Renzi Matteo: “Coalizione asociale”. Ma come si permette. C’ero anch’io. Mi chieda scusa

Renzi Matteo: “Coalizione asociale”. Ma come si permette. C’ero anch’io. Mi chieda scusa

Mi sento offeso, profondamente offeso da Renzi Matteo. Mi ha definito un “asociale”. Ero uno dei più di mille che hanno partecipato alla assemblea della Coalizione sociale. Ho anche preso la parola, mi sono sentito in dovere, quale direttore di questo giornale di dire poche parole, cinque minuti, per porre il problema della informazione, della riforma renziana della Rai, del conflitto di interessi. Una informazione che non informa,  di regime, che utilizza, di nuovo, le veline aggiornate alla nuova tecnologia, una riforma della  Rai spudoratamente al servizio del potere, del governo. Nella mia storia, la battaglia per il diritto dei giornalisti ad informare, la libertà dell’informazione e quello dei cittadini ad essere informati ha avuto una parte importante. Così come, ai tempi dell’università, mi sono ritrovato, a Pisa, nel  movimento studentesco insieme a tanti studenti, da quelli della Scuola Normale, a Franco Piperno, Adriano Sofri, Gianmario Cazzaniga, tanto per citarne alcuni. Le nostre strade si sono poi separate quando proprio nel corso della occupazione della Sapienza di Pisa, Franco e  Adriano lavorano a scrivere le tesi di Potere operaio.

La presenza di Piperno e Scalzone, un pretesto per zittire le minoranze del Pd

Leggere  su autorevoli giornali articoli, che sembrano scritti sotto dettatura, sulla presenza di Piperno e Scalzone alla assemblea della Coalizione sociale, che avrebbe dato un segno inequivocabile ai lavori, fa veramente male. Al cuore e al cervello. Alla intelligenza. Fra l’altro, ci sono strafalcioni, inesattezze, come quella della presenza di Scalzone a Pomigliano, fabbrica Fca ex Fiat quando la sua presenza era a Terni. Quasi fosse un delitto parlare con i lavoratori. Sarà bene ricordare anche che Franco Piperno è un docente universitario, i  suoi testi di Fisica vengono usati dagli studenti. È uno dei più brillanti intellettuali. Non solo  chi ha fatto lo scoop, si fa per dire, non è una “giovane cronista” e chi ha ripreso l’articolo non risulta essere stata presente alla assemblea del Centro Congressi Frentani. Siccome, ovviamente, non c’era neppure Renzi, gli articoli, uno in particolare, sono serviti al segretario premier per  trasformare la parola “sociale” in “asociale”. Un giochino puerile, vergognoso, indegno per uno che si atteggia a capo di governo, zittisce le minoranze del suo partito, le considera comprimari. Lo è tanto più quando ricorda che il Pci, di cui nel Pd restano ancora – ma per quanto? – e vengono da quella storia, fu protagonista nella lotta contro l’estremismo. Per inciso, sarà bene ricordare che proprio Luigi Longo, il capo di quel partito, aprì un dialogo, certo aspro, con i movimenti giovanili, con gli studenti. Così come sarà bene ricordare alle croniste che  Potere operaio, Autonomia operaia, Lotta continua, sono cose diverse. Infine sentire l’invettiva di Renzi  la “asocialità” da parte di chi con un condannato come Berlusconi ha siglato un patto proprio nella sede del Pd, ha esaltato la “figura” di De Luca, strappando l’applauso della Direzione, verrebbe voglia di usare quelle famose parole di Montanelli, “turarsi il naso”. Ma non si può.

Offesi tutti coloro, a partire da Rodotà, che hanno partecipato alla grande assemblea

A me, il capo del Pd deve delle scuse, non mi può definire un asociale. Così come ha offeso persone straordinarie presenti alla assemblea a partire da Stefano Rodotà, il “ragazzo” l’ho definito, per la freschezza e la lucidità del suo pensiero. Ha offeso i giovani, gli studenti che hanno collaborato alla gestione della “due giorni”, chi ha partecipato, chi ha portato il suo pensiero, “libero”, nel confronto vero, reale, appassionato. Delegati sindacali, giovani e meno giovani protagonisti delle lotte nelle fabbriche, negli uffici, nel territorio. Insieme, la passione dei docenti che non mollano, non si accontentano di aggiustamenti, vogliono cambiare il verso alla cattiva scuola. Ora Renzi dice di riunire assemblee nei Circoli. O non aveva detto qualche tempo fa, insieme alla Giannini, che c’era stata una grande consultazione, Circoli compresi? Le bugie hanno le gambe corte. Renzi, come è suo costume, ha bisogno di trovare un nemico. Alle minoranze ha detto che in Parlamento i voti ci sono, sia per la legge sulla scuola che sulla riforma Costituzionale. Voi non servite. Ed ha così evitato anche il voto sulla sua relazione, un lungo assolo. Ma lui è magnanimo, qualcosina si può cambiare. Insomma le minoranze stiano serene. Ed ecco il nemico, Maurizio Landini, asociale numero uno. A  volte, anzi nella storia è capitato spesso, l’uomo solo al comando va a sbattere.

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