Campidoglio, nessuno vince. Ma Renzi perde

Campidoglio, nessuno vince. Ma Renzi perde

Il  tormentone è finito. Perlomeno lo speriamo. Il grande New York Times smetterà di pubblicare articoli scritti da giornalisti italiani che intervistano altri giornalisti italiani per raccontare che Roma, città meravigliosa, è ora sporca, pericolosa, invivibile, con un sindaco “onesto ma incapace”. E giù offese brucianti nei confronti del sindaco della Capitale cui vengono addebitate le peggiori nefandezze che rimbalzano sui quotidiani italiani, percorrono radio e televisione, fanno la gioia del presidente del Consiglio che è anche segretario del Pd di cui Marino fa parte. Primo caso nella storia in cui il segretario del partito attacca in modo così brutale un suo iscritto, che è anche il primo cittadino nella capitale. Scusate, ci correggiamo. È il secondo caso perché un tal signore di nome Faraone, siciliano, uomo di fiducia di Renzi Matteo non ha atteso un minuto a condannare il presidente della Regione, Crocetta, per il quale il Pd ha votato, al momento in cui sono uscite le “rivelazioni” dell’Espresso sulla  ormai famosa intercettazione che le Procure siciliane dicono non esserci. Di più, la Procura di Palermo ha indagato i due giornalisti con l’accusa di pubblicazione di notizie “false, esagerate o tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico”. Uno dei due giornalisti è accusato anche per il reato di calunnia.

Tormentone renziano finito su due fronti, quelli di Roma e Palermo

Tormentone finito sui due fronti, quello di Palermo, leggi Regione Sicilia, e quello del Campidoglio dopo l’avvenuta nomina dei nuovi assessori, quattro, di cui uno è anche vicesindaco. Siamo certi, però, che il tormentone si sposterà su un altro terreno: chi ha vinto e chi ha perso. Siamo un paese di sportivi, a tavolino, figuratevi se non si aprirà un dibattito su chi ha vinto e chi ha perso. Noi diciamo subito la nostra e non ci torneremo più sopra. Intanto ha perso Renzi Matteo che voleva cacciare Marino. Ha fatto di tutto, sostenuto dai giornalisti ventriloqui, per costringere il sindaco alle dimissioni. Così come ha perso anche la partita nei confronti di Crocetta. La sconfitta di Renzi è di quelle che lasciano il segno. Ha dovuto rinunciare perfino alla Festa dell’Unità dove doveva parlare al popolo del Pd. È andato a far “visita” agli stand, giocando una partita a biliardino, il giorno prima della nomina degli assessori da parte di Marino. Ha evitato il confronto con il pubblico, ha avuto paura delle possibili contestazioni.

Una lettera del premier sul Messaggero. Accuse al Sindaco

Non solo il giorno stesso della nomina dei nuovi assessori ha fatto pubblicare dal Messaggero, giornale legato ai grandi costruttori romani e a PierFerdi Casini per via di parentela, una lettera al vetriolo. Aveva ammonito il  sindaco ricordando che “noi siamo pronti a studiare tutte le soluzioni per rilanciare Roma, vetrina e biglietto da visita per il Paese”. Poi l’attacco: “Ma il sindaco dia un segnale. E si interrompano una volta per tutte le manovre di piccolo cabotaggio figlie di una cultura politica vecchio stampo, che dovrebbe essere superata”. A buon intenditor poche parole.

I suoi collaboratori nel frattempo facevano sapere, via velina, che Renzi non voleva assolutamente incontrare Marino. Il quale rispondendo alla lettera del premier affermava che  aveva trovato le casse del Comune “vuote, la criminalità organizzata, 1 miliardo di euro di debiti. Credo – affermava – che mancassero solo le mine antiuomo sul percorso del Campidoglio”.

Il sindaco c’è ed ora ha rafforzato la sua Giunta

Il risultato: il sindaco c’è, rafforza la sua Giunta con personalità fra l’altro molto note a Roma per l’impegno pubblico esercitato laddove  sono stati chiamati, da Marco Causi, parlamentare, già assessore al Campidoglio, ora vicesindaco al “primo maestro di strada” nomina da parte del ministro Profumo, Marco Rossi Doria che inizia la sua attività scolastica a Primavalle. Un curriculum, in Italia, negli Usa, in organismi internazionali di tutto rilievo, sottosegretario al ministero dell’Istruzione nel governo Monti e in quello di Enrico Letta. Così come Luigina Di Liegro, nipote di don Luigi, fondatore della Caritas diocesana a Roma. Impegnata nel sociale è stata assessore alle Politiche della sicurezza della Regione Lazio quando era governatore Piero Marrazzo.

Un lavoro difficile per recuperare il tempo perduto

Ora il sindaco e la Giunta sono attesi da un lavoro difficile, la situazione della capitale non è certo delle migliori. Alemanno, da sindaco, ha lasciato solo macerie che l’amministrazione Marino ha fatto fatica a smaltire. Dal canto suo, il governo non ha certo dato una mano. A Renzi piacciono solo gli yesmen. E invia un messaggio lapidario: “Se la sbrighino loro”. Poi i soliti annunci, noi siamo pronti a tutto, Giubileo, Olimpiadi, fino a coprire le buche. Non è vero: non c’è nel paniere del governo alcun progetto per il Giubileo, tanto meno per le Olimpiadi. Renzi operava per commissariare il Comune di Roma affidando il tutto al prefetto Gabrielli.  Ora Marino deve recuperare il tempo perduto, individuare priorità, occorre uno scatto, un progetto, una strategia.

Evapora il centrosinistra nella capitale nel nome del “partito della nazione

Allora ha vinto Marino? Non crediamo. È stato eletto sindaco di Roma  nel nome del centrosinistra, un’alleanza con Sel, vicesindaco Luigi Nieri, uno degli esponenti di maggior peso del partito di Vendola. Quel patto è stato rotto. Il centrosinistra non c’è più. Di fatto siamo in presenza di un monocolore Pd, con  un solo voto di maggioranza se non andiamo errati. Comunque non è questione di un voto o due. Nella capitale d’Italia si chiude una esperienza politica che a Renzi non andava bene, non fa parte della sua strategia, di quel “partito della nazione” che guarda a destra. Sel darà solo un appoggio esterno a Marino. Dice il coordinatore di Sel, Nicola Fratoianni che con il coordinatore romano, Paolo Cento, ha avuto un lungo incontro con Marino, che  “d’ora in poi valuteremo in modo ancor più esplicito”. Parla di “mancanza di chiarezza di fondo del governo verso la Capitale”. Le solite “voci” filtrate da Palazzo Chigi fanno sapere che Renzi avrebbe chiesto, si fa per dire, ad Orfini presidente del Pd e commissario della Federazione romana, di escludere la partecipazione di esponenti di Sel in Giunta. Vero, non vero? Il fatto è che Sel in Giunta non c’è. Fratoianni riferendosi all’atteggiamento del Pd dice che “in questa partita sta risolvendo le sue questioni interne invece di occuparsi dei problemi di Roma”. Per questo, secondo noi Marino non ha vinto. O meglio ha vinto una tappa, ma il giro è molto lungo. Forse troppo.

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