I tagli alla spesa pubblica? Comincia Franceschini, ministro della Cultura, che mette a rischio la tutela del Patrimonio. La denuncia dei sindacati

I tagli alla spesa pubblica? Comincia Franceschini, ministro della Cultura, che mette a rischio la tutela del Patrimonio. La denuncia dei sindacati

Sui tagli ai Fondi unici di amministrazione (Fua) dal ministro dei beni culturali Dario Franceschini non è arrivata alcuna risposta. A dirlo sono Claudio Meloni (Fp Cgil), Daniela Volpato (Fp Cisl) e Enzo Feliciani (Pa Uil), dopo l’incontro avvenuto oggi (giovedì 23 luglio). Un incontro che “ha confermato – scrivono in un comunicato – le nostre grandi preoccupazioni alla base della mobilitazione nazionale indetta per venerdì 24 luglio: nessuna risposta alle nostre richieste”. E “nessuna certezza sui tempi di erogazione del salario accessorio, anzi la notizia confermata è che il governo vuole procedere, nel disegno di legge di assestamento di bilancio 2015, ai tagli orizzontali dei Fondi unici di amministrazione dei ministeri”.

Nessun chiarimento anche sul piano delle assunzioni del ministero. “Ci è stato ribadito – continuano i sindacalisti – che in questo contesto le uniche assunzioni possibili sono il transito dei lavoratori delle Province e l’utilizzo della società in house Ales come serbatoio occupazionale di riserva”. Nessuna risposta è arrivata “sugli idonei interni alle progressioni di carriera e nessuna prospettiva per i giovani e i meno giovani, stagisti e collaboratori, che aspirano al riconoscimento di una prospettiva occupazionale stabile”.

Ma il cahier de doléances non finisce qui. “Nessuna assicurazione – spiegano Meloni, Volpato e Feliciani – rispetto al caos organizzativo derivante dalla riforma del ministero: anzi, Franceschini ci ha confermato una sua interpretazione positiva rispetto al disegno di legge Madia che prevede la confluenza negli Uffici territoriali dello Stato (ex Prefetture) di tutti gli Uffici periferici dello Stato. Confluenza, e non solo una funzione di coordinamento, come ci è stato detto dal ministro”. Di conseguenza, aggiungono, nessuna certezza sul piano di redistribuzione del personale in ordine alle necessarie garanzie di tutela dei lavoratori coinvolti.

Il governo, insomma, mette a rischio i servizi di tutela e di valorizzazione del nostro patrimonio culturale “sulla base di scelte punitive e cervellotiche: si prosegue la politica di tagli indiscriminati e lineari sui servizi pubblici e non si prevede un futuro per il lavoro nella cultura nel nostro paese”. Questo quadro, concludono gli esponenti di Fp Cgil, Fp Cisl e Pa Uil, rafforza ancora di più “la nostra determinazione nel proseguire la mobilitazione nazionale, che venerdì 24 luglio vedrà un primo importante appuntamento con le manifestazioni indette in tutta Italia per rivendicare il diritto alla retribuzione. La mobilitazione proseguirà già con iniziative che programmeremo sin dalle prossime ore: non ci fermeremo fino a quando non avremo risposte certe del governo. Una brutta pagina oggi è stata scritta per i beni culturali del nostro paese”.

da rassegna.it

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