Forcaioli, a volte ritornano, e si fanno bastonare dalla maturità democratica del popolo

Forcaioli, a volte ritornano, e si fanno bastonare dalla maturità democratica del popolo

Una volta si chiamavano forcaioli gli specialisti in repressione violenta, fortunatamente solo a parole, contro tutto ciò che aveva sapore progressista, di sinistra. Reazionari, ma non solo. I forcaioli li incontravi anche in luoghi dove non avrebbero dovuto essere. Una razza che sembrava scomparsa, anche se i toni delle polemiche politiche spesso superano i decibel della decenza. Invece no, i forcaioli di ogni genere e razza sono sempre lì pronti a mettere fuori la testa. E ora sono tornati. L’occasione: la “campagna” di Grecia, contro il legittimo governo scelto dal popolo guidato da Tsipras. Mentre scriviamo l’esito del referendum è ormai quasi certo, con la schiacciante vittoria del No, e di Syriza e di Tsipras, ma soprattutto del popolo greco. La vicenda non si chiude qui. L’Europa perderà comunque quel poco di credibilità che le resta. Sarà difficile ricostruire sulle macerie che questa vicenda lascia.

Schaeuble e Merkel condottieri della campagna contro Tsipras

I condottieri della  campagna  contro Tsipras, che guidano le danze cui si accodano i governi di tutti i paesi della Ue, sono squallidi burocrati, Fondo monetario, BCE, Commissione, la Troika che non dovrebbe esserci più. Il falco numero uno il ministro tedesco Schaeuble, il cui compito primario è colpire tutto ciò che può essere di ostacolo ai ricchi banchieri tedeschi, alla grande industria, a chi fa lauti affari con le esportazioni. Con Angela Merkel, capo del governo giocano al buono e il cattivo. Meglio al cattivo perché di buono c’è ben poco. Sono due conservatori doc con punte reazionarie all’occorrenza. Il ministro da alcuni anni sta operando per cacciare la Grecia dalla Unione europea. Ora con Tspiras, Syriza che vince le elezioni, è impegno fondamentale per il duo tedesco sconfiggere la formazione di sinistra, una sinistra che punta alla partecipazione del popolo, nasce nei territori, manda a casa il vecchio partito socialista che di socialista ha ben poco. Coincidono gli interessi fra la formazione conservatrice tedesca e i partiti che fanno parte del Partito socialista europeo, non è un caso che l’alleanza che governa la Germania di socialista, socialdemocratico abbia ben poco. Non è un caso che Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, leader socialista si sia recato ad Atene a dare lezione, non c’è riuscito, ai dirigenti di Syriza. Figure, meglio figuri, che si muovono nello scacchiere europeo senza alcun consenso popolare. Prendiamo uno dei capi, uno che conta, tira le fila della Commissione, Jean Claude Junker, acerrimo nemico di Tspiras. Addirittura si è offeso perché il premier greco non ha gradito le sue “offerte”. Ma come, si lamenta, io ho fatto tanto per lui, ingrato respinge l’aiuto che ho offerto alla Grecia. Ed ecco che, violando tutto ciò che è possibile, interviene pesantemente nel referendum, diventa il capofila del linciaggio in atto contro il premier greco.

Renzi Matteo, gli interessi della Germania non si toccano

Si intende subito con  Renzi Matteo che, per non sapere che fare, si schiera con la coppia Merkel-Schaeuble. Facendo il nome di Junker ci viene a mente che costui lanciò con grandi squilli di tromba dei media italiani il famoso, tristemente, piano di rilancio per la crescita europea, 315 miliardi, sventolato dal presidente della Commissione Ue di cui Renzi Matteo poi si prese il merito. Avete qualche euro? Neppure l’ombra. Sempre il nostro premier in merito ad un altro piano di Junker, quello relativo ai migranti, alle quote per ogni paese, si prese il merito. È finito come tutti sanno. Ceffoni al nostro presidente del Consiglio. Oggi uno dei più fieri nemici di Tsipras. Dice il nostro, subito riprodotto dai cloni, con veline inviate da Palazzo Chigi ai giornalisti amici e ai parlamentari, se  la Grecia esce, per noi non ci sono problemi. La nostra ripresa è forte.  Intanto i dati che riguardano tutti gli indicatori economici mostrano che la nostra forza, si fa per dire, è la crisi pagata dai lavoratori e dai pensionati. Ma, ci chiediamo, è possibile pensare una Europa senza la Grecia? Solo una banda di ignoranti, di persone senza alcuna cultura che, per caso, si trovano in  un governo che perde sempre più colpi, può fare simili affermazioni.

I media italiani complici del linciaggio contro il governo greco. L’Unità guida la ciurma

Ancora più grave è che i media di regime si facciano complici, forcaioli travestiti da democratici, di sciagurate campagne contro il governo di un paese amico, contro milioni di cittadini che lo hanno eletto. Un  linciaggio contro Tsipras. Non ci meraviglia che, appena tornata in edicola, sia stata la nuova “Unità” ad aprire una sgangherata campagna di odio contro il premier greco. Il culmine, quel titolo che disonora il nostro “mestiere” di giornalisti, “Tasche vuote, arsenali pieni”. Rimarrà nella storia del giornalismo spazzatura, come si diceva una volta. Stringe il cuore che sia stato il giornale fondato da Gramsci a compiere un simile “delitto”. Bene ha fatto Stefano Fassina a chiedere che il nome di Gramsci sia rimosso dalla testata perché infangato. E non può non suscitare rabbia che sempre sull’Unità, Pietro Reichlin, niente a che vedere con il padre Alfredo Reichlin, attacchi violentemente Tspiras e Syiriza, parlando di “irresponsabilità”.

Se Scalfari dava una occhiata alla relazione di Stefano Fassina

Post scriptum. Eugenio Scalfari in un post scriptum a conclusione dell’editoriale di domenica si domanda “perché siano ad Atene anche Fassina e i suoi compagni della sinistra” mettendo in evidenza che si trova in compagnia di Grillo e Salvini. Poi avanza varie ipotesi alla domanda che si è posto. Lasciamo da parte il fatto che a proposito di Fassina e di coloro che con lui vogliono dar vita ad  un partito della sinistra parla di “pulviscolo di sinistra”, espressione non proprio elegante. Non commentiamo per il rispetto che dobbiamo a Scalfari. Ma se lui, davvero, va cercando una risposta non doveva  cercare molto lontano. Bastava dare una letta alla relazione con sui Stefano Fassina ha aperto sabato l’assemblea nazionale. Non saremo  noi a ricordare ad un maestro del giornalismo che prima di tutto ci sono le notizie.

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