Una storia sbagliata

Una storia sbagliata

Storia diversa per gente normale

storia comune per gente speciale

cos’altro ti serve da queste vite

ora che il cielo al centro le ha colpite

ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

Così cantava Fabrizio De Andrè, nel lontano 1980, in una canzone dedicata alla morte di Pier Paolo Pasolini. Quella canzone si intitolava Una Storia Sbagliata, titolo che ispirerà, a ben trentacinque anni di distanza, l’ultimo lavoro di Gianluca Maria Tavarelli. Un film non semplice, sia nell’idea, sia nella stesura, che si propone però di raccontare una storia comune, per gente speciale. Stefania e Roberto (rispettivamente interpretati da Isabella Ragonese e Francesco Scianna) sono una giovane coppia che vive in una Gela tristemente deturpata dal polo petrolchimico costruito negli anni ’70. Lei è un’infermiera che lotta contro l’inquinamento che attanaglia la città, lui un militare impegnato in sempre più frequenti missioni di pace in Iraq. Il loro futuro è reso turbolento dalla lontananza coatta di Roberto, costretto a continue missioni in una terra quanto mai ostica ed aspra. Ma il motivo scatenante, che rappresenta la svolta nel procedere del film, è proprio la morte di Roberto, a causa di un attacco kamikaze. Stefania, ormai incapace di vivere la sua quotidianità, decide di partire per l’Iraq con l’obbiettivo di dare un nome ed un volto all’omicida di suo marito. Caratterizzato da una struttura pluridirezionale, basata su un montaggio che pone la sua forza nei continui flashback che danno ritmo alla narrazione, Una Storia Sbagliata è una vera e propria matrioska tematica. E così, proprio come nel giochino russo, le bambole più grandi, rappresentanti argomenti universali come l’amore o il dolore struggente di fronte alla morte, racchiudono al loro interno miriadi di tòpoi di non minore importanza. Molto forte è, ad esempio, la denuncia politica (ma mai ideologica) che invade trasversalmente la pellicola, a partire dal titolo. Stefania, rincorrendo qualcosa di palesemente irraggiungibile, si confronta con un popolo ed una situazione societaria in realtà molto simile a quella del suo paese natìo, giungendo di fatto alla consapevolezza di essere di fronte a degli uomini che lottano, soffrono e vivono proprio come lei. In tal senso, Isabella Ragonese si dimostra attrice quanto mai versatile, riuscendo a tradurre al meglio questa maturazione del suo personaggio, passando da una recitazione che, nella prima parte del film, ricorda un po’ quella proposta in La Nostra Vita (2010), mutando poi in una maggior schiettezza espressiva col procedere della storia. L’ultimo di Tavarelli è, nel complesso, un film onesto, che ha il coraggio di inquadrare realtà spesso snobbate dal cinema di casa nostra, anche a causa dell’eccessiva drammaticità di certe tematiche. E’ quindi un film importante che, un po’ come fece 20 Sigarette (2010), sensibilizzerà non poco il pubblico in sala, su aspetti talvolta demonizzati dai media.

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