Papa Francesco e l’Enciclica ‘verde’: “Il popolo ha pagato per il salvataggio delle banche”

Papa Francesco e l’Enciclica ‘verde’: “Il popolo ha pagato per il salvataggio delle banche”

Davanti ai rischi legati ai cambiamenti climatici e alla prospettiva di possibili guerre per le risorse che si stanno esaurendo, Papa Francesco lancia un grido d’allarme: “è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti”. Nella sostanza si concretizza in poche parole, in meno di una cartella dattiloscritta, come si diceva una volta, il pensiero del Pontefice, parole che incardinano l’Enciclica “Laudato sii”, Enciclica che necessita di 190 pagine per farsi comprendere ed essere trasmessa dai media al mondo. Le parole di Francesco sono dirompenti per i ricchi e per tutti coloro che detengono la gran parte delle risorse del nostro pianeta: “è prevedibile – dice Francesco – che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni”. Poi l’appello sui migranti che pagano con la vita la fuga dai loro Paesi. “La miseria – scrive ancora il Pontefice – è aggravata dal degrado ambientale, mentre purtroppo c’è una generale indifferenza di fronte a queste tragedie (quelle dei migranti e dei rifugiati ndr), che accadono tuttora in diverse parti del mondo”. Francesco ha poi trattato, nel suo lavoro, uno dei temi più attesi, che aveva provocato, nelle ultime ore, anche la ‘cacciata’ dalla Sala Stampa Vaticana, per aver violato l’embargo su questa notizia, del vaticanista de l’Espresso, quello legato ai cambiamenti climatici.

“È irresponsabile, afferma il Pontefice, non limitare in modo drastico le emissioni di gas serra che numerosi studi scientifici indicano come il fattore principale. Ha inciso anche l’aumento della pratica del cambiamento d’uso del suolo, principalmente la deforestazione per finalità agricola”, rincara Bergoglio che evidenzia e mette sotto accusa il sistema economico mondiale, che è in mano ai soliti noti: le banche e le istituzioni finanziarie: “Il debito estero dei paesi poveri si è trasformato in uno strumento di controllo, non accade la stessa cosa con il debito ecologico”. Poi giù, ancora più duro e preciso: “Il salvataggio a ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura”. Infine la speranza e la proposta: “Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana”.

 

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.