Scuola. Mobilitazione al Pantheon dei docenti indignati. Il governo rinvia e studia il maxiemendamento col voto di fiducia al Senato

Scuola. Mobilitazione al Pantheon dei docenti indignati. Il governo rinvia e studia il maxiemendamento col voto di fiducia al Senato

Mercoledì pomeriggio, nell’alternanza climatica tra sole cocente e gocce di pioggia, centinaia di docenti indignati e arrabbiati si sono ritrovati al Pantheon a Roma, nei pressi del Senato, per gridare nuovamente la loro fiera opposizione al Disegno di legge di riforma della scuola e al ricatto manifestato da Renzi sulla impossibilità della prevista assunzione di centomila precari. Le sigle sindacali della scuola c’erano tutte, dalla Gilda ai Cobas alla Flc Cgil e a Cisl e Uil, ma tanti erano i docenti, soprattutto precari, accorsi individualmente e ancora più indignati. Sul piccolo palchetto sistemato trasversalmente al Pantheon si sono alternate le parole dei rappresentanti dei docenti, di singoli docenti, di sindacalisti, di personalità politiche di opposizione. Il coro era pressoché unanime: non solo si richiede il ritiro del pessimo disegno di legge sulla scuola firmato da Renzi e Giannini, ma si minacciano ritorsioni concrete, alla riapertura settembrina delle scuole, contro il muro ricattatorio opposto da Renzi e dal governo.

L’ultima dichiarazione intemerata di Renzi, per cui non si potrà procedere all’assunzione dei centomila precari delle graduatorie nazionali, perché le opposizioni hanno presentato tremila emendamenti, ha scatenato una sorta di senso comune diffuso tra i docenti, i quali si chiedono perché non si adotti un decreto stralcio, come consigliato più volte e da tempo dalle stesse organizzazioni sindacali. Una docente ci ha confessato: “quando Renzi è diventato primo ministro, ho creduto in lui, nella sua buona volontà di fare le cose per bene, di cambiare davvero per il meglio l’Italia. Oggi sono qui al Pantheon per manifestare la mia profonda delusione. È solo un ragazzino come i nostri studenti: se non si fa come dice lui, strilla e minaccia. Non è così che si governa. Non voterò mai più questo Pd”. Quando le abbiamo chiesto se appartenesse ad un sindacato, ci ha risposto che da sempre è iscritta alla Cisl, e che viene dalla stessa tradizione neopopolare del presidente del Consiglio. Una docente portava invece la bandiera del sindacato autonomo Gilda, molto presente soprattutto nelle scuole primarie. Ci ha detto: “Come maestra, laureata, e come mamma di un figlio liceale, sono più che arrabbiata. Sono delusa e mi sento impotente, perché quella parte politica non ci ascolta, non ha mai voluto ascoltarci, ha fatto solo finta. Eppure, hanno inondato le nostre scuole di circolari, illegittime, sulla buona scuola, di richieste di adesioni, di pareri consultivi. Si sono visti recapitare migliaia di pareri negativi, e non ne hanno tenuto conto. E ora devono pagare il prezzo di questo atteggiamento meschino”. Un professore di Inglese di un noto Liceo romano ci spiega: “siamo tutti uniti, siamo una sola voce, e non era mai successo. Forse solo nel 1968, le mobilitazioni furono accolte e molte cose cambiarono. Dobbiamo tenere duro e non farci prendere dal senso di impotenza e di sconforto. Io so già che a settembre, alla riapertura, cercheremo di bloccare l’avvio dell’anno scolastico se non ci ascoltano”. E infine, un docente esprime il suo allarme sulla preannunciata Conferenza sulla scuola di luglio: “ma le pare che in una chiacchierata tra amici in un giorno solo si possa metter mano alla riforma della scuola? Oltre al danno pure la beffa. È ridicolo. Ma per chi ci prende? Ci vuole, come in Francia, un enorme dibattito pubblico sulla scuola che vogliamo, aperto a tutti, ma davvero a tutti, perché la scuola è affare di tutti”.

La rabbia di Stefano Fassina

Stefano Fassina, deputato della minoranza Dem, ha raggiunto i docenti mobilitati al Pantheon, ed ha espresso la sua solidarietà. Ovviamente circondato da telecamere e taccuini, ha rilasciato molte interviste. Sostanzialmente, ha ribadito quello che pensa da sempre: il Disegno di legge è sbagliato e contiene delle norme che trasformano le scuole in aziende guidate da un amministratore unico, il direttore scolastico, ma la scuola non si può considerare come un’azienda. Ha esplicitamente accusato il premier di voler fare ritorsioni sui lavoratori perché in Senato non si fa come vuole lui, e questo è scorretto da parte del segretario della forza politica che guida il Paese e si dice di sinistra. Aggiunge che una delle cause della sonora sconfitta elettorale del Pd risiede proprio nella incapacità di ascoltare le parti sociali sui temi sensibili e scottanti dell’agenda di governo. È molto probabile che Fassina possa lasciare definitivamente il Partito democratico qualora le scelte del segretario-premier sulla scuola prendessero l’indirizzo sbagliato. Quale indirizzo?

Il governo rinvia la discussione in Senato a martedì e prepara maxiemendamento e voto di fiducia

Nel corso della mobilitazione al Pantheon, si era diffusa la voce, sostenuta anche dall’intervento di Loredana De Petris, capogruppo in Senato di Sel, della volontà del governo di metter fine alla discussione dei tremila emendamenti in Commissione presentando un solo maxiemendamento sul quale porre la questione di fiducia direttamente in Aula, al Senato. Se davvero fosse questa l’intenzione del premier, saremmo in presenza, una volta ancora, di una mossa antidemocratica, e suicida, che conferma il mutamento di funzioni istituzionali cui sta lavorando alacremente da quando è a Palazzo Chigi. Si sostanzia, cioè, quello che temiamo tutti, ovvero la prevalenza funzionale dell’esecutivo sul legislativo, attraverso il ricorso al voto di fiducia su tutte le grandi riforme. Il Parlamento fa il suo dovere e i senatori presentano tremila emendamenti alla mia legge? Ho trovato il modo per uccidere il dibattito, dice Renzi, e le prerogative del Parlamento, un bel maxiemendamento e il voto di fiducia. Naturalmente, questa sorta di trasformazione della Costituzione materiale, che rovescia il rapporto tra potere legislativo e potere esecutivo, dando priorità e nuovi poteri a quest’ultimo, dovrebbe essere attentamente vagliata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, custode dell’unità nazionale e della Costituzione formale. Renzi, anche con le scelte sul Ddl scuola, sta mettendo in pratica un disegno di strisciante annichilimento delle prerogative del Parlamento e dei parlamentari. È ora che qualcuno se ne occupi.

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