Whirlpool. Lo stabilimento di Carinaro non chiuderà. Nuovo piano industriale. La lotta dei lavoratori paga

Whirlpool. Lo stabilimento di Carinaro non chiuderà. Nuovo piano industriale. La lotta dei lavoratori paga

Lo stabilimento Whirlpool di Carinaro non chiuderà. Anche gli altri stabilimenti italiani rimarranno aperti. Non  ci saranno esuberi strutturali ma solo esodi incentivati o prepensionamenti.  Questi gli impegni previsti nel nuovo piano industriale che Whirlpool presenterà il 23 giugno al Ministero dello sviluppo economico.  Un giudizio positivo viene espresso dai sindacati in attesa comunque di “leggere” il piano in ogni dettaglio. Maurizio Landini, segretario generale della Fiom parla di “di novità vera”. Le aperture fatte dalla azienda “sono un punto importante frutto della lotta dei lavoratori”. “Ora – ha sottolineato – sarà importante anche il ruolo del governo per favorire il potenziamento delle attività in Campania”. Soddisfazione viene espressa anche da Franco Tavella, segretario generale della Cgil Campania.  Anche lui sottolinea che il risultato raggiunto è “frutto della mobilitazione di questi mesi. Ora occorre non abbassare la guardia e attendere nel dettaglio la definizione del nuovo piano industriale”. Soddisfazione viene espressa dal ministro per lo Sviluppo economico, Guidi. “L’azienda – dice – ha fatto importanti aperture scongiurando la chiusura di stabilimenti e modificando l’impostazione del primo piano industriale, sono soddisfatta”. Soddisfazione a parte, come ha sottolineato Landini occorre che il governo prenda concreti impegni che riguardano le attività in Campania dove, come nelle altre regioni del Mezzogiorno, il tessuto industriale rischia di scomparire.

Nel nuovo piano industriale, o meglio nelle intenzioni della azienda, si parla dello spostamento su Carinaro di attività dal centro Europa relative alla componentistica strategica. Allo stato però non si conoscono  i dettagli e soprattutto il numero di occupati che assorbirà. Secondo  l’azienda  in Campania con le nuove attività immaginate per Caserta e per Napoli, abbinate a circa trecento prepensionamenti ed a circa trecento fra uscite volontarie e trasferimenti incentivati, si dovrebbero ridurre gli attuali mille esuberi per arrivare a “renderli gestibili con ammortizzatori sociali conservativi, come la cassa integrazione o i contratti di solidarietà”. Il 23 giugno è previsto un nuovo incontro presso il ministero per lo Sviluppo economico per discutere e verificare i numeri e l’equilibrio complessivo.

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