Jobs act. Odiose sorprese, dopo lo spionaggio discriminazioni nei confronti dei disabili

Jobs act. Odiose sorprese, dopo lo spionaggio discriminazioni nei confronti dei disabili

Non bastava l’eliminazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori consentendo ai padroni libertà di licenziamento, non bastavano  24 mila euro in tre anni, sempre ai padroni, per assumere dipendenti. O meglio per trasformare contratti precari in contratti a tutele crescenti con la possibilità del licenziamento facile visto che le tutele sono state gettate via. Non bastava il controllo a distanza, sul lavoro che  fai, anche sul telefonino che uno porta con sé, spionaggio che sconvolge la vita di una persona come ha denunciato Susanna Camusso. A niente valgono le “precisazioni” ministeriali. Se possibile aggravano ancor più la situazione. Sfogliando le tante pagine dei decreti attuativi le sorprese, in negativo, non mancano. L’ultima riguarda le discriminazioni contro i disabili, una norma la più vergognosa, di nuovo denunciata dal segretario generale della Cgil. Non solo. Invece di semplificare la normativa sul lavoro, cavallo di battaglia della propaganda di Renzi, trasmessa al suo ministro Poletti, tutto si complica, pagine e pagine che devono essere lette con grande attenzione, spesso volutamente incomprensibili. Non solo, anche il più esperto dei giuristi del lavoro rischia di trovarsi in difficoltà, tanti sono i pasticci, gli imbrogli che si nascondono dietro  frasi volutamente attorcigliate.

Dai decreti un solo obiettivo: attaccare i diritti dei lavoratori

Sembra, insomma, che i decreti siano stati scritti avendo in mente un solo obiettivo: attaccare i diritti dei lavoratori, rendere possibile ciò che per tanti anni è stato impossibile, sia per l’opposizione dei sindacati, della Cgil in primo luogo, da ricordare i tre milioni in piazza a difendere lo Statuto, le battaglia parlamentari delle forze di sinistra. Ora proprio un partito, il Pd, che di quella storia è parte, segretario e presidente del Consiglio, si fa responsabile di operazioni che hanno il sapore della destra. Sempre contro i lavoratori, cosa mai osata, nei termini attuali, neppure dalla peggiore Dc. Sconfitti anche i ripetuti tentativi negli anni del berlusconismo portati avanti da personaggi come Sacconi, per dirne uno, oggi, insieme a Ichino, un ex poi rientrato. Ora gongolano perché le loro operazioni illiberali sono diventate patrimonio dei Democratici, della maggioranza renziana.

Camusso: arriva una nuova scoperta, forse la peggiore, perché colpisce i portatori di handicap

“Arriva ora una nuova scoperta, forse la peggiore, perché colpisce i disabili– dice Susanna Camusso – “ieri il Grande Fratello, oggi una norma di civiltà, che doveva dare diritti e integrazione alle persone portatrici di handicap, crea invece  nuove discriminazioni: è un’ingiustizia soprattutto per i disabili più gravi”. Le aziende infatti potranno scegliere i disabili da assumere, con chiamata nominativa, evitando di rispettare la graduatoria delle liste speciali dei Centri per l’impiego, stilata in base alle percentuali di gravità degli handicap. È quanto prevede l’articolo 6 del Jobs act, contenuto  nei decreti attuativi della legge di riforma del mercato del lavoro, che va a modificare la legge 68 del 1999, la legge per il diritto al lavoro dei disabili. In concreto – spiega Virginio Massimo, presidente della associazione “Tutti nessuno escluso”, “tra un disabile al 20 e un altro al 60% l’azienda sceglierà il primo, meno grave. Significa che tra un disabile fisico e uno psichico, probabilmente la scelta cadrà sul primo. Insomma, parliamo di una discriminazione in ogni caso odiosa”.

Salva del tutto la riserva di posti prevista fino ad oggi. Interessate 700 mila persone

Vediamo cosa cambia rispetto alla attuale normativa. Lo spiega Nina Daita, responsabile nazionale Cgil per le politiche della disabilità: “La legge attuale obbliga tutte le imprese, sia pubbliche che private, tranne quelle sotto i 15 addetti, a riservare delle quote ai lavoratori disabili: fino a 50 dipendenti, si tratta di uno o due posti, che salgono al 7% della forza lavoro nel caso di aziende più grandi. Una prescrizione  largamente disattesa,  niente ispettori, niente sanzioni, ma di certo non s’incentiva una norma discriminando e lasciando mano libera alle imprese”. Alcune assunzioni nominative sono possibili già oggi, scegliendo nelle liste speciali senza obbligo di rispetto della graduatoria (le imprese fino a 50 addetti per il 50%, quelle con più di 50 dipendenti fino al 60), “ma adesso – denuncia Daita – tale riserva salta del tutto e noi temiamo una vera e propria deregulation. L’impresa arriverà a scegliersi i più sani tra i meno sani, un fatto gravissimo per noi”. Da aggiungere per rendere ancora più odioso il comportamento del governo che  gli iscritti nelle liste speciali dei Centri per l’impiego sono quasi 700.000. Per il loro collocamento, il governo ha stanziato circa 20 milioni nel 2014, risorse ritenute largamente insufficienti dalle associazioni di sostegno.

Share

Leave a Reply