Il punto sui colloqui tra Grecia e i creditori internazionali: “il dilemma del prigioniero” evocato da Foreign Policy. I tagli alle pensioni sono incostituzionali

Il punto sui colloqui tra Grecia e i creditori internazionali: “il dilemma del prigioniero” evocato da Foreign Policy. I tagli alle pensioni sono incostituzionali

Quando i rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale hanno abbandonato i colloqui con i tecnici greci giovedì sera, sbattendo la porta, hanno compiuto un gesto politicamente rilevante ma eccepibile che pone Atene di fronte ad una scelta insostenibile. Sulla prestigiosa rivista americana Foreign Policy, l’economista britannico Philippe Legrain ha definito questa imbarazzante e negativa situazione in cui la Grecia è stata gettata, come quella descritta nel paradosso del “prigioniero”. Legrain scrive: immaginate di essere in prigione per non aver pagato i debiti. Dopo cinque anni di miseria, guidate una ribellione che prende il controllo del carcere, ed esigete di essere liberati. I guardiani reagiscono tagliando l’acqua. Perciò, dovete tornare nelle celle e negoziare le condizioni sensibilmente meno dure per ottenere un po’ di liquidità? O continuereste a combattere per la vostra liberazione?”.

Il dilemma del prigioniero, evocato giustamente dall’economista britannico descrive con esattezza l’attuale situazione greca. Il dilemma viene ripreso anche da un quotidiano conservatore greco venerdì, Ekatimerini, in un editoriale che getta il sospetto di una eccessiva simpatia verso il governo di Tsipras. Viste dalla Grecia, le ultime rocambolesche giravolte dei colloqui, dal “prendere o lasciare” dei prestiti contro riforme dettate da Bruxelles al “mi alzo e me ne vado” del FMI, sono vissute come l’ultimo episodio di una strategia da “doccia scozzese”, una sorta gioco “all’ultimatum permanente”, scrive Ekatimerini, che “nulla ha a che fare con la razionalità economica”.

Giovedì, dunque, i rappresentanti del FMI hanno abbandonato il tavolo del negoziato a Bruxelles, prendendo atto della “assenza di progressi sulle maggiori divergenze”. Che restano le medesime: il rifiuto greco di procedere al taglio delle pensioni, a una riforma che liberalizza ancora di più il mercato del lavoro, e ad accettare i cosiddetti avanzi primari dettati dai creditori. “La palla è nel campo greco”, ha detto il portavoce del FMI. La ricreazione è finita”. Come già aveva detto il premier belga Charles Michel, mercoledì, suscitando le ire di molti parlamentari che hanno chiesto le scuse verso Atene per una frase e una posizione ritenute, quelle del premier belga, ritenute offensive.

In realtà, i tre creditori internazionali si comportano verso la Grecia usando tre strategie differenti: il Fondo Monetario ha indurito le sue posizioni, mentre Juncker crede nell’accordo e Moscovici, commissario europeo all’Economia, sostiene che “la pista di atterraggio è vicina”, e la BCE allarga le formule per una eventuale richiesta di liquidità da parte delle banche greche. Un concerto stonato e cacofonico, che dà l’impressione di istituzioni che si trovano sull’aereo greco ma senza pilota.

Seguiamo il commento dell’economista Legrain: “da mesi la Grecia non ha che ‘pochi giorni’ per accettare un accordo prima di trovarsi senza un soldo. Alla fine, qualcosa di produrrà. Ma se lo stesso Tsipras accettasse le richieste dei creditori, la Grecia sarebbe ugualmente in gravissime difficoltà. I 7,5 miliardi di euro previsti nel bilancio greco per effetto del nuovo prestito non potranno coprire le spese dei rimborsi dovuti dalla Grecia per la copertura dei debiti previsti per fine agosto. Dal 2010, 9 euro su 10 pretesi dall’Eurozona e dal FMI dalla Grecia sono serviti per rimborsare i debiti”.

E infine, il Consiglio di Stato greco, la più alta autorità amministrativa del Paese, ha giudicato incostituzionali ed ha annullato i tagli alle pensioni effettuati fin dal 2012 dal precedente governo, su pressione dei creditori. Le pensioni dovranno dunque essere riportate ai livelli precedenti il 2012, ovvero oltre la soglia minima dei 1000 euro. Di fatto, la decisione del Consiglio di Stato dà man forte alle posizioni rigide di Tspiras in materia di tagli alle pensioni. E certamente su questo punto non cederà, neppure il prossimo 18 giugno quando avrà colloqui decisivi con i ministri finanziari dell’Eurozona.

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