Futuro a sinistra: Ripartiamo da sinistra, ripartiamo da Roma. Il testo del Comitato

Futuro a sinistra: Ripartiamo da sinistra, ripartiamo da Roma. Il testo del Comitato

Militanti di sinistra, dirigenti di base del Pd, che considerano la politica come lo strumento collettivo per ribaltare i rapporti di forza e dare ai più deboli, agli ultimi della nostra società, la possibilità di un riscatto.

Noi siamo questo: non abbiamo mai considerato il partito come un autobus dal quale salire o scendere per fini personali. Ma siamo anche consapevoli che c’è un momento in cui ci si accorge che l’autobus sta andando nella direzione sbagliata. E allora sì, in questo caso sì, meglio scendere prima di arrivare al capolinea. Noi questo partito, il Pd, abbiamo contribuito a fondarlo, ma oggi non lo sentiamo più nostro. Lo vediamo sempre di più preda di personalismi, di scelte politiche verticistiche, impegnato a inseguire le politiche economiche che ci hanno portato alla crisi.

Sentiamo di dover percorrere altre strade, abbiamo davanti un cammino diverso, difficile, tutto in salita, ma sappiamo che non possiamo rimanere fermi e complici di scelte sbagliate. Questo cammino vogliamo farlo fino in fondo. Perché siamo convinti che nel nostro Paese, ma anche – e forse a maggior ragione  – nella nostra città, ci sia un pezzo di popolo di sinistra indignato e smarrito che non ha rappresentanza politica.

Li abbiamo incontrati in questi mesi con lo sciopero generale, nelle piazze degli insegnanti e degli studenti, degli operai, dei giovani precari, li abbiamo conosciuti nell’impegno per i beni comuni, per l’ambiente, per i diritti. E pensiamo anche alle partite Iva, alle professionalità più elevate che sono costrette a guardare all’estero.

Non li abbiamo incontrati alle urne. Milioni di cittadini che hanno scelto di non votare nelle ultime tornate, oppure si sono lasciati attrarre dalle sirene del populismo. Che hanno gridato in questo modo la necessità di una politica in grado di dare risposte, di cambiare la società.

Ecco, a loro, a questo popolo senza rappresentanza, vogliamo parlare. A loro vogliamo dire chiaramente che questo è il tempo in cui bisogna partecipare in prima persona. Non delegateci il vostro futuro,non firmate nessuna cambiale a nessuno. Noi non ve lo chiediamo. Non è più il momento. Questo è il tempo in cui bisogna partecipare in prima persona.

La sinistra a cui pensiamo nasce dal basso, non dalla fusione di ceti politici. Non vogliamo essere i reduci delle sconfitte dell’ultimo ventennio che si mettono insieme alle rinfusa dimenticando le divisioni e le ragioni che le hanno prodotte. E’ una sinistra nuova, inclusiva, plurale e che raccoglie anche culture differenti. Una forza di governo e riformatrice.

Vogliamo essere la forza in grado di rovesciare le politiche liberiste e dell’austerità per un’Italia e un’Europa di uguali. Più democratica, del lavoro e non del precariato, dell’innovazione e del futuro, che metta al centro chi produce e lavora e non la rendita speculativa finanziaria, dei diritti e non dell’omofobia, dell’integrazione e non del razzismo, della tutela dell’ambiente e non del degrado climatico, della politica bene comune e non per occupare posti di potere, per rendere i cittadini liberi ed uguali e non sudditi delle clientele e della corruzione.

Vogliamo confrontarci con quegli imprenditori che hanno investito nel sapere, nel capitale umano, che non hanno fatto pagare la crisi ai loro dipendenti. Con voi vogliamo costruire il riscatto del Paese civile, economico e sociale realizzando un patto su fisco, innovazione, politiche energetiche, ambientali, industriali e della logistica.

Non serve all’Italia un cartello elettorale che si sfalda ai primi soli estivi. Ci mettiamo a disposizione, al contrario, per costruire insieme un nuovo partito. Che non abbia la fobia del governo, ma che lo consideri uno strumento e non il fine ultimo. Perché se governare vuol dire dare continuità, con altri nomi, alle politiche liberiste che ci hanno portato al collasso, beh, allora, lo diciamo con forza: no grazie, non ci interessa. E quindi no a una forza settaria e minoritaria, residuale per dirla con una parola sola, sì a una forza di governo.

Una forza che riscopre i valori di uguaglianza, libertà, promozione sociale, benessere equamente distribuito, senso della comunità. Poniamo al centro il rispetto e lo sviluppo della persona, da valorizzare e sostenere all’interno della comunità. Questo per noi significa sinistra. Da qui ripartiamo. Una sinistra che si ritrova nelle parole di Bergoglio molto più spesso che in quelle della socialdemocrazia europea, che non ha preconcetti, concreta e determinata. Il tempo delle chiacchiere è scaduto per tutti.

Vogliamo un nuovo partito, nel quale si parta da quei valori che consideriamo non negoziabili: una rigorosa etica della politica, la solidarietà, la libertà, una moderna concezione dei diritti sociali e civili, il valore della dignità della persona, la responsabilità verso la natura, il rispetto del diritto internazionale e dei valori dell’uomo, la pace. Un partito che abbia i valori della cooperazione, quella vera, iscritti profondamente nel suo Dna. Un partito in cui si conta per le idee. Un partito in cui si è iscritti, militanti, non semplici tessere, meri numeri di filiere elettoralistiche e clientelari.

Per questo abbiamo aderito all’appello lanciato all’assemblea del 4 luglio da Stefano Fassina e oggi lanciamo il Comitato romano “Futuro a sinistra”. Siamo solo i primi, non siamo i “proprietari”, né i dirigenti di nulla, pronti a spalancare le nostre porte e a lasciare lo spazio e la ribalta alle tante persone che stanno decidendo di costruire insieme questa sfida o lo faranno nei prossimi mesi.

E vogliamo farlo caratterizzando la nostra azione su temi precisi: la scuola, il lavoro e lo sviluppo economico, la democrazia e l’etica politica. A partire da qui, ma non solo,  vogliamo subito aprire dei forum di lavoro e di intervento che siano lievito del cambiamento che vogliamo diventare..

In più crediamo utile aprire una grande discussione su Roma Capitale: la crisi della coalizione di centro sinistra a guida Pd non è finita e forse non è neanche stato superato il picco più alto. Se vogliamo vincere la sfida del governo non serve soltanto una classe dirigente onesta, preparata e capace, bisogna aprire una grande fase “costituente” in cui l’amministrazione si confronti non con le segreterie dei partiti, ma con i cittadini. Di questo processo vogliamo essere protagonisti in prima persona. Mobilità, urbanistica, ambiente, casa. Quali sono le scelte per costruire quella città metropolitana che sia amica dei cittadini? Questo deve essere l’assillo quotidiano di chi governa Roma: la qualità della vita dei cittadini. Quale deve essere il modello di sviluppo economico e sociale dell’area metropolitana? Queste scelte non le vogliamo e non le possiamo delegare. Vogliamo costruirle insieme ai cittadini, a quella rete di associazioni e movimenti che si sono autorganizzati per riempire in questi anni il vuoto spinto lasciato dai partiti.

Ecco, ci sarebbe da concludere “compagne e compagni, al lavoro e alla lotta”. Al lavoro con i nostri valori che dobbiamo far vivere giorno per giorno nella nostra attività politica. Recuperando quell’austerità morale – è l’unica austerity che vogliamo – che è condizione necessaria per tornare a vincere. Alla lotta perché non sarà facile.

E costruiamo ponti, non steccati. Teniamo aperte le porte perché nessuno si senta escluso.

Meno retoricamente vogliamo dirvi semplicemente: nessuno si senta in vacanza, da domani si parte.  Il nostro “autunno caldo” quest’anno parte da luglio.

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