I poveri restano poveri. Sono 4,1 milioni, il 6,8% della popolazione. Il governo sta a guardare

I poveri restano poveri. Sono 4,1 milioni, il 6,8% della popolazione. Il governo sta a guardare

Meno male, verrebbe da dire, che la percentuale delle persone in condizioni di povertà assoluta si è stabilizzata. Poteva andar peggio, visto che niente viene fatto da parte del governo per alleviare una situazione sempre più insostenibile. Dallo stesso premier Renzi il rapporto sulla povertà dell’Istat viene perfino definito una buona notizia.

Il fatto che venga dato un giudizio positivo, a partire da ambienti governativi, sulla stabilizzazione è la prova di quanto grave sia la crisi e che non c’è stato alcun segnale reale di ripresa. I numeri resi noti dall’Istat parlano chiaro: è vero che la percentuale si è stabilizzata lo scorso anno dopo due anni consecutivi di aumento ma i poveri in assoluto sono ben 4,1 milioni pari al 6,8% della popolazione residente. Le famiglie in condizione di povertà assoluta  rappresentano il 5,7% del totale. Povertà assoluta significa che la famiglia non è in condizione di acquistare quello che si definisce un paniere di beni e servizi essenziali per un tenore di vita anche al minimo, ma accettabile. Sempre l’Istat nel suo rapporto rende noto che ci sono forti differenze fra le diverse zone del nostro Paese: al Nord la povertà assoluta è ferma al 4,2%, al Sud la percentuale è dell’8,6%, più del doppio. Nei piccoli comuni del Mezzogiorno la percentuale sale  al 9,2%, la povertà  risulta quasi doppia rispetto a quella esistente nelle aree metropolitane. Al Nord, invece,  la povertà assoluta è più elevata nelle aree metropolitane (7,4%) rispetto ai restanti comuni (3,2% tra i grandi, 3,9% tra i piccoli).

Un dato interessante riguarda le  famiglie con stranieri, una conferma delle condizioni di vita estremamente difficili. La povertà assoluta, infatti, è più diffusa che nelle famiglie composte solamente da italiani: il tasso è del 12,9% contro il 4,3%.  Sale al 23,4% per i nuclei composti da soli stranieri. La povertà  è più pesante nelle aree più ricche, il Nord e il Centro:  tra le famiglie di stranieri è di oltre sei volte superiore a quella delle famiglie di soli italiani, mentre nel Mezzogiorno è circa tripla.

 Dai dati forniti dall’Istat si mette in evidenza che l’incidenza della povertà assoluta  scende in rapporto all’aumentare del titolo di studio: se la persona è almeno diplomata, l’incidenza (3,2%) è quasi un terzo di quella rilevata per chi ha la licenza elementare, che si attesta all’8,4%. La povertà assoluta riguarda  solo marginalmente  famiglie con a capo imprenditori, liberi professionisti o dirigenti (l’incidenza è inferiore al 2%), si mantiene al di sotto della media tra le famiglie di ritirati dal lavoro (4,4%), sale al 9,7% tra le famiglie di operai per raggiungere il valore massimo tra quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (16,2%).

Anche la povertà relativa, famiglie con una capacità di spesa inferiore ai 1.041 euro al mese per due persone, risulta stabile: nel 2014 coinvolgeva il 10,3% delle famiglie e il 12,9% delle persone residenti, per un totale di 2 milioni 654 mila famiglie e 7 milioni 815 mila persone.

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