Dopo i tagli alla Cultura e alla Sanità, la Cgil denuncia i tagli all’editoria

Dopo i tagli alla Cultura e alla Sanità, la Cgil denuncia i tagli all’editoria

La Cgil continua a sollevare critiche nei confronti del governo Renzi e a smascherare ingiusti provvedimenti concreti dei suoi ministri. Qualche giorno fa aveva stigmatizzato i tagli al Fondo per la Cultura, operato dal ministro Franceschini. Ieri ha avanzato notevoli perplessità sul piano di presunte “razionalizzazioni” per dieci miliardi del fondo nazionale per la Sanità, elaborati dalla strana coppia Gutgeld-Lorenzin. Oggi denuncia con forza la decisione di tagliare i fondi per l’editoria, vecchio pallino del sottosegretario Lotti. Altri tagli sono previsti nella prossima legge di stabilità, in particolare ai Fondi strutturali per gli Atenei universitari pubblici, annunciati dalla ministra Giannini e agli Enti locali, previsti dal Tesoro. Se questo è un modo per fare cassa e vantare, da parte di Renzi e Padoan, un abbassamento della pressione fiscale, si tratta banalmente di un trucco contabile, che tuttavia, approfondirà le diseguaglianze e creerà maggiore povertà intellettuale in tutto il Paese.

La segreteria nazionale della Cgil, attraverso Barbara Apuzzo, della SLC, denuncia dunque i tagli all’editoria. “Mentre continua il martellamento mediatico sulla portata rivoluzionaria della annunciata riforma dell’editoria, l’unico fatto concreto del governo riguarda i tagli ai finanziamenti, che stanno causando la chiusura di storiche testate e la cancellazione di professionalità e posti di lavoro.” così dichiara Barbara Apuzzo, segretaria nazionale Slc Cgil.

“È di ieri la notizia che anche il Corriere Mercantile, testata giornalistica fondata nel 1824, cessa le pubblicazioni. Ai giornalisti, poligrafici e agli altri lavoratori (amministrativi, fotografi, collaboratori e centralinisti) manifestiamo tutta la nostra solidarietà, unita ad un senso di sgomento per quest’ennesimo passo in direzione dell’appiattimento e dell’omologazione di idee ed informazione. Nel ricordare che la classifica mondiale della libertà di stampa realizzata come ogni anno da Reporter senza frontiere ci colloca al 73esimo posto, tra Moldavia e Nicaragua, crediamo non sia tollerabile che il governo continui ad essere sfuggente sulla reale consistenza della riforma e indifferente a notizie di questo genere”, prosegue la sindacalista.

“Preoccupa la determinazione e l’autoreferenzialità con la quale – conclude Apuzzo – sfuggendo al confronto con le organizzazioni sindacali si sta procedendo verso l’azzeramento di qualsiasi forma di pluralismo che, lo ribadiamo, costituisce la base per la stessa democrazia. E intanto, oggi, un altro giornale muore”.

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