“L’Europa nasce o muore nel Mediterraneo”. Il 20 giugno a Roma la mobilitazione dei sindacati

“L’Europa nasce o muore nel Mediterraneo”. Il 20 giugno a Roma la mobilitazione dei sindacati

Mentre ai confini tra Italia e Francia, continua, con gravi responsabilità del governo di Parigi, lo stillicidio sul far passare, o meno i profughi che da giorni stazionano alla frontiera di Ventimiglia, in Italia la Cgil prende una posizione netta e critica duramente l’Unione Europea che, sull’assistenza ai profughi è lontana anni luce dalle reale emergenza. Chiara la posizione del responsabile dell’area delle politiche europee del Sindacato di Corso Italia, Fausto Durante che annuncia la prossima manifestazione dedicata ai migranti ed ai loro diritti in programma a Roma il prossimo 20 giugno. “L’Europa nasce o muore nel Mediterraneo” è il titolo della manifestazione nazionale dei sindacati, che avrà il supporto della Ces. L’emergenza immigrazione è stata al centro della conversazione tra il responsabile dell’area politiche europee e internazionali della Cgil, e Italia parla, la rubrica quotidiana di Radioarticolo 1.

Profughi sugli scogli a Ventimiglia e situazioni critiche a Roma, Milano ed alle frontiere del Friuli Venezia Giulia

Profughi sugli scogli a Ventimiglia, alla frontiera in Friuli Venezia Giulia, nelle stazioni di Milano e Roma: “Una tragedia senza fine – rileva il dirigente sindacale –, accompagnata dall’assenza di coordinamento e dal rimpallo di responsabilità tra amministrazioni centrali e locali, da fenomeni di grande generosità, ma anche da gesti di rifiuto di stampo razzista e pseudofascista da parte di rappresentanti della Lega, che invocano soluzioni impraticabili da ogni punto di vista e solleticano istinti primordiali nella pancia della gente, appellandosi a misure di tipo securitario e d’identità nazionale, mentre Alfano finge di sbattere i pugni sul tavolo e Renzi minaccia l’Europa con improbabili piani B. La verità è che la politica sta dimostrando tutta la sua incapacità nel gestire un fenomeno del genere su scala nazionale. E non mi pare che sotto il profilo dell’accoglienza si stia facendo il possibile, verso persone, che, è bene ripeterlo, non scappano per divertimento e non vengono per turismo, ma fuggono da fame, miseria, guerre e persecuzioni, e hanno bisogno di sapere se nella civilissima Europa c’è ancora un’idea di diritto ad accogliere la gente con spirito umanitario. Intendiamoci, l’incapacità di rispondere al fenomeno migratorio non è solo nostra: sulla stampa di oggi, l’ex ministro della Cultura, Jack Lang, ma anche l’economista Jean Claude Fitoussi, criticano la Francia per le politiche protezioniste di chiusura adottate dal governo socialista di Francois Hollande”.

C’è una mancanza complessiva di visione da parte dell’Europa

“Credo vi sia una mancanza complessiva di visione da parte dell’Europa, quella che Bauman chiama il trionfo della paura – prosegue l’esponente Cgil –. Siamo in un meccanismo per cui abbiamo l’impressione che dietro il grande numero di spostamenti di milioni di esseri umani ci sia un rischio per il nostro benessere e stile di vita. In tutto questo, c’è una grande ipocrisia di fondo, perché noi facciamo finta di dimenticare che solo grazie all’apporto di milioni di lavoratori immigrati in tutti paesi Ue negli scorsi decenni abbiamo potuto continuare ad assicurare prosperità e ricchezza alle nostre società. Ci vorrebbe quella capacità di apertura e inclusione che ha fatto dell’Europa il sogno dei decenni passati e che oggi, al contrario, drammaticamente manca, perchè stanno prevalendo le politiche neoliberiste e di austerity, che si traducono in egoismi, tensioni sociali ed emerge la paura del diverso. Fino a qualche settimana fa, i decisori Ue sbandieravano grandi virtù, con una redistribuzione su scala europea di un certo numero di migranti per quote fisse per ogni singolo paese, mentre oggi qualche Stato ha addirittura chiuso Schengen, rimettendo pavidemente in discussione tutto quel che avevano approvato. L’incapacità di procedere sul terreno dell’integrazione riguarda tutte le sfere della vita europea, e non è un caso che sono finite in mezzo al guado anche la moneta, il fisco, la politica estera ecc.”.

Lo stretto collegamento tra il caso greco e quello dei migranti

“Non c’è dubbio – secondo Durante – che tra i migranti e il caso greco vi sia uno stretto collegamento. L’idolatria neoliberista ha portato anche l’economia dell’Unione a uno stallo pericoloso. Ancora oggi, vediamo misure a carattere sociale che il governo Tsipras vorrebbe adottare per salvaguardare le condizioni di vista e di lavoro di fasce sempre più povere di popolazione, considerate una deviazione intollerabile rispetto ai sacri princìpi del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale, della Commissione europea. Su questa stessa logica si sta lavorando per l’immigrazione. Ragion per cui, ogni Paese ha ricominciato a innalzare barriere e confini, mentre, secondo noi, oggi bisogna pensare alle persone, perché sono esseri umani quelli che arrivano sulle nostre coste, dopo aver attraversato il Mediterraneo in condizioni disumane, quando va bene, ed essere stati in balìa di organizzazioni criminali, che non si fanno scrupolo di far traffico di uomini, donne, vecchi, bambini, sotto lo sguardo silenzioso della civilissima Europa. Perciò, la nostra manifestazione del 20 giugno sarà incentrata sulla solidarietà e potrà contare anche sulla rete che abbiamo costruito in questi mesi con il supporto della Ces, con la partecipazione dei sindacati spagnoli delle Comisiones obreras e dell’Ugt, coi quali da tempo c’è sintonìa in tema d’immigrazione”.

La volontà di estendere una visione comune dell’emergenza anche a tutti i sindacati europei

“Cercheremo di estendere tale visione comune – ha aggiunto il sindacalista – anche a Francia, Grecia e un po’ a tutti i sindacati del Mediterraneo. Quel che cerchiamo di costruire – la Ces ha presentato un apposito piano alla Commissione Ue -, è un network tra tutti i sindacati del bacino. Su questo, stiamo approntando un documento congiunto, che includa anche le sigle del Nord Africa, del Medio Oriente, che abbia l’ambizione di individuare punti di contatto tra i singoli paesi, in cui chi voglia migrare abbia ogni tipo di informazioni e possa farlo in condizioni umanitarie e sicure, sotto il profilo dei diritti, doveri, norme di legge: è un tema che ci riguarda da vicino, perchè chi viene da noi in Europa lo fa soprattutto per lavoro, e non possiamo pensare che il mercato del lavoro dell’Unione possa sopportare, senza interventi correttivi, l’immissione di milioni d’irregolari ogni anno. A meno che non ci rassegniamo all’idea di poter disporre di una forza lavoro su cui si possa speculare e sfruttare a piacimento. È un problema gigantesco, che interessa le condizioni di vita e di lavoro delle persone, e chiama in causa un’iniziativa specificamente sindacale, ma che coinvolge anche le persone che lavorano nei centri d’accoglienza, le forze dell’ordine, la marineria e tutti coloro che soccorrono i disperati a bordo dei barconi”.

Il tema dell’immigrazione sarà al centro del dibattito al prossimo congresso della Ces

“Il tema dell’immigrazione – ha concluso Durante –, sarà al centro anche del prossimo congresso della Ces a fine anno. Faremo in modo che l’attenzione permanga alta e che il tema sia trattato all’altezza della sfida posta all’Europa e ai sindacati europei. Nel corso delle ultime settimane, è cresciuta molto la consapevolezza della necessità di dare una risposta sindacale comune in materia, con iniziative concrete di solidarietà da parte dell’insieme delle sigle europee. L’ultimo esecutivo della Ces, in particolare, ha chiesto al presidente Junker di cambiare passo di fronte alle tragedie, di passare cioè dalle semplice gestione del problema, a una politica dell’accoglienza vera e propria, che vada oltre la semplice gestione di passaporti e impronte digitali. Di fronte a una vera e propria crisi umanitaria come quella attuale, l’Europa deve rispondere in ben altro modo, con una grande politica d’integrazione: ad esempio, dando risposte in tempi brevi alle domande di riconoscimento di status di profugo e di rifugiato. Sotto tale profilo, le legislazioni europee devono essere aggiornate e rese più omogenee fra loro. Poi, bisogna predisporre una soluzione politica all’instabilità della Libia e di tutti gli altri Paesi che sono focolai di guerra, per risolvere alla radice la questione, che ovviamente non interessa solo Bruxelles, perchè coinvolge tutti”.

Tissone (Silp Cgil): “Quello che accade alle frontiere francesi è il fallimento delle politiche europee”

“Quanto sta accadendo alle frontiere marittime francesi presagisce un fallimento da parte delle politiche europee; ciononostante siamo ancora in tempo per fornire risposte sul delicato versante dell’accoglienza ma tutti, nessuno escluso, devono fare la propria parte senza agitare, pericolosamente, lo spauracchio della minor sicurezza come se, un simile fenomeno, riguardasse solamente il nostro Paese”. Sono le parole di Daniele Tissone, segretario generale del Silp, il sindacato dei lavoratori di polizia della Cgil.   Secondo Tissone, “serve al Paese una politica che non sia strumentale ma, al contrario, capace di coniugare aspetti umanitari a questioni importanti come il diritto alla sicurezza per i cittadini. E una simile condizione – conclude il segretario del Silp Cgil nazionale – si può realizzare solamente in presenza di uno sforzo comune che deve andare oltre gli interessi particolari del momento individuando, in un periodo medio-lungo, politiche nazionali ed europee capaci di fornire risposte all’esodo in atto che, qualsiasi organo di polizia, non sarà mai in grado di dare, oggi a Ventimiglia come, nel futuro, in qualsiasi luogo del mondo”.

Traverso (Silp Cgil-Genova): “Tanti agenti portati a Ventimiglia ed il territorio genovese ora è scoperto”

Alle parole di Tissone fanno eco quelle di Roberto Traverso, segretario genovese del Silp Cgil, rilasciate alla testata locale “Primocanale”. “La situazione è difficile – spiega Traverso – gestita male, e tra l’altro sono stati portati a Ventimiglia molti agenti, lasciando, ad esempio, scoperto il territorio genovese. Una gestione miope del Governo, anche perché Ventimiglia è stata particolarmente colpita dalla spending review che sta mettendo in ginocchio la pubblica sicurezza”. “Questa – conclude Traverso – è una fase acuta ma non è un fulmine a ciel sereno”. E infine l’affondo su Alfano: “Deve essere sfiduciato, fa più politica che il ministro”.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.