Renzi tra De Luca e Marino. Intanto sigla l’osceno accordo europeo contro Tsipras. La minoranza: battaglia sì ma dentro il Pd. Come, dove, quando?

Renzi tra De Luca e Marino. Intanto sigla l’osceno accordo europeo contro Tsipras. La minoranza: battaglia sì ma dentro il Pd. Come, dove, quando?

Contrordine, sconvocato il Consiglio regionale della Campania. Renzi aveva trovato una via di uscita per salvare capra e cavoli,  se stesso e De Luca. I media di regime avevano gioito. Il premier ha lasciato la patata bollente nelle mani di De Luca, veda lui. Niente vero. Non è pensabile che Renzi non si sia consultato preventivamente con il candidato con cui si è giocato buona parte del suo credito, non solo in Italia. Ti sospendo, raccontano i bene informati, ma tu puoi giovarti del parere dell’Avvocatura secondo cui , pur sospeso, puoi nominare il tuo vice e la Giunta. Nel frattempo presenti ricorso. Detto e fatto.

La vicenda De Luca. È il premier che detta la tattica

De  Luca annuncia che si presenterà in Consiglio, seguirà le indicazioni di Renzi. Immediata la protesta delle opposizioni, anche nel Pd c’è chi non è convinto. Ma un sospeso come può presentarsi in Consiglio? Al più potrebbe stare fra il pubblico ma non è consigliabile viste le manifestazioni  di protesta annunciate. La Consigliera anziana, in questa situazione, legge e rilegge, la comunicazione di Renzi. Non si parla del parere dell’Avvocatura. Consultazione con il gruppo di avvocati, si dice folto, consulenti di De Luca. Il consiglio che viene dato è quello di rinviare e il consigliere anziano annulla la convocazione. Ed ora? Si vedrà.

Il premier: il sindaco di Roma se ne deve andare, comando io

Altra battaglia personale di Renzi Matteo contro il sindaco di Roma. In un modo o nell’ altro si deve dimettere, quasi fosse lui il responsabile del “disastro Roma” che  nasce da lontano, diventa bubbone con Alemanno. Ci sarebbe stato bisogno di un Pd forte a sostegno del sindaco, con assessori forti, esperti. Ma il Pd a Roma, e non solo, è un partito di clientele, di notabili. Avviene così che un giorno sì e l’altro pure, Renzi, o direttamente o attraverso qualcuno del suo clan, prende di mira Ignazio Marino. Ovviamente la stampa di regime asseconda. Repubblica in particolare commentando una manifestazione a favore del sindaco annuncia che i presenti erano soprattutto dipendenti comunali e municipali, quasi fossero targati. Tenendo conto che i “capitolini” sono più di ventimila non crediamo che la zelante cronista li conosca uno per uno. Scherziamo, ma ci sarebbe da piangere. Partiamo da queste due notizie perché raccontano l’Italia ai tempi di Renzi.

Uno stato confusionale caratterizza l’Europa mentre esplode la violenza

Pare di vivere in un altro mondo. La realtà è ben altra. Dove ti volti, in Europa, nel mondo, in Africa, nei paesi delle guerre, della fame, della  distruzione e della  morte, delle teste mozzate dai nuovi cannibali, leggi Isis, si vive in uno stato confusionale, la violenza sembra prevalere. L’Europa, se unita, se federata, sarebbe il più grande stato del mondo. Invece le istituzioni europee sono al servizio del grande capitale finanziario. Paesi che fanno parte della Ue non conoscono neppure dove stanno di casa i diritti civili, la libertà delle persone. Occorrerebbe un grande cambio di passo. Ci vorrebbe un vero partito socialista europeo. Ma non c’è, non se ne avverte neppure la traccia, altrimenti non si rischierebbe una frana clamorosa come quella che può essere provocata dal default della Grecia. L’Italia conta sempre meno, solo i media del nostro paese prendono per buone le dichiarazioni di Renzi, “ora alzo la voce”, “ farò la voce grossa”.

Trattati a pesci in faccia sul tema dei migranti, affari vostri vedetevela  voi, facciamo buon viso a cattiva sorte e votiamo un documento, quello che punta ad affossare la  Grecia, campane a morto, che definire osceno è dir poco. Documento sul quale il governo greco, supportato dal Parlamento, ha deciso di proporre un referendum chiedendo al popolo di votare contro. Un ministro francese, socialista, ha definito contraddittoria la scelta di Tsipras. Ma, dice, lui ha chiesto una proroga degli aiuti fino al giorno del referendum, il 5 luglio e poi decide di fare un referendum contro quello che gli chiediamo. Dimentica che il referendum, come dice Luciano Canfora, studioso del mondo classico, “è lo strumento della sovranità popolare, che veniva utilizzato nell’età antica”.

L’accanimento contro Tsipras. I “socialisti” europei, silenti, ne temono il contagio

E l’Italia si accoda con Renzi e il ministro Padoan. Perché questo accanimento contro  Tsipras? Elementare Watson. Perché in questa Europa dove pronunciare la parola socialismo è quasi un reato, nel Pd  ne è di fatto proibito l’uso, Tsipras deve essere punito. Lui e con lui gli spagnoli di Podemos che conquistano le grandi città a partire da Madrid,  sono un pericolo, può venir voglia anche in altri  paesi non di imitarli ma di provare a  ricostruire dal basso una forza di sinistra. A partire dall’Italia. Non è un caso che, sempre Repubblica, titoli un articolo di “analisi”,  “La schizofrenia della Grecia”.  Si riferisce alle politiche proposte da Tsipras che avevano portato Syriza alla vittoria elettorale. “Questa forma di schizofrenia politica, alimentata da un alto tasso di ideologia populista e uno scarso realismo non poteva durare a lungo”. Ci hanno pensato il Fondo monetario, gli altri   paesi europei a dare agli “alieni” greci la lezione che meritano. La colpa di Tsipras, del governo e del parlamento greco è quella di non avere accettato con i fatti, non con le parole la politica di austerità che i cittadini europei, i lavoratori in primo luogo pagano a caro prezzo. Le disuguaglianze aumentano, l’occupazione ristagna, la crescita è fragile, in Italia con crescita dello zero virgola qualche decimale. Non è un caso che negli ambienti del governo, quelli che fanno uscire le notizie con cui costruire i retroscena, si richiami la famosa lettera a Berlusconi da parte della Banca centrale, esemplare ordinativo di austerità a partire dalle “riforme” contro i diritti dei lavoratori. Non il lavoro al centro della iniziativa politica del governo, come detta la Costituzione, ma l’impresa. Il sì di Renzi e Padoan al documento contro la Grecia, è un segno chiaro della politica conservatrice del governo italiano.

Il premier non ha alcuna intenzione di cambiare passo: ancora austerità ma solo per i lavoratori

E qui nasce il vero problema del Pd. Renzi non ha alcuna intenzione di cambiare strada.  Lo aiuta in questo la  sempre più flebile opposizione all’interno del partito a questa deriva, che a partire dalle questioni economiche, da quelle che il premier e il “coro” chiama riforme, portano il paese verso una democrazia autoritaria. Ne ha preso coscienza la minoranza del Pd che si è riunita nei giorni scorsi? Pare di sì, a partire dalla relazione di Roberto Speranza, ex capogruppo, leader di fatto di questa area “bersaniana”, dall’intervento, in particolare di Alfredo Reichlin. Dice una delle menti più lucide del Pd che “il problema non è Renzi ma il pensiero politico che non c’è”.

Reichlin: “Renzi un ignorante. Non può asfaltare i valori del centrosinistra”

E si chiede “cosa c’è dietro di lui?”. Dice che è “un ignorante”, non può asfaltare i valori del centrosinistra e “se lo fa è uno stupido”. C’è da dire che si è preso anche qualche insulto da giovinastri del “giglio magico”.  Comunque, il giudizio di questa area del Pd, presente alla assemblea anche Gianni Cuperlo, è netto. Così non si può andare avanti.  Ma si critica chi ha lasciato il partito, Fassina e Civati, perché  la battaglia si deve fare dall’interno paventando anche il rischio di settarismi, richiamato anche da Reichlin. Ora sgombriamo il campo alla luce dei fatti. Sono centinaia di migliaia coloro che hanno lasciato il Pd, sia come iscritti che come elettori. Fassina e Civati non possono essere certo indicati come settari,  le loro posizioni parlano chiaro. La domanda che viene voglia di fare agli “speranziani”: come,  dove, quando dare battaglia per affermare la smarrita via del centrosinistra? Ci vogliono gli spazi, a partire da quelli parlamentari, aboliti dai maxi emendamenti e dai voti di fiducia. Ci vogliono gli spazi politici aboliti dalla vita di un partito che non c’è, fatto di amministratori locali e parlamentari. Ci vuole la partecipazione degli iscritti per quanto riguarda le piccole e le grandi scelte. Ma quando viene  chiesto di indire un referendum sulla “riforma” della scuola la risposta è stata no. Ancora: in quanti circoli è stato discusso il Jobs act? Speranza, Bersani che non è intervenuto direttamente per non “coprire” Speranza, lo stesso Reichlin che non è molto ottimista, anzi, su un possibile cambio di passo di Renzi, avranno le loro raqioni. Che noi, non adusi ai retroscena, non conosciamo. Auguri. Ne hanno veramente bisogno.

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