Torna l’Unità. Per fortuna che c’è Staino

Torna l’Unità. Per fortuna che c’è Staino

Non possiamo che essere felici e contenti che L’Unità sia tornata nelle edicole e anche online. Siamo contenti per i giornalisti, i lavoratori del quotidiano che hanno fatto ogni sorta di sacrificio pur di non abbandonare la  testata ad un destino cinico e baro. Siamo contenti perché  Sergio Staino c’è. Per fortuna. Una bella pagina, tutta per lui, titolata “emergenza migranti”. Quasi un  pugno in un occhio in un giornale che ci ricorda tanto il titolo di un film “La vita è meravigliosa”. Letti alcuni articoli a partire dal “saluto“ di Renzi Matteo, tralasciamo l’editoriale di un tal Erasmo D’Angelis, direttore del quotidiano, staff del premier, per non infierire, non è colpa sua, il giornale ci racconta di una Italia che non c’è.

Renzi Matteo ci racconta un’Italia che non c’è

La solita Italia che il premier e segretario del Pd racconta nelle interviste televisive, nei twitter a mitraglia, nelle veline ( non sono interviste ma  soliloqui ndr), dove tutto va bene, cresce l’occupazione, c’è la ripresa, le aziende prosperano, le riforme vanno avanti, “non cediamo di un millimetro”. Ci verrebbe voglia di parlare, senza offesa per chi  ha ritrovato un posto di lavoro lasciando in cambio qualcosa di sé, sembra una di quelle veline che viene distribuita ai giornalisti amici che possono usarla per raccontare i retroscena con i virgolettati. Renzi ha detto  ai suoi collaboratori e giù virgolette. Scusate, ci siamo persi.

Una storia disegnata e pubblicata dal vignettista nel 1990. Come se fosse oggi

Torniamo a Staino, che ripropone una storia, disegnata e pubblicata su Linus nel 1990, dal titolo “Firenze mi ricordo, era d’estate”. “Se non apparissero i nomi di Zeffirelli e Spadolini, forse non ce ne accorgeremmo”. Già, perché il  primo numero del quotidiano evita di parlare di  attualità. Certo c’è un titolone a tutta pagina “Antimafia Capitale”.  In particolare si punta sulla esistenza di un mondo del volontariato che si contrappone ai mafiosi, ai corrotti, ai corruttori. Cose note, ma vanno sempre bene. Poi  un paginone, anzi due, che accompagna l’editoriale, un articolessa, si dice in gergo, che occupa anche parte della pagina 7.

La “guerra di Liberazione” del presidente del Pd e commissario di Roma

Il presidente del Pd, Orfini Matteo, commissario della federazione di Roma, la mette sul drammatico, “Come una guerra di liberazione”, è il titolo del suo articolo. Non sappiamo se lo ha dettato lui o lo ha “pensato” il direttore. Ci viene a mente che per combattere una guerra ci vuole un esercito. Ma Orfini è quello stesso che smantella il Pd, eliminando i Circoli, sostituendoli con una sezione per ogni Municipio. Dimenticavamo. C’è anche un accenno al sindaco Marino. Lo si nomina soltanto perché, come è noto, non è gradito, anzi è proprio sgradito a Renzi. Si ricorda che c’è un “governo che fa sul serio la sua parte, c’è un sindaco onesto che sa che nessun uomo solo al comando ce la può fare”. Pare che questa ultima battuta, dicono alcuni collaboratori del premier, non sia stata accolta troppo bene dal Matteo. Lui all’uomo solo al comando ci tiene eccome. È lo slogan della sua vita.

La cronaca dell’Expo affidata al ministro Martina

Ci viene da chiederci, ma il volontariato a Roma era proprio il grande tema di questi giorni? Forse no, visto quello che accade in Europa o meglio nel mondo. Ma un giornale che affida la cronaca dell’Expo al ministro Martina che, se così si può dire, è il gestore dell’Expo non poteva fare altro. Dopo aver segnalato la presenza dominante, il Presidente, nel Consiglio di amministrazione degli uomini del vero proprietario della testata che figura solo come consigliere,  vogliamo di nuovo esprimere felicità e contentezza per il ritorno in edicola del quotidiano. Già, perché in diversi articoli si ricorda la storia dell’Unità, il ruolo che ha avuto, si parla perfino dei diffusori dell’Unità. Ci fa molto piacere.

Si dimentica di dire che l’Unità era il giornale dei comunisti

Solo una dimenticanza: che era il giornale dei comunisti, i comunisti lo portavano nella case, i comunisti lo sostenevano. L’Unità superava anche il milione di copie vendute nelle diffusioni straordinarie. L’Unità è il giornale  che Enrico Berlinguer mostrava ad una folla che si era ammassata  alle Botteghe oscure per celebrare una grande vittoria. Era il “nostro giornale”. Nostalgia? Certo, perché no. Ma la storia, sappiamo, non è il forte di Renzi. E finisce che nessuno oggi nel raccontare la “nuova” Unità osa nominare  i comunisti. Non basta in testata ricordare che è stato fondato da Antonio Gramsci nel 1924. Per fortuna che c’è Staino. Auguri cari compagni, una volta i giornalisti dell’Unità erano orgogliosi di questa loro “diversità”. Comunque auguri.

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