Cuperlo a Jobsnews: Sento la difficoltà del guado e capisco la delusione, ma non consegno il Pd ad un destino moderato

Cuperlo a Jobsnews: Sento la difficoltà del guado e capisco la delusione, ma non consegno il Pd ad un destino moderato

Caro Alessandro, non è tempo di certezze questo. E io non posso né voglio negare l’ipotesi che tu e voi siate nel giusto e io e altri (con quel non voto sulla “buona scuola”) si sia nel torto. L’iter del provvedimento, del resto, è noto. Alla Camera, in prima lettura, abbiamo cercato con lo strumento degli emendamenti di migliorare le parti più irricevibili del testo (criteri di stabilizzazione dei precari, chiamata diretta da parte del preside, agevolazioni fiscali per la secondaria parificata, bonus scuola, etc). In particolare io ho cercato in ogni modo e fino all’ultimo di indurre a un ripensamento sul nodo degli abilitati di seconda fascia con argomenti che non serve qui riprendere tanto sono evidenti e oggettivi.

Poi al Senato i colleghi non hanno avuto neppure la grazia di poter discutere e votare un singolo emendamento, prima in commissione e a seguire nell’Aula dove il governo ha presentato il suo maxi emendamento su cui ha posto la fiducia. Diversi amici e compagni senatori erano pronti con emendamenti serissimi a fare la loro parte, ma dopo l’annuncio di Renzi da Vespa (faremo una grande giornata di ascolto finale…) tutto è finito con quella prova di forza. A quel punto, con sole tre eccezioni, la fiducia è stata votata dagli altri (e anche su queste motivazioni non torno). Io e altri una fiducia alla Camera l’abbiamo negata (sulla legge elettorale). Al Senato non votare la fiducia equivale a far cadere il governo. Obiettivo legittimo, se uno lo ritiene il traguardo giusto. Non è però la linea che sin qui abbiamo scelto, anche perché equivarrebbe in via definitiva a decidere che si esce dal Pd e si guarda altrove.

C’è differenza tra votare No e non votare la legge al passaggio finale? Come detto non ho la pretesa di convincere nessuno. Scrivo come la vedo. Alla Camera potevamo pigiare il tasto rosso. La riforma (o quel che è) passava lo stesso, noi non saremmo stati 24 (o giù di lì) ma un numero nettamente inferiore. Diciamo che a differenza dei senatori, avremmo potuto “permetterci” quella scelta più radicale (diciamo di No!) quando i senatori, anche se in dissenso radicale col provvedimento, quella scelta non l’hanno e non l’avrebbero potuta compiere per il motivo indicato, sarebbe semplicemente caduto l’Esecutivo. D’altra parte non votare la legge ha riaperto all’interno la polemica e l’accusa di slealtà rispetto alla cosiddetta disciplina di gruppo. Valore nel quale, personalmente, credo ma che non può slegarsi da una effettiva agibilità politica nel confronto di merito su un testo, cosa che al Senato in forma eclatante non è accaduta. Più o meno il nodo è qui. Sento da mesi la difficoltà di questo guado che abbiamo intrapreso. Capisco critiche e delusioni. Non voglio arrendermi all’idea che il Pd sia una forza irrimediabilmente consegnata a una deriva centrista o moderata. Provo a battermi per impedirlo. Non pretendo di essere creduto nello spirito che continua a muovere me e altri. Non lo pretendo proprio. Mi limito a sperarlo. Care cose gianni

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