Miracolo italiano: meno produzione ma crescerebbe il lavoro. Girandola di dati fasulli. La ripresa che non c’è

Miracolo italiano: meno produzione ma crescerebbe il lavoro. Girandola di dati fasulli. La ripresa che non c’è

Siamo il paese dei miracoli. O meglio, siccome noi ai  miracoli non crediamo, siamo il paese dei bari. Ogni giorno qualche Istituto fornisce dati. Si accavallano l’uno sull’altro con spiegazioni astruse che nessuno capisce, forse neppure chi le fornisce ad uso e consumo del governo in primo luogo, complici i media di regime con tanto di esperti pure di regime. Cresciamo, cresciamo, torna la fiducia, la ripresa ormai è agganciata, siamo fuori dal tunnel, titoloni a tutta pagina sulle centinaia di migliaia di occupati in più. Renzi, a tutto denti, si trasforma in steward, quelli  che sugli aerei ti ordinano ciò che devi fare in particolare in fase di decollo e di atterraggio. Lui li copia, malamente, strilla “si decolla, allacciate le cinture”. Non serve ricordare che uno zero virgola qualcosa in più è come una goccia d’acqua dolce gettata in mare. Loro, i renziadi, con un coro sempre assordante, ti dicono che dalla crisi siamo fuori, che la deflazione, la recessione  è solo un ricordo del passato. Non basta, ora siamo al miracolo.

I dati resi noti dall’Inps. Aumentano  i contratti a tempo determinato

Stando ai numeri comunicati dall’Inps nel primo quadrimestre 2015 aumentano, rispetto al corrispondente periodo del 2014, le assunzioni a tempo indeterminato (+155.547). Ma aumentano anche i contratti  a tempo determinato, in aprile (+44.817), mentre diminuiscono le assunzioni in apprendistato (-11.685). Sempre l’Inps confessa che sul complesso delle assunzioni e trasformazioni di contratti a tempo indeterminato effettuate nel corso del mese di aprile 2015, oltre il 61% fruisce dell’esonero contributivo triennale introdotto dalla legge di Stabilità 2015 (era intorno al 57% nel periodo gennaio-marzo). Sarebbe interessante conoscere i dati relativi ad altre forme di lavoro, sempre più frequenti, tipo vaucher,  stagionali, altre forme di precariato. Non manca il commento di Renzi: “I dati Inps confermano che è in atto l’inizio della ripresa, ma la strada è ancora molto lunga”.

L’istat annuncia: ad aprile diminuisce la produzione industriale -0,3%

Bene, anzi male. E qui entrano in campo i miracoli. L’Istat rende noti i dati sulla produzione industriale che torna a calare ad aprile dello 0,3 rispetto al mese precedente. Su base tendenziale l’indice corretto per gli effetti di calendario registra un rialzo solo dello 0,1. Nella media dei quattro mesi del 2015 la produzione è diminuita dello 0,1 rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. In particolare segnano una diminuzione i beni intermedi, i beni di consumo e l’energia. Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-6,2%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-5,1%) e delle industrie alimentari, bevande e tabacco (-2,8%). È mai possibile, ci chiediamo, che in un paese dove diminuisce la produzione aumentino i posti di lavoro? E se viene ritenuto possibile si dica che tipo di occupazione è aumentato.

La ripresa la vedono solo Renzi Matteo, i suoi ministri, i media di regime

Non solo, come si fa a parlare di ripresa? O meglio di che ripresa si tratta vista la profondità del baratro in cui siamo caduti? Ancora: di questo passo, l’aumento del Pil pressoché inesistente, quanti anni saranno necessari per tornare ai livelli precrisi?  La realtà è che la ripresa la vedono solo Renzi, i suoi ministri, i media di regime e non viene avvertita dalla stragrande maggioranza degli italiani, quelli,  la ripresa, se la sognano, certo non quelle minuscole percentuali non colpite dalla crisi che detengono il 40% della ricchezza nazionale. Non ci credono e non ci sperano, non vanno più a votare, la sfiducia nei partiti diventa sempre più sensibile. Si chiede la Cgil in un articolo su Rassegna sindacale: “E i salari, i consumi, individuali e collettivi, gli investimenti, il benessere, l’equità sociale, il progresso, lo sviluppo? Occorre, dunque, interrogarsi sul significato stesso di ripresa. Per farlo, possiamo affrontare la questione dal punto di arrivo, anziché da quello di ri-partenza: l’uscita dalla crisi avviene quando sono state disinnescate le cause all’origine della crisi”. Siamo lontani, molto lontani. Non sarà questo governo ad avvicinarci alla vera ripresa. Di questo passo neppure un miracolo ci farà uscire da una situazione sempre più pesante, difficile, con milioni di disoccupati, di persone che non cercano il lavoro tanto sono sfiduciate, dei 15 milioni di poveri.  Assistere costoro, assicurare un minimo vitale, chiamiamolo come vogliamo, per Renzi Matteo è cosa riprovevole, non di sinistra, dice. Ma per il segretario del Pd cosa è di sinistra? Sarebbe interessante conoscerlo. Il suo motto sembra sempre più diventare “se è di sinistra evitalo”.

 

 

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