Le trattative sulla Grecia. Il punto. Il governo Tsipras: senza accordo, torniamo al voto in Grecia

Le trattative sulla Grecia. Il punto. Il governo Tsipras: senza accordo, torniamo al voto in Grecia

I ministri finanziari dei 19 paesi dell’eurozona sono chiamati ad un difficile incontro giovedì a Lussemburgo, perché in ballo vi è la soluzione della crisi di liquidità della Grecia. Questa volta si dovrebbe fare sul serio, nel bene o nel male, perché la data del rimborso di 1,6 miliardi di euro dovuto dalla Grecia al Fondo Monetario Internazionale sta per scadere, e senza il prestito di 7,2 miliardi, sarà difficile che Atene possa riuscire ad onorarlo in tempo. Le speranze di una soluzione positiva per il via libero all’accordo, secondo alcune cancellerie europee, sono ormai ridotte al lumicino, e sembra farsi strada il timore di una perdita del controllo dei capitali e della messa in gioco della presenza della Grecia nella UE. Sia i greci che i paesi dell’eurozona attendono gli uni dagli altri la mossa decisiva, per chiudere in fretta le frizioni tra le misure di riforma presentate dalla Grecia e quanto i creditori impongono. L’insistenza di Atene sulla necessità di ritardare il debito, e la riluttanza di molti paesi europei ad accettarlo, possono condurre ad un pericoloso impasse. Se così fosse, la riunione dell’eurogruppo si chiuderebbe in fretta e con un nulla di fatto.

Il discorso di Merkel al Bundestag

Intanto, giovedì mattina, dinanzi al Bundestag, il Parlamento federale tedesco, la cancelliera Angela Merkel ha tenuto un discorso molto impegnativo e favorevole alla Grecia. In sostanza, la Merkel ha detto al Parlamento tedesco che l’accordo può essere raggiunto e che gli sforzi della Germania sono tesi alla permanenza della Grecia nell’eurozona. Merkel è stata più volte interrotta dalle intemperanze dei falchi contrari alla Grecia, ma ha voluto rassicurare che farà di tutto per garantire l’implementazione delle riforme in Grecia. “Sono ancora convinta”, ha detto Merkel, “che laddove c’è la volontà, là c’è anche la strada giusta. Se i responsabili del governo greco manifestassero la volontà, sarebbe ancora possibile un accordo con le istituzioni creditrici”. Ed ha aggiunto: “La Grecia aveva intrapreso il giusto cammino, che però non è stato ultimato. Ha tradito gli impegni sulle necessarie riforme strutturali. Auto responsabilità e solidarietà vanno a braccetto”.

La posizione dei francesi favorevole alla Grecia

Più netta la posizione del ministro francese alle Finanze, Michel Sapin, che ha acutamente alzato il tono sulla riunione di giovedì dell’eurogruppo, perché ha avvertito – nemmeno ve ne fosse nuovamente bisogno – che se Atene lasciasse l’euro e la UE sarebbe “una catastrofe totale”. La Francia farà il possibile per trovare un accordo, anche all’ultimo momento, ed ha aggiunto in un’intervista alla radio France Info che “lotteremo fino alla fine per trovare l’accordo con la Grecia”. Una posizione assai saggia, che speriamo possa essere seguita dalla maggioranza dell’eurozona, ivi compresa l’Italia, che sulla questione Grecia preferisce non esporsi.

Il pessimismo di Varoufakis

Il commento del ministro greco alle Finanze, Yanis Varoufakis, è abbastanza votato al pessimismo. In una intervista concessa giovedì mattina a ITN News, ha detto di non attendersi l’accordo giovedì, per quanto ormai il tempo si è ridotto drammaticamente. “È la ventitreesima ora”, ha detto Varoufakis. “Le uniche proposte sensibili ora sul tavolo del negoziato sono quelle che abbiamo presentato noi. Dall’altra parte non ci ascoltano”. L’altra parte insiste invece sul fatto che debba essere la Grecia a spingersi per la soluzione di questa lunghissima e tragica situazione.

L’incontro dell’eurozona è previsto per la serata di giovedì, ma gli incontri bi e trilaterali avranno inizio fin dalla mattina, soprattutto per cercare di rabbonire quei paesi, come il Portogallo, la Spagna, la Slovenia, che potrebbero impedire, per ragioni di politica interna, una soluzione positiva e la sigla dell’accordo.

Il governo greco: senza accordo, nuove elezioni legislative o referendum sull’euro

 

Intanto, dalla Grecia, il governo fa sapere attraverso una dichiarazione del capo dei suoi negoziatori Euclid Tsakalotos, che qualora non vi fosse accordo giovedì, il popolo greco verrebbe chiamato al voto, o attraverso un referendum, o attraverso nuove legislative. “La nostra posizione”, ha specificato il negoziatore greco, “è che se abbiamo un piano economicamente accettabile che non crea recessione e non continui nella trappola del debito, allora firmeremo. Se non fosse così, dobbiamo tornare dinanzi al popolo greco, perché non abbiamo alcun mandato a lasciare l’euro, cosa che sarebbe la peggiore delle eventualità. Consulteremo il popolo greco, perché il nostro mandato era per il miglior accordo possibile dentro l’euro, visto che siamo europeisti. Ma se l’Europa dovesse dirci, fate quel che vi pare, votate per quel che volete ma alla fin fine, le politiche sono quelle, allora dovremmo riconsiderare col popolo greco cosa fare”.

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