La crisi c’è e si vede. In Lombardia da gennaio licenziati 2.503 metalmeccanici

La crisi c’è e si vede. In Lombardia da gennaio licenziati 2.503 metalmeccanici

L’economia reale continua a perdere colpi. Non solo nel Mezzogiorno dove le poche zone industriali si vanno desertificando con aziende che chiudono. Anche nel Nord i numeri veri che riguardano in particolare i lavoratori in carne e ossa smentiscono facili ottimismi. Non c’è aumento della occupazione, che esiste solo nella fantasiosa elaborazione di dati che escono di volta in volta da Istat e Inps rivisti e corretti da questo o quel ministero, a  partire ovviamente da quello del Lavoro. Prendiamo il settore metalmeccanico in Lombardia, “esemplare”, in senso negativo, dello stato del nostro apparato industriale. Dice Mirco Rota, segretario generale della Fiom Cgil Lombardia: “Di sicuro si è raggiunto un livello di stabilizzazione per quanto riguarda il ricorso alla messa in mobilità e alla cassa integrazione, cui però non fa da contraltare un aumento dell’occupazione. Altro che fuoriuscita dalla crisi, la febbre rimane alta. Se è vero che il ricorso agli ammortizzatori sociali si è allineato nell’arco del biennio, lo stesso non si può dire dell’andamento della disoccupazione e della crescita”. Vediamo i numeri veri: nello scorso mese di maggio in Lombardia sono stati messi in mobilità 388 lavoratori del settore metalmeccanico. Dall’inizio dell’anno sono 2.503 i licenziamenti tra le tute blu (dato riferito alla media e grande impresa di dodici comprensori, sostanzialmente equivalente a quello registrato 365 giorni fa).
Siamo in presenza di una sostanziale flessione, sia rispetto al mese di aprile 2015 (502 licenziamenti), sia rispetto all’anno precedente, quando a perdere il lavoro furono in 739 tra operai e impiegati. Tra le province più colpite spicca ancora una volta Milano, che ingloba più della metà dei licenziati ed è in linea con i numeri del 2014.

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