Pensionati beffati: restituito solo il 12% della mancata indicizzazione. Aggirata la sentenza della Corte

Pensionati beffati:  restituito solo il 12% della mancata indicizzazione. Aggirata la sentenza della Corte

Una beffa nei confronti dei pensionati, aggirata la sentenza della Corte Costituzionale sui rimborsi, a poche ore di distanza dall’incontro fra Poletti e i sindacati Cgil, Cisl, Uil nel corso del quale è stata concordata l’apertura di un tavolo di confronto permanente per affrontare tutte le questioni sul tappeto fra cui  l’indicizzazione delle pensioni, il decreto sui rimborsi dopo la sentenza della Consulta e la riforma dell’Inps. Un nuovo incontro il 16 luglio. Il governo intenderebbe individuare 4-5 priorità, hanno reso noto i sindacati, su cui  concentrare il dialogo. C’è un mese di tempo per lavorare ad una serie di documenti al tavolo del confronto. Nel frattempo non staranno con le mani in mano e, sentendo odor di bruciato proprio sulla questione dei rimborsi, prevedono la organizzazione di presidi davanti al Parlamento in occasione della discussione sul decreto che sarà predisposto in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale. Bene, anzi male. L’odor di bruciato si materializza. I sindacati avevano fatto presente la loro contrarietà al decreto stante le notizie diffuse su una parziale rivalutazione delle pensioni.

L’Ufficio parlamentare del bilancio: una restituzione assai parziale

E per tagliare la testa al toro viene reso noto dall’Huffington Post un documento dell’Ufficio parlamentare del bilancio (Upb) sulla “rivalutazione delle pensioni dopo il decreto legge 65/2015: effetti redistributivi sulla finanza pubblica”. Si parla di  “una restituzione assai parziale, meno del 12% del totale, della mancata indicizzazione”, facendo presente che “sono concentrate le limitate risorse nelle classi di pensionati con redditi più bassi”.  Ai pensionati con redditi tra tre e quattro volte il minimo (tra i 1.500 e i 2.000 euro al mese) andrà il 67,5% delle risorse stanziate dal Governo (2,8 miliardi di euro lordi nel complesso, 2,2 al netto del fisco). Chi ha redditi da pensioni superiori a sei volte il minimo (oltre 3.000 euro al mese) non avrà alcun rimborso. Complessivamente, rispetto a quanto sarebbe spettato in caso di rimborso integrale, la cifra restituita è minima e si aggira fra 319 euro per le fasce più alte di  pensionati  e 820 per le più basse. La restituzione integrale per il triennio 2012-2014 sarebbe rispettivamente di 3.008 euro e 4.157 euro; il provvedimento restituisce quindi tra il 27,1% e il 7,7% della somma complessiva.

Così è svanito il tanto annunciato “tesoretto”

A fronte di questi numeri, una beffa nei confronti dei pensionati, viene da chiedersi: che fine ha fatto il famoso “tesoretto”, uno dei più eclatanti annunci di Renzi Matteo, in accoppiata con il ministro Padoan.”Il tesoretto è svanito – dice il presidente dell’Ufficio parlamentare del Bilancio Giuseppe Pisauro – con il decreto del governo il margine è svanito.” Ricorda che si trattava di uno “spazio di bilancio virtuale e tutto da confermare nel corso dell’anno”. Critica l’utilizzo “un po’ spregiudicato” da parte del governo. “L’Upb – ha affermato – è stato tra i più netti nel valutare l’eventuale utilizzo del tesoretto nel consigliare di riconsiderare tutto quando i conti sarebbero stati più stabili”.  Ma la tentazione della politica degli annunci, come noto, fa parte del dna di Renzi Matteo.

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