Grecia. Cronaca della lunga giornata in attesa del referendum. Gli Usa costringono il FMI a pubblicare il rapporto che li sputtana tutti, compresi i governi

Grecia. Cronaca della lunga giornata in attesa del referendum. Gli Usa costringono il FMI a pubblicare il rapporto che li sputtana tutti, compresi i governi

A metà del pomeriggio di venerdì la Suprema corte amministrativa greca emette il suo verdetto: il ricorso contro la celebrazione del referendum presentato da due cittadini viene respinto. E dunque, il referendum può tenersi in piena legittimità costituzionale e nella piena legalità, perché il quesito è chiaro e chiede ai greci di esprimersi esclusivamente sul piano di salvataggio proposto dalle istituzioni internazionali. La decisione della Corte ha così permesso la chiusura della brevissima campagna elettorale durata appena 9 giorni. Atene è stata l’epicentro delle chiusure più importanti. I sostenitori del No si sono raccolti nella ormai famosa piazza Syntagma, dinanzi al Parlamento, dove il premier Tsipras ha tenuto il suo discorso finale, praticamente alla nazione, mentre i sostenitori del Si, guidati da Nuova Democratia, dal partito che ha perso le elezioni proprio per l’accondiscendenza ai piani di austerità errati imposti dalla troika, si sono ritrovati in uno stadio. Di nuovo, la Grecia ha vissuto il paradosso dello scorso 25 gennaio, quando furono celebrate le elezioni anticipate, e si scontrarono due leader, due partiti, due visioni della crisi. E speriamo che come accadde il 25 gennaio, anche il 5 luglio vinca Tsipras e il movimento antiausterità.

Dinanzi a decine di migliaia di greci, Tsipras ha dunque tenuto l’ultimo importante discorso di questa tesissima campagna elettorale, in cui non sono mancate entrate a gamba tesa di leader europei e viscidi euroburocrati. Innanzitutto, Tspiras ha chiesto ai greci di “esprimere un fiero no agli ultimatum di coloro che vi terrorizzano”, e di inviare all’intera Europa e al mondo “un messaggio di democrazia e dignità”. E come ad Atene, in decine di piazze europee migliaia di persone si sono raccolte in solidarietà con Tsipras e Syriza, e con il loro grande sforzo di convincere l’Europa a cambiare politiche economiche. Si segnalano in particolare manifestazioni antiausterità e pro-Tsipras in tante città tedesche, anche per effetto del protagonismo di Merkel e del suo ministro Schaeuble nel corso di questa campagna elettorale, ovviamente a favore del Si.

Nel corso della giornata, Tsipras era già intervenuto in televisione, dove aveva insistito sulle rivelazioni contenute nel rapporto del Fondo Monetario Internazionale, che aveva sostanzialmente dato ragione alla posizione greca, secondo la quale senza una ristrutturazione del debito con un periodo “di grazia” di almeno 20 anni non vi sarebbe stata ripresa, neppure se si facesse fronte ai 60 miliardi necessari di prestiti ulteriori. Oggi, tra l’altro, si scopre da fonti dell’amministrazione Obama, che gli USA hanno esercitato una fortissima pressione per la pubblicazione del rapporto del FMI, contro le resistenze delle cancellerie europee. In sostanza, nel rapporto si svelava l’imbroglio di cui erano stati complici non solo le istituzioni creditrici ma anche molte cancellerie europee, compreso l’inquilino di Palazzo Chigi. Tsipras ha voluto chiarire all’opinione pubblica greca l’origine dell’imbroglio costruito da FMI e Commissione europea, contrastato dagli Usa come un atto di profonda slealtà, e svelato da un bravo giornalista del quotidiano Guardian. “Ieri”, ha detto Tspiras, “è accaduto un evento di straordinaria importanza. Il FMI ha pubblicato un rapporto sull’economia greca che è una grande rivincita del governo greco e conferma l’ovvio – che il debito greco non è sostenibile”. Lo sputtanamento delle istituzioni internazionali è stato avvertito ovunque come un ceffone, tanto da costringere il presidente del Consiglio europeo, il polacco Tusk, a correre ai ripari dichiarando, angelicamente, per placare le acque, che il referendum non è sulla partecipazione greca all’euro (ma Tsipras non aveva detto proprio questo?).

Intanto, si approfondisce la crisi di liquidità delle banche greche. Il governatore della Banca nazionale greca ha precisato che la liquidità disponibile fino a lunedì ammonta a 1 miliardo di euro, in attesa che la BCE decida di aumentare il fondo di salvaguardia previsto per le banche.

Su piano degli ultimi sondaggi, gli istituti demoscopici sono tutti concordi nel definire la Grecia come una sorta di mela spaccata in due, e dunque qualunque previsione rischia di essere falsata. Dovrebbe decidersi all’ultimo voto, secondo gli istituti. L’ultimo sondaggio Ipsos rileva un leggero vantaggio per il Si al 44%, mentre il No viene dato al 43%, ma con un 12% di indecisi. E sono questi ultimi a rendere “volatile” ogni previsione.

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