Ministro Poletti, ma non lo sa che non è lecito spiare i lavoratori?

Ministro Poletti, ma non lo sa che non è lecito spiare i lavoratori?

Silenzio assoluto del governo, a partire  dal ministro Poletti, sui controlli a distanza dei lavoratori come da decreto attuativo del Jobs act, a fronte della denuncia da parte dei sindacati. Solo una nota “tecnica” del ministero redatta, visto il taglio, evidentemente dall’autore della norma in questione. È stata la Cgil, con una durissima dichiarazione della segretaria confederale, Serena Sorrentino, a scoprire  che si autorizzano i datori di lavoro, i padroni, è la parola da usare, che ci avevano provato più volte senza mai riuscirci, a controllare i dipendenti. Ci voleva un governo presieduto dal segretario del Pd, nel quadro dello smantellamento dello Statuto dei lavoratori, per trasformare in  legge una norma così odiosa, malgrado l’altolà arrivato dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa di cui l’Italia fa parte.

Camusso: “ è uno spionaggio nei confronti dei lavoratori”

Il governo, preso con il sorcio in bocca, come si dice a Roma, tace, nessuno fiata. La Cgil torna a farsi sentire. Susanna Camusso non usa mezzi termini: “è uno spionaggio nei confronti dei lavoratori. Se uno viene autorizzato a entrare nei mezzi di comunicazione che usano le persone, è difficile non definirlo Grande Fratello”. Ribadisce la contrarietà dei sindacati. Così il segretario della Cgil, Susanna Camusso, commenta l’introduzione dei controlli a distanza nel decreto attuativo del Jobs Act, ribadendo la forte contrarietà dei sindacati. “Non ce l’aspettavamo – dice – mi sembra evidente che per tante ragioni ci sia un abuso rispetto alle norme di diritto che esistono sulla privacy delle persone”. Annuncia che la Cgil darà battaglia insieme agli altri sindacati a partire dalle commissioni parlamentari dove approda il decreto. Poi si passerà alle Autorità che tutelano il lavoro, non esclusi ricorsi giudiziari.

Una idea sconvolgente della vita delle persone. Il lavoro è sempre più merce

“Siamo di fronte a una idea sconvolgente della vita delle persone – ha sottolineato Camusso nel corso di un  convegno sulla pubblica amministrazione – il lavoro è sempre di più una merce giocata al ribasso. È  l’ennesima conferma di un disinvestimento sul lavoro. È la conferma che tutte le affermazioni di lotta alla precarietà sono negate dalle modalità concrete con cui si impedisce ai lavoratori di essere persone libere”. Con questo decreto si modifica l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori che impediva di usare apparecchiature video per controllare i lavoratori. La formulazione  attuale, voluta  dal governo, autorizza la installazione di telecamere per il controllo a distanza, senza neppure informare le organizzazioni sindacali aziendali. Basta il via libera delle Direzioni del lavoro, organi  che rappresentano il ministero  sul territorio. Controlli sono previsti anche sulla strumentazione necessaria per lavorare, pc, tablet,  smartphone o navigatori gps.  Non solo controllo sui lavoratori ma anche prova da esibire in caso di  giudizio. “È una norma molto preoccupante, ricorda la discussione sui sistemi di controllo americani sui singoli Stati che non i temi del lavoro -sottolinea Camusso – siamo di fronte a un’idea della vita delle persone davvero sconvolgente”. Il segretario della Cgil accusa il governo: “ non si tratta solo di una mancanza di dialogo – sottolinea – ma è la conferma di una idea di investimento sul lavoro, l’idea di un lavoro come pura merce giocata al ribasso”.

Dal Consiglio di Europa un esplicito divieto ai datori di lavoro di spiare i dipendenti

Ancora: “Il decreto sulle semplificazioni conferma che tutte le affermazioni sulla lotta alla precarietà sono negate da modalità concrete con cui si impedisce al lavoratore di essere una persona libera.  Mi pare basterebbe avere un po’  di rispetto per le persone per sapere che la norma non va bene”. Del resto dal Consiglio di Europa arriva  un esplicito divieto ai datori di lavoro di “spiare” i dipendenti e di interferire nella loro vita privata. Si tratta di una “raccomandazione” del comitato dei ministri del Consiglio d’Europa  tesa a proteggere la privacy dei lavoratori a fronte ai progressi tecnologici . Non è una norma vincolante ma ha un valore di non poco conto, perché potrà essere usata davanti ai tribunali nazionali, e poi eventualmente alla Corte di Strasburgo, da chi ritenga violata la sua privacy.

Il lavoratore ha sempre diritto a sapere quali dati il padrone sta raccogliendo

 Il Consiglio d’Europa – sintetizza una nota dell’Ansa – afferma che ai datori di lavoro è vietato usare qualsiasi tecnologia al solo scopo di controllare le attività e i comportamenti dei dipendenti, ma soprattutto che nel caso si renda necessario utilizzare telecamere, o altri sistemi di sorveglianza, questi non dovranno mai essere posizionati in zone dove normalmente i dipendenti non lavorano, come spogliatoi, aree ricreative, o mense. Un altro aspetto molto importante della “raccomandazione”:  il lavoratore ha sempre il diritto di sapere quali dati il padrone sta raccogliendo su di lui e perché, e ha anche il diritto di visionarli, di chiederne la correzione, e addirittura la cancellazione.  Vengono anche elencate  tutte le informazioni che un datore di lavoro non può chiedere al dipendente o a chi vuole assumere e i limiti che deve rispettare nel comunicare, anche all’interno della stessa azienda, i dati raccolti.

Ci domandiamo e domandiamo al ministro Poletti se era a conoscenza di questa raccomandazione. Ma per un uomo di sinistra c’è bisogno di una “raccomandazione”  del Consiglio di Europa? Non gli fa ribrezzo che un padrone spii il lavoratore?

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