Dolore ai funerali del gioielliere e in carcere il presunto omicida si è tolto la vita. Aperte due inchieste sul suicidio

Dolore ai funerali del gioielliere e in carcere il presunto omicida si è tolto la vita. Aperte due inchieste sul suicidio

Si è ucciso nel carcere di Regina Coeli Ludovico Caiazza, killer del gioielliere Giancarlo Nocchia. L’uomo, tossicodipendente e con problemi mentali, è stato trovato impiccato con un lenzuolo alla finestra della sua cella. Per Caiazza, le autorità carceraria e giudiziaria, avevano imposto l’isolamento, dunque era solo in cella e non sarebbero state predisposte particolari misure di controllo nei suoi confronti. Nel carcere romano attualmente i detenuti sono circa 120 ed a vigiliare su di loro, una ristretto numero di agenti penitenziari. Il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha aperto un’indagine interna in merito al suicidio di Ludovico Caiazza, il 32enne accusato di essere il rapinatore-killer del gioielliere Giancarlo Nocchia. Si tratta, precisano al Dap, di una prassi in casi di questo tipo. Un’inchiesta è stata aperta anche dalla Procura. Il procedimento, affidato al pm Sergio Colaiocco, è al momento un “modello 45” ossia senza indagati e ipotesi di reato. A quanto si è appreso, come da procedura, il detenuto nel pomeriggio di ieri aveva avuto un colloquio con una psicologa del carcere. La specialista avrebbe riscontrato “un forte stato di agitazione” ma nulla che facesse presagire il gesto estremo. Stando ad una prima ricostruzione, Caiazza si sarebbe tolto la vita, impiccandosi, nei sette minuti che intercorrono tra una conta e l’altra in una cella della settima sezione, quella dei nuovi giunti, a Regina Coeli. Erano due agenti della penitenziaria, come prevede l’organizzazione interna durante l’orario notturno, operativi: uno di servizio al piano, l’altro preposto al controllo al cancello di ingresso alla sezione. Il controllo del detenuto era effettuato ogni 15 minuti con obbligo di firma da parte dell’agente. L’ultima firma è quella delle 22.30. Alle 22.45 Caiazza è stato trovato con il lenzuolo attorno al collo legato alla grata della cella. Martedì verrà svolta l’autopsia. E nella mattinata si sono svolti nel quartiere Prati i funerali del gioielliere 70enne. Il feretro del commerciante ha fatto ingresso nella chiesa di San Gioacchino in Prati, atteso da una piccola folla silenziosa e corone di fiori. Presenti la moglie, il figlio ed i fratelli della vittima ed altri parenti. Finita la messa, fuori dalla chiesa i tanti cittadini presenti commentavano il suicidio del presunto killer: “Provo indifferenza per l’assassino. Mi lascia solo indifferenza quando ci si uccide perchè non si è voluta affrontare la realtà. Se riesci a fare un crimine efferato del genere poi devi affrontarlo”, affermava un’amica di famiglia di Nocchia. Non c’è soddisfazione neanche per un’altra signora, conoscente del gioielliere, secondo cui Caiazza “avrebbe dovuto fare la stessa fine di Giancarlo. Così è stato troppo veloce, non c’è giustizia”. La maestra del figlio ventenne di Nocchia, invece, spera che il rapinatore “abbia avuto almeno un momento di pentimento”. Però, ammette, “forse la famiglia avrebbe voluto giustizia in un’aula di tribunale”. Un timido applauso ha salutato l’uscita del feretro dalla Chiesa. Sulla bara tanti fiori ed una sciarpa della As Roma, a ricordare la sua passione calcistica. Nell’orario dei funerali del gioielliere, molte serrande dei negozi nel quartiere Prati, si sono abbassate. La Fiepet Confesercenti aveva chiesto ai commercianti di Prati di abbassare le saracinesche dei negozi in concomitanza dei funerali. Richiesta immediatamente accolta dalla stragrande maggioranza di loro, che ha sospeso per più di un’ora l’attività. “L’allarme sicurezza resta alto nella zona, ha fatto sapere in una nota, Fabio Mina, Presidente Lupe di Roma e Vicepresidente di Fiepet Confesercenti- con alcune categorie fortemente a rischio come, ad esempio, le farmacie: quella in via degli Scipioni ha subito 5 rapine in 10 giorni dallo stesso malvivente armato di una pistola, che poi si è scoperto essere giocattolo, che minacciava dipendenti e clienti. Chiediamo ancora una volta al Prefetto di intensificare la presenza delle forse dell’ordine sul territorio”.

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