Angela Merkel e la ragazza palestinese che forse sarà deportata. Una storia tedesca

Angela Merkel e la ragazza palestinese che forse sarà deportata. Una storia tedesca

Di rado Angela Merkel si è confrontata in modo così diretto con le conseguenze delle sue stesse politiche. Un incontro emotivamente intenso, tuttavia, con una ragazza palestinese l’ha lasciata letteralmente senza parole e incapace di spiegarle in modo adeguato per quale ragione dev’essere deportata. Nel corso di una trasmissione televisiva, le cui immagini sono diventate virali sul web, la cancelliera tedesca carezza la spalla della ragazza palestinese mentre sta piangendo proprio per la risposta che la Merkel le ha dato: “migliaia e migliaia di rifugiati” in Germania che non è possibile aiutare.

Il numero di rifugiati che arrivano in Germania aumenta di mese in mese – quest’anno il numero delle concessioni di asilo politico ha raggiunto le 450.000 unità, più del doppio dell’intero 2014, e la questione è divenuta centrale nel dibattuto pubblico tedesco. Non è stata perciò una sorpresa il fatto che la Merkel incontrasse mercoledì un gruppo di ragazzi tra i 14 e i 17 anni nel liceo di una città settentrionale. Durante la discussione, dal titolo “Gut Leben in Deutschland”, Vivere bene in Germania, Reem, la ragazza palestinese ha detto alla Merkel in perfetto tedesco che lei e la sua famiglia, arrivati a Rostock da un campo profughi libanese quattro anni fa, affronteranno la minaccia di una nuova deportazione. La ragazza ha detto: “Ho gli stessi obiettivi di tutti gli altri. Voglio studiare come loro, ed è davvero spiacevole vedere come gli altri si possano godere la vita e io non posso farlo”. La signora Merkel ha replicato dicendo di aver compreso, ma che “la politica talvolta è dura. Sei qui proprio di fronte a me e sei una persona davvero simpatica. Ma sai anche che nei campi profughi palestinesi in Libano ci sono migliaia e migliaia di persone e se dovessimo dire a tutti, potete venire qui, sarebbe difficile governare questo flusso”. La cancelliera ha detto di sperare che il processo decisionale su quali rifugiati possono restare e quali devono restare, riesca ad essere accelerato. Ma è stata costretta a fermarsi, con una esclamazione “Oh, Gott”, Oddio, quando ha visto che la ragazza era scoppiata a piangere. Si è avvicinata alla piccola palestinese e le ha accarezzato la spalla, come una buona madre, dicendole: “sei stata bravissima… so che è difficile per te, ed hai presentato veramente bene la situazione in cui tanti si trovano”.

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