“Terra di mezzo”, il grande banchetto (ma c’è anche chi non si abbuffa)

“Terra di mezzo”, il grande banchetto (ma c’è anche chi non si  abbuffa)

E ora, povero Partito Democratico? Uno li guarda uno a uno, a cominciare da “camicia bianca”, Matteo Renzi (è il segretario del PD, non dimentichiamolo), e a cascata tutti quanti. Stanno facendo pulizia, dicono e assicurano. Appunto: gerundio. Non hanno fatto, stanno facendo. Non è stata fatta, stanno facendo…

Qual è la carne del problema? Si può dire che uno dei problemi principali di Roma è costituito dai reati contro la pubblica amministrazione, a cominciare dalla corruzione? Sì, si può dirlo. Si può osservare che uno dei problemi principali di Roma è costituito da questo tipo di reati ormai da considerare di “massa”? Sì, si può dirlo: a cominciare dalla corruzione;  e poi le colossali frodi in danno degli enti pubblici e dell’Unione europea; fino alla grande evasione fiscale (vedi l’inchiesta sulle spese pazze dei gruppi della Regione Lazio). Cose nuove? Ma no.

La Regione Lazio, versione Polverini. Le denunce dei radicali

Vogliamo ricordarci la storia della Regione Lazio gestione Renata Polverini? I due consiglieri regionali radicali denunciano le “spese pazze” alla regione Lazio che coinvolgono tutti i gruppi rappresentati (do you remember Franco Fiorito, “er batman”?). Il PD, che in questa vicenda è coinvolto fino al collo in un allegro (si fa per dire) consociativismo spartitorio, annuncia che farà un ripulisti, e nessuno degli uscenti, sarà più candidato. Per questo non vengono ricandidati neppure i due consiglieri radicali (che erano stati eletti nelle liste del PD); una bella beffa che chi ha scoperchiato il calderone venga poi, di fatto, punito…Una beffa ancor più beffa se si pensa che un po’ tutti i consiglieri regionali del PD uscenti vengono poi ricollocati, chi al Senato, chi sindaco di qualche città del Lazio…Ecco, un “rinnovamento” di questo tipo, che può produrre? Andiamo avanti. Si fanno le primarie, si predispongono le liste. E cosa dice l’attuale ministro Marianna Madia? Che ha visto in azione un PD associazione per delinquere; e cosa dice Goffredo Bettini, che il PD lo conosce come le sue tasche? Che è l’impero delle lobby affaristiche…

La corte dei miracoli del centro destra di Alemanno

Poi scoppia il primo bubbone di “Mafia capitale” o “Terra di mezzo”. Certo, ci sono i Carminati, tutta la corte dei miracoli del centro-destra di Alemanno; e il PD, quello “vecchio” e quello “nuovo”. Il peggio del “vecchio” ben saldato col peggio del “nuovo”. Che fa, si cambia, si rottama? Lo abbiamo sotto agli occhi, quello che accade. E’ qualcosa di cui ci si accorge solo ora, che non si poteva sapere?

La memoria (brutta cosa la memoria!) porta al 29 novembre 2014, quando ha luogo la Conferenza programmatica del PD romano. A quella Conferenza partecipa anche – fatto insolito – il capo della Procura di Roma Giuseppe Pignatone; che dice Pignatone? Che il rischio più alto che corriamo in Italia, ma specialmente a Roma, è quello che possiamo chiamare il “contatto” e “l’accordo” tra i due cosiddetti “mondi”:  quello della mafia, e quello che mafioso non è. Aggiunge che si registra, da questo punto di vista, un aumento esponenziale della criminalità dell’uno e dell’altro; avverte che può perfino accadere che il contraente più forte non sia, come si è indotti a credere, il mafioso, piuttosto il suo interlocutore: il pubblico amministratore, il grande imprenditore, il pubblico funzionario, il professionista colletto bianco, i faccendieri che ruotano attorno a loro.  Può accadere perché sono loro a controllare il flusso della spesa privata, ma soprattutto quella pubblica; dispongono inoltre delle “competenze”, delle risorse, delle relazioni, che ovviamente i mafiosi da soli non hanno.

La presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso

La presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso sul territorio è una realtà ormai difficile da contestare, anche se non mancano tentativi, ieri e oggi, di negarlo. Vero che siamo in attesa di molte sentenze del tribunale, ma le inchieste comunque documentano ragionevolmente la presenza di almeno un paio di organizzazioni mafiose nella sola Ostia, una delle quali sicuramente collegata con Cosa Nostra; entrambe pronte a fare ricorso alla violenza per controllare le attività economiche e a condizionare i pubblici funzionari. Per non parlare del resto, che attende di essere provato, documentato processualmente; ma che si intuisce, si respira. Certo quello che si intuisce e si respira non è sufficiente alla condanna penale; ma per la riflessione politica basta e avanza. Insomma, Pignatone avverte per tempo che la corruzione è viva e vegeta a Roma, e mina le istituzioni; e lo fa proprio andando nella tana del lupo. Nessuno può dire che non sa. Nessuno può difendersi dicendo che non ha capito. Quelle parole di Pignatone non potevano e non possono essere più chiare, esplicite.

Tra sindaci e consiglieri 132 uccisi dal 1974. Più di 1265 episodi di minacce tra 2013 e 2014

 Un altro elemento, passato pressoché inosservato: oltre il malaffare, c’è un’altra non meno inquietante realtà, messa in luce da una Commissione parlamentare che ha concluso i suoi lavori nel marzo scorso, e si è occupata del fenomeno delle intimidazioni agli amministratori locali: se ne ricava che dal 1974 a oggi in Italia sono state assassinate 132 persone, tra sindaci e consiglieri comunali, a cui vanno aggiunti altri 11 casi molto probabilmente assimilabili. Tra il gennaio del 2013 e l’aprile del 2014 si sono registrati 1.265 episodi tra minacce, aggressioni e più in generale comportamenti violenti verso i principali operatori delle amministratori locali; una media di tre al giorno. Sono quelli che evidentemente pensano che si possa fare qualcosa, e cercano di farlo; e per questo ne pagano le conseguenze. Solo il 182 casi si è riusciti a risalire ai presunti autori. Questa sostanziale impunità, assai più dell’intimidazione stessa, deve inquietare, perché produce paura, incertezza, fa sentire soli chi cerca di fare il proprio dovere.

Infiltrazioni di  stampo mafioso nelle amministrazioni pubbliche

Le indagini giudiziarie documentano come la criminalità organizzata di stampo mafioso cerca di collocare i suoi esponenti nei comuni, nelle amministrazioni pubbliche, nelle società “partecipate” che gestiscono servizi di pubblica utilità; la criminalità organizzata riesce a condizionare l’esito di consultazioni elettorali; nel 2013 si registra un incremento di episodi intimidatori del 66 per cento rispetto a tre anni prima:  si tratta di incendi di automobili private, di abitazioni, di studi professionali, scritte minacciose, lettere anonime, uccisione di animali domestici. Ricordiamocelo, ricordiamolo a quanti sostengono che è tutto un “magna-magna”, una grande abbuffata. Non è così: c’è anche chi non mangia e non si abbuffa; e ne paga le conseguenze. Si potrebbe, forse, cominciare con loro, e da loro.

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