Fiumicino, la rabbia di centinaia di passeggeri che non riescono a partire. Il rogo di mercoledì partito da un cumulo di rifiuti

Fiumicino, la rabbia di centinaia di passeggeri che non riescono a partire. Il rogo di mercoledì partito da un cumulo di rifiuti

 

Dopo l’incendio di mercoledì, che ha lambito le piste dell’aeroporto di Fiumicino, Ancora una giornata decisamente nera per lo scalo romano. Alle 11,45 e per 20 minuti, l’aeroporto è stato colpito da un black out elettrico, che ha mandato in tilt alcune delle attività operative agli imbarchi delle Compagnie aeree, ma nella quasi totalità tutto il complesso meccanismo di verifica e controllo dello scalo non ha mai smesso di funzionare. Solo un caso è finito in emergenza con due persone bloccate in un ascensore e liberate dai Vigili del Fuoco. Una situazione, complessa, che è andata a sommarsi ai problemi che sono seguiti all’incendio della giornata di mercoledì. Un effetto domino che ha portato praticamente fuori controllo lo scalo. Già dalla prima mattina, infatti, si registravano code ai check-in e ritardi nei voli. Dopo la risoluzione del problema elettrico lo scalo è tornato pienamente operativo, ma purtroppo i ritardi erano ormai infiniti. Una situazione pesante, con i passeggeri infuriati e che da ore stazionano all’interno dello scalo senza possibilità di partire. Molti di loro hanno voli prenotati da mesi e vacanze che potrebbero andare in fumo. In più occasioni Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza, sono stati costretti ad intervenire davanti ai banconi delle compagnie per sedare gli animi ed alcune hostess sono state insultate e minacciate da passeggeri esasperati.

Prime ipotesi per il rogo che ha devastato la pineta. Le fiamme partite da un cumulo di rifiuti

Nel tardo pomeriggio di giovedì si è arrivati, grazie al lavoro del Corpo Forestale dello Stato, ad una prima ipotesi su quanto accaduto. Una rounione operativa si è tenuta alla Procura della Repubblica di Civitavecchia, con il Procuratore Capo Gianfranco Amendola al quale hanno partecipato il Capo del Corpo forestale dello Stato Cesare Patrone accompagnato dal Comandante Regionale per il Lazio e dal Comandante Provinciale di Roma. È stato fatto il punto sulle indagini relative all’incendio che è divampato ieri a Fiumicino nella Pineta di Coccia di Morto. I rilievi in corso effettuati dal personale specializzato del Nucleo Investigativo Antincendio Boschivo (NIAB) del Corpo forestale dello Stato, che si è avvalso del Metodo scientifico delle Evidenze Fisiche, hanno evidenziato che l’area di insorgenza del rogo è unica, posta in Via del Pesce Luna, bordo strada, in un’area fortemente degradata e disseminata da numerosi cumuli di rifiuti abbandonati, sia di natura domestica che industriale. Le fiamme, trasportate dal forte vento, hanno rapidamente percorso prima gli arbusti della macchia mediterranea limitrofa, per poi interessare la vicina pineta raggiunta in più punti da faville incandescenti prodotte dagli arbusti e dalle canne di Arundo donax distaccatesi per effetto spotting che hanno dato origine a diversi focolai all’interno della pineta. Verosimilmente, il vento ha determinato la rapida propagazione delle fiamme. Circa la natura, dolosa o colposa, dell’incendio si attende ora l’esisto degli ulteriori accertamenti.

Enac convoca i manager di Adr ed Alitalia sull’operatività dello scalo

“In relazione all’operatività dell’Aeroporto di Roma Fiumicino che ha subito forti limitazioni nel pomeriggio di ieri, 29 luglio 2015, a seguito dell’incendio che ha interessato alcune zone limitrofe allo scalo, ma comunque esterne al perimetro aeroportuale, l’Ente Nazione per l’Aviazione Civile, Autorità di regolazione tecnica, certificazione, vigilanza e controllo nel settore dell’aviazione civile in Italia, rende noto di aver convocato per il giorno 6 agosto gli Accountable Manager di Aeroporti di Roma, società che ha la gestione totale degli scali romani, e di Alitalia, il vettore principale che opera su Roma Fiumicino”. Così una nota di Enac.

“Motivo della convocazione – aggiunge – è quello di verificare la rispondenza delle azioni poste in essere dopo l’incendio di ieri a quanto previsto dalla normativa vigente e di ribadire obblighi e competenze normativamente individuati a carico delle due figure che sono responsabili, sotto profili ben specificati, sia della sicurezza, sia dell’operatività dell’aeroporto”.

Stefania Crogi (Flai Cgil): “Basta accuse ai forestali”

Ma su quanto accaduto è pioggia di polemiche, dopo le accuse lanciate da alcune testate giornalistiche, accuse senza capo e senza coda e che dimostrano l’assoluta impreparazione, per non dir di peggio, di alcuni giornalisti che si sono occupati del caso e che hanno formulato ipotesi decisamente fantasiose, chiamando in causa addirittura gli operai forestali. Sul punto da registrare l’intervento della Flai Cgil, con il Segretario Generale Stefania Crogi: “Siamo veramente stufi degli attacchi continui e privi di fondamento nei confronti degli operai forestali: ieri un articolo di Libero li chiamava impropriamente in causa in prima pagina per parlare invece dei lavoratori Lsu, oggi è la volta de Il Messaggero, con affermazioni molto pesanti. Nell’articolo odierno de Il Messaggero sull’incendio a Fiumicino, a firma di Cristiana Magnani, si legge che tra le ipotesi per l’incendio doloso ci sarebbe anche “La pista dei forestali”: il titolo recita così, mentre nell’articolo la situazione peggiora. Secondo l’articolista tra le cose da valutare si sta esaminando “se si sia trattato di uno di quegli episodi dolosi molto frequenti nei paesi del Sud, dove sono gli stessi forestali – quelli con contratto a termine – a provocare i roghi”. Parole gravissime, affermazioni date come certezza senza alcun fondamento. In una frase si sono accumulati una serie di errori e superficialità estreme. In primis, per rimanere al Lazio, la potremmo quasi liquidare con una battuta: nel Lazio gli operai forestali sono pochissimi, circa 200, di cui la metà alle dipendenze dirette del Corpo Forestale ed impiegati nei Parchi. Come seconda cosa, valida sia nel Lazio che “nei paesi del Sud”, si dovrebbe sapere che un bosco che va a fuoco non darà più lavoro per i prossimi cinque anni, quindi di certo nessun operaio forestale ne trarrebbe vantaggio. Ma soprattutto i lavoratori forestali sono coloro gli alberi li piantano e che gli incendi li spengono, e li spengono anche “in quei paesi del Sud” dove non ricevono lo stipendio da 12, 13 o 14 mesi, e di questo si dovrebbe preoccupare la stampa. Sono lavoratori che con professionalità e dedizione difendono il territorio. Come si può e in base a quali prove scrivere che “nei paesi del Sud” i forestali bruciano i boschi? E lo si afferma senza alcun dubbio, quasi fosse una pratica, un’usanza del posto. Si tratta veramente di un’informazione superficiale e diffamatoria per tanti lavoratori che con difficoltà portano avanti il proprio lavoro ed in molti casi rischiano la vita. In realtà se ci fossero più forestali ci sarebbero meno incendi, più prevenzione, più controllo del territorio. Lo scalo di Fiumicino – conclude Stefania Crogi – ha tanti problemi e ci sono responsabilità gravi ma non si può in alcun modo accostare queste al lavoro dei forestali. Ci auguriamo che il giornale ripari a questo “scivolone” con una adeguata e corretta informazione, smentendo quanto apparso nell’articolo odierno”.

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