Università. Flc Cgil: ancora tagli e nessuna inversione di tendenza nel Fondo di finanziamento

Università. Flc Cgil: ancora tagli e nessuna inversione di tendenza nel Fondo di finanziamento

“Ancora tagli e nessuna inversione di tendenza”:  questa è la valutazione, molto critica, della Flc Cgil in merito  al decreto ministeriale 335/15 con i criteri di ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per l’anno 2015. Manca ancora la tabella con l’attribuzione delle risorse ai singoli atenei e la distribuzione dei punti organico, ma elementi per esprimere una valutazione ci sono tutti. “Nel comunicato stampa del ministro Gianninic- sottolinea la Federazione lavoratori delle conoscenza Cgil – non si fa cenno al taglio di 87 milioni che porta il Fondo da 7.010.580.000 di euro del 2014 a 6.923.188.000 di euro del 2015 con una perdita percentuale del 1,25% circa. Un minor finanziamento che ha comportato una riduzione aggregata complessiva sulla quota base del FFO pari al 3,45%. Il ministro rivendica la tempistica nell’emanazione del decreto, che anticipa di 6 mesi le assegnazioni degli ultimi anni, ma non tiene in nessuna considerazione i pareri espressi dal Consiglio nazionale universitario, dalla Conferenza dei Rettori  e soprattutto dal Consiglio nazionale studenti universitari a partire dalla quota premiale che continua a crescere, ma senza risorse aggiuntive e riducendo quindi per molti atenei, considerati ‘non virtuosi’, le risorse a disposizione”.

Nel giro di 10 anni immatricolazioni diminuite  del 25%. Ridotte le borse post lauream

“Non ci stancheremo di ripetere – prosegue il sindacato – come la politica punitiva nei confronti degli atenei porti inevitabilmente con se una riduzione complessiva del sistema, ma evidentemente questo è l’obiettivo che si ha in mente. Si è pervicacemente perseguito, sin dagli interventi dell’ex ministro Moratti e poi con la Legge 240 del 2010, lo scopo di limitare l’accesso all’istruzione superiore e di suddividere gli Atenei tra poli di eccellenza e super licei destinati ad un inevitabile ridimensionamento. Nel giro di poco più di 10 anni le immatricolazioni sono diminuite del 25% a dispetto di tutti gli impegni presi anche dal nostro Paese in sede europea per un incremento del numero di laureati. Siamo fanalino di coda non solo in Europa ma anche rispetto a  tutti i paesi OCSE, per l’accesso all’università e questo disegna un paese destinato al declino che compete solo sulla riduzione del costo del lavoro e sulla limitazione dei diritti. La spesa per il diritto allo studio cala inesorabilmente e nel FFO di quest’anno si assiste a una riduzione consistente anche per le borse post-lauream.”

La mobilità sociale è ormai ferma, un danno per le classi più povere

Tutte le analisi dimostrano come la mobilità sociale in Italia sia ormai ferma “e questo rappresenta non solo un inaccettabile danno per le classi più povere -conclude la nota di Flc Cgil – ma anche un impoverimento certo dell’Italia che si vede privare del contributo intellettuale di gran parte dei propri cittadini. Lo stato in particolare delle Università del Sud è estremamente preoccupante. Pur con qualche differenziazione è maggiore il calo delle immatricolazioni rispetto agli atenei del centro-sud e, in presenza di un calo del finanziamento statale, minori sono le possibilità di entrate provenienti dal sistema produttivo. Né le anticipazioni sulla cosiddetta ‘buona università’ lasciano presagire un cambio di rotta, anzi! Si parla di Jobs act, di uscita dal diritto amministrativo (si va verso un sistema di Fondazioni?), di riforme a costo zero. O si riparte da investimenti, sblocco del turn-over, piano di reclutamento straordinario, ruolo unico della docenza, sblocco del contratto e di tutte le progressioni economiche, politiche attive sul diritto allo studio e inversione decisa sul calo delle immatricolazioni o possiamo vantarci che l’FFO arrivi a metà anno in corso invece che al 31 dicembre ma si completa il programma della destra di una università elitaria, non democratica, inadeguata a sostenere un processo di uscita dalla crisi”.

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