Oltre il giornalismo spazzatura. Repubblica e Huffington Post, invenzioni e giudizi gratuiti

Oltre il giornalismo spazzatura. Repubblica e Huffington Post, invenzioni e giudizi gratuiti

C’era una volta il “giornalismo spazzatura”. Cialtronesco più che di regime. Perché loro, i giornalisti erano di regime, il regime anzi. Classe privilegiata, circoli della stampa invece del sindacato. Il contratto di lavoro ? Ma a che serviva?  Arrivava la velina ed eri a posto, non c’era  bisogno di lavorare, nel senso di seguire avvenimenti, cercare la notizia, fare inchieste. Tutto ti veniva servito su un piatto d’argento. Il cinegiornale era un esemplare. Poi arrivano tempi in cui le vacche grasse diventano sempre più magre. Gli editori, spendaccioni, industriali, banchieri, mondo della finanza, piduisti, massoni, cominciarono a tirare la cinghia. Non avevano più bisogno del loro giornalismo spazzatura. Certo, non tirarono i remi in barca, carta stampata, poi radio, televisione erano sempre utili ma in molti si resero conto che potevano anche far da soli, direttamente con il governo, la Dc, il quadripartito dal quale poi si passerà al centrosinistra craxiano. Insomma che i giornalisti calassero le penne. Il rischio di rimanere spellati  provocò una scossa. I giornalisti cominciarono a rendersi conto che serviva un vero contratto, per tutelare il loro lavoro. Ci si misero d’impegno, un gruppo di giornalisti che cominciò  a porre il problema della contrattazione come un momento fondamentale per garantire la libertà di informare. Erano giornalisti di diverso orientamento politico, cattolici democratici, socialisti, comunisti, liberali, repubblicani, radicali. Altri tempi, nascono i comitati di redazione dietro la spinta dell’autunno caldo, dei consigli di fabbrica.

Non vale più il diritto dei giornalisti ad informare e quello dei cittadini ad essere informati

Ma non poteva bastare. Si domandarono: la nostra libertà di informare non è un hobby, ma un diritto che riguarda anche i cittadini. E nacque il diritto dei giornalisti ad informare e il diritto dei cittadini ad essere informati. Leggi articolo 21 della Costituzione. Il “giornalismo spazzatura” non scomparve ma  si trovò a dover combattere con il giornalismo d’inchiesta, il racconto di una realtà, di un fatto, un avvenimento in cui tu ci mettevi del tuo ma dovevi consentire al lettore di farsi una opinione tutta sua. Una lunga premessa? Forse, ma serve a farci capire meglio i mutamenti che sono avvenuti in  questi venti anni, gli anni berlusconiani che hanno corrotto un mondo che forse attendeva di essere di nuovo corrotto. Al posto del “giornalismo spazzatura”, che pure aveva una sua forza, in negativo, il giornalista si mostrava, aveva il coraggio  della propaganda la più viscerale possibile, oggi siamo al giornalismo che non c’è, il ritorno alle veline, utilizzando i mezzi che le nuove tecnologie mettono a disposizione. Siamo oltre la “spazzatura”, non sapremo trovare una definizione appropriata. Una certezza: l’articolo 21 della Costituzione non esiste.

Fassina a Capannelle: un colorito racconto di Ceccarelli ma non era fra i presenti

 In una fase della vita politica del nostro paese con la sfiducia crescente dei cittadini nelle istituzioni, una fase confusa, caotica, c’è bisogno, come il pane, di una informazione libera, il sale della democrazia. Invece si sta sempre più procedendo su sentieri che ti portano in senso opposto. Tre esempi di queste giornate ci hanno colpito, uno, il più eclatante, protagonista un giornalista che va per la maggiore. Repubblica lo usa per i commenti più vivaci, diciamo così. Avviene che Stefano Fassina partecipa a un dibattito in un piazza della periferia di Roma, invitato da due Circoli, Capannelle, dove si svolge l’incontro con i cittadini, e Anagnina. Sul quotidiano diretto da Ezio Mauro leggiamo, basiti, un articolo di Filippo Ceccarelli.

“Un quartiere desolato e desolante”. Negozi chiusi (alle otto della sera). Ridicolo

 Ci racconta questo incontro, descrive la località, il quartiere, desolato e desolante, alle spalle di Fassina che siede dietro un tavolo “montato  per la strada” con alle spalle il “contenitore dell’immondizia”. Una “bandiera” svolazzante sul tavolo. Non basta: scrive Ceccarelli che “ogni addio ha la sua estetica”: “Quello di Fassina, a Roma Capannelle, offre uno sfondo di lampioni troppo alti rispetto alla case, automobili che passano indifferenti, negozi con le saracinesche chiuse, un’insegna reca la scritta Frutteria italiana”. Ancora: “Forse il vento (ci mancava un accenno di lirismo, ndr), quel soffio antico che smuove le bianche bandiere riscatta un po’ il desolante panorama entro cui si svolge a va in scena”.

E la stoccata contro Fassina: “Un inconfondibile residuato del Pci”

E poi di Fassina dice: “appare più un inconfondibile residuato del Pci”. Bene, bravo. Scherziamo. Noi c’eravamo in quella piazza. Ceccarelli no. Forse ha visto alcune riprese fatte con una telecamerina e poi diffuse da renziani in assetto di guerra. Le sciocchezze cui si abbandona sono molte. Ne evidenziamo alcune: i negozi chiusi perché hanno un orario, Fassina ha parlato dopo le venti. Scrive che passavano le auto. Filippo svegliati. L’incontro era in una piazza, che ci doveva passare? Pensate, c’era perfino una frutteria in questa piazza. Nessun commento a  quel “residuato del Pci”. La vergogna in genere non si commenta. Tanto più vale per un giornalista che non c’è e prende in giro i suoi lettori.

I titolari del dossier Roma in contatto con Palazzo Chigi

 Passiamo al gemello di Repubblica, l’Huffington Post. Uno di nome Alessandro De Angelis, qualifica giornalista, crediamo, manda in scena un retroscena, di quelli che usano oggi, fanno notizia. Il sindaco Marino ha rilasciato una intervista al giornale gemello che ha impegnato una firma di quelle che contano, Concita De Gregorio, già direttore dell’Unità, tornata da tempo alla casa madre. Una bella  intervista, in cui Marino risponde agli attacchi cui è sottoposto, ogni giorno che passa sempre più virulenti. Il sindaco di Roma, fra le altre cose, racconta che ogni notte annota sui dei quaderni ciò che fa nella giornata, chi incontra, le conversazioni, le pressioni che sono state esercitate nei suoi confronti da autorevoli dirigenti del Pd in merito alle nomine di assessori. Ripete che non si dimetterà. Arriva il De Angelis, che  mette fra virgolette parole dure che – dice – filtrano dai titolari del dossier Roma in contatto con Palazzo Chigi. Prima di riportare queste parole ci permettiamo di affermare che se sono veri questi “contatti” si tratta di una cosa gravissima. Sarebbe il caso che il premier smentisse.

Lo “sfratto” di Marino da parte di Renzi non è in discussione

Vediamo queste parole. “Con l’intervista di oggi, Marino ha bruciato ogni soluzione consensuale. Si tratta di capire chi comanda, se Renzi o Marino”. “Il premier tacerà fino alla relazione di Gabrielli. È lì – scrive il DeAngelis – che confida ci saranno gli elementi per sfrattare Marino. Anzi: ne è certo. Relazione che, secondo i ben informati, arriverà attorno a metà luglio, ovvero prima della data prevista. Ma lo sfratto non è in discussione.” Poi dice che Marino ha “esagerato” quando ha detto che “non lo possono eliminare, se ne facciano una ragione. Hanno paura, io no. Non sono di nessuno, e lo so che in politica vale questa regola: se sei di qualcuno ti attaccano, se non sei di nessuno ti ammazzano. Purtroppo io – che non sono di nessuno – non mi ammazzo da solo e non mi lascio ammazzare”.

 De Angelis accusa Marino: Toni “duri e  truci. È andato su di giri”

 Commenta il De Angelis: “Toni crudi”. Non basta ed aggiunge “truci”. Il giornalismo spazzatura al confronto è un gioiellino. Ancora il De Angelis, retroscenista, segugio: “Sono semplicemente irriferibili i commenti del giro stretto di Renzi. Dove ormai – a microfoni spenti, ma ancora per poco – vengono consegnati giudizi poco lusinghieri sulla ‘tenuta psicologica’ di Marino: Non ci sta più con la testa”. Ancora: le  parole dell’intervista vengono classificate alla voce “ricatto” (e non solo sull’impossibilità di sfiduciarlo): non è piaciuto il passaggio in cui il sindaco ricorda che  annota conversazioni pure riservate su taccuini che conserva nel cassetto. Poi il De Angelis emette sentenza: “Il sindaco da qualche giorno è andato su di  giri”. Vista la compagnia, un consiglio a Marino: continui ad annotare.

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