano Sanità. La questione vera non è dunque il taglio lineare, sia pure mascherato col termine ormai abusato di “razionalizzazione della spesa pubblica”, come se fosse la panacea di tutti i mali italiani, ma spendere meglio. Ora, i progetti per la “razionalizzazione” della spesa sanitaria sono tanti e sono tutti sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni, a partire dalla costituzione della centrale unica delle spese per finire alla modulazione dei costi standard. Ma ormai abbiamo capito che quando questo governo parte con progetti scellerati ed errati, non ascolta nessuno. Impone la fiducia.

 

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.