Cassa integrazione a Mirafiori, niente accordo tra Fca e Fiom

Cassa integrazione a Mirafiori, niente accordo tra Fca e Fiom

Si è svolto  a Torino, presso l’assessorato regionale al lavoro, un incontro tra Fca e le organizzazioni sindacali per esaminare la nuova richiesta di cassa integrazione per il polo del lusso, e in particolare per lo stabilimento di Mirafiori. L’incontro è iniziato dopo che, nonostante le insistenze dei funzionari della Regione, le altre organizzazioni sindacali hanno deciso di non entrare nella stessa sala con la Fiom-Cgil, poiché non firmataria del Ccsl. La Fiom-Cgil ha fatto notare che una richiesta di cassa integrazione non ha nulla a che vedere con il Ccsl: comunque gli incontri si sono svolti in modo separato, pur se in contemporanea.
La Fiom-Cgil non si è fatta condizionare dall’intesa raggiunta da Fca, escludendo i delegati della Fiom-Cgil; ma la procedura, benché regolarmente conclusa, non è giunta a un accordo. Infatti, la Fiom-Cgil ha anche presentato un proposta scritta al tavolo nella quale si chiedeva che con la partenza della produzione del suv Levante, che dovrebbe arrivare sul mercato entro il primo semestre del prossimo anno, tutti i lavoratori tornassero al lavoro, seppur a rotazione, e che le verifiche fossero effettuate con tutte le Rsa, a differenza di quanto previsto dall’accordo. Tali proposte non sono state accolte.
Secondo Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil, “lo stabilimento di Mirafiori si conferma la Cenerentola di Fca in Italia: nonostante il referendum di gennaio del 2011 stiamo ancora aspettando la partenza del primo nuovo modello. Già sapendo che se non ce ne sarà almeno un altro è difficile pensare che tutti possano tornare al lavoro. E intanto ad oggi siamo a 68 mesi consecutivi di Cig dal 2011. Per quanto riguarda la gestione di questa Cassa, dal punto di vista sociale e della solidarietà tra i lavoratori si tratta di un’occasione persa: infatti chi lavora sulla Mito o a Grugliasco forse lavorerà di più, chi invece ad oggi è rimasto a casa molto probabilmente ci resterà ancora a lungo».

Fonte Rassegna.it

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