Europa. Tsipras e la Grecia lasciati soli. Sconfitta la democrazia. Si allontana il sogno del “Manifesto di Ventotene”

Europa. Tsipras e la Grecia lasciati soli. Sconfitta la democrazia. Si allontana il sogno del “Manifesto di Ventotene”

L’Europa, per quello che c’era, e non è molto, va in frantumi. La Commissione europea, come tale, non ha avuto voce in capitolo. Ripercorrendo le ultime, affannate, giornate che hanno portato all’accordo, o meglio a una bozza che avrà bisogno della messa a punto dei singoli provvedimenti imposti alla Grecia, il giudizio non può che essere questo. Gli organismi democratici, leggi in primo luogo Parlamento europeo, hanno fatto la figura degli invitati al pranzo che restano però a guardare chi si rimpinza. Misera figura a fronte di un popolo, quello greco, che da molti anni sta soffrendo per gli errori clamorosi delle varie “troike” asservite alla Germania che hanno imposto sacrifici, che nella sua storia recente ha visto l’invasione dei nazisti tedeschi e dei fascisti italiani, un colpo di stato da cui ha preso il via un calvario durato ben sette anni, non si contano gli anni di prigione, le torture subite dagli oppositori, dai democratici. Poi la maledetta “troika” che ha devastato il paese.

Schaeuble e Merkel, il gatto e la volpe. Le gesta del “noto” Juncker

Ma la storia non ha insegnato niente ai tecnocrati di Bruxelles, ai pavidi governanti di una Europa sempre più divisa, frantumata, egemonizzata dagli Schaeuble e dalle Merkel, il gatto e la volpe. La Grecia è stata lasciata sola nelle mani crudeli di governi incapaci di guardare più in là del loro naso. La “grande Germania” ha scoperto il suo vero volto. L’Europa sognata da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni non c’è più. Perino il sogno degli autori del Manifesto di Ventotene, “Per un’Europa libera e unita” scritto durante il periodo del confino negli anni Quaranta nell’isola nel mar Tirreno, è stato definitivamente infranto da quel documento varato dal Consiglio europeo, un ricatto nei confronti di un paese le cui banche sono chiuse ormai da molti giorni. La verità è che capi di governo, ministri, tecnocrati che per giorni e giorni hanno rilasciato dichiarazioni, interviste, stop and go, c’è l’accordo, contrordine non c’è, hanno contato quanto il due a briscola. La partita l’hanno giocata il duo Merkel-Schaeuble, Holland, Tsipras nella veste di imputato, con contorno di Jean Claude Juncker presidente della Commissione europea e Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo. Di Juncker sono note le gesta: è quello che ha presentato il piano di investimenti da trecento miliardi che non ci sono mai stati, noto per gli sconti sulle tasse alle aziende nel paradiso fiscale del Lussemburgo quando lui era il presidente. Noto anche per una sua battuta: “A volte faccio fatica a farmi capire, quando parlo in francese penso in tedesco”.  Tusk è uno che convoca riunioni. Niente più.

Il peccato originale del premier greco: aver portato al governo una forza di sinistra

La realtà è che attorno a Tspiras, al popolo greco, è stato fatto il vuoto. Il peccato originale del premier: aver vinto le elezioni, portato al governo una forza di sinistra. La grande stampa italiana, al servizio del regime renziano, Corriere della sera in testa, non si stanca di definirlo un “populista” quando va bene, un “nazionalista”. Così, anche per Pablo Iglesias leader di  Podemos, il movimento spagnolo che alle elezioni amministrative ha conquistato comuni come Madrid e Barcellona e ora punta alle elezioni nazionali. Si tratta di nuove aggregazioni politiche che nascono da associazioni, movimenti, spezzoni di forze politiche una volta di sinistra. Fanno paura alle vecchie classi dirigenti, accomunate dal terrore di essere fatte fuori da nuovi protagonisti. Scrive Giorgio La Malfa, non un pericoloso  rivoluzionario: “Da oggi l’Europa intesa come un’istituzione sovranazionale non c’è più. La scena è stata prepotentemente presa dagli Stati nazionali  e soprattutto dalla Germania. Essa ha deciso che bisognava dare una lezione alla piccola Grecia che aveva osato contrapporre alla perentorie richieste del paese più forte un referendum popolare”. Sempre La Malfa scrive che “la Germania si è divisa al suo interno sul grado di punizione da infliggere alla Grecia: per ‘l’europeista’ Schaeuble l’esclusione immediata dall’euro, accompagnata dalla promessa di riammetterla eventualmente nel club della moneta dopo cinque anni di penitenza; il mantenimento nell’Euro per la cancelliera Merkel, a condizione che il governo Tsipras accettasse condizioni umilianti che aveva rifiutato finora”.

Renzi Matteo non ha mosso un dito, ha  attaccato Tsipras. Solo Hollande ha dato una mano

E non c’è mai stata “benevolenza” nei confronti di Tsipras da parte dei  governi nazionali, a partire da quello italiano, basta rileggere qualche intervista di Renzi Matteo che ha bollato a fuoco, quasi fosse un reato, il referendum promosso dal governo greco. Renzi Matteo che non ha mosso un dito a favore del popolo greco. Ha anche rifiutato, così dicono le cronache, di partecipare al vertice con Merkel, Hollande e Tspiras perché, si dice, irritato per essere stato invitato in ritardo. Come quando i bambini fanno le bizze. Nessun altro capo di governo o  ministro ha detto una parola a sostegno delle proposte del governo greco. Con qualche titubanza, poi in modo deciso, solo Hollande ha avuto la forza e il coraggio di bloccare la corazzata germanica.  I media italiani , chi più chi meno, si dilettano a misurare quanto profonda sia la sconfitta di Tspiras, ingigantiscono lo sciopero deciso da un sindacato dei dipendenti pubblici. Sono i soliti media che se la prendono con i nostri dipendenti pubblici quando, senza rinnovo del contratto da più di sei anni, scioperano e manifestano. Così va il mondo.

Dove era il partito socialista europeo? La Spd più oltranzista dei conservatori tedeschi

 Anche da sinistra vengono critiche al premier greco, si auspica che il Parlamento bocci l’accordo. Siamo di nuovo alla solitudine in cui è stato lasciato un premier, un governo, un popolo. C’è da domandarsi dove era e dove è il partito socialista europeo di cui il Pd fa parte. Non c’è da chiedersi dove sia stato un grande partito come l’Spd, visto che il suo leader,alleato al governo con la cancelliera tedesca si è mostrato più oltranzista di Schaueble. E negli altri paesi, in totale ben 28, non si  è mossa una foglia. Silenzio anche quando  è stato tolto ossigeno alle banche elleniche, La Bce non ha fiatato, non ha assicurato un intervento che avrebbe normalizzato la situazione finanziaria. Ancora oggi la situazione non si è risolta. Deciderà il Parlamento greco, Tsipras, forse, cambierà maggioranza, forse si andrà a nuove elezioni, il risultato di quel referendum che era l’unica arma per contrastare la prepotenza tedesca, diventerà carta straccia. Ma lo sconfitto non sarà stato Tsipras, il ricattato, ma i ricattatori. Sconfitto non sarà il popolo greco ma la democrazia. Si apre una grande questione che riguarda il vecchio continente, incapace di scacciare le sue vecchie paure, prigioniero di un passato che troppo spesso ritorna. No, non ha vinto l’Europa, quella sognata dal “Manifesto di Ventotene”. Malgrado tutto, può ancora vincere, dalla parte del popolo greco. Se la sinistra batte un colpo, dando seguito alle ancor flebili posizioni della Francia, a partire dall’Italia, dalla  Germania, dalla Spagna,  dai paesi a tradizione socialdemocratica. La speranza è davvero l’ultima a morire. Ma non c’è più tempo da perdere.

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