Il DDL sulla scuola approvato al Senato: rabbia, sgomento, nuove forme di lotta. Fiducia nel palazzo, sfiducia nelle scuole

Il DDL sulla scuola approvato al Senato: rabbia, sgomento, nuove forme di lotta. Fiducia nel palazzo, sfiducia nelle scuole

Il Senato ha approvato con voto di fiducia il ddl “buona scuola”, che ora dovrà tornare alla Camera per la terza e definitiva lettura, prevista per il 7 luglio prossimo. In aula si sono registrati 159 sì, 112 no e nessun astenuto. Quattro senatori del Pd (Corradino Mineo, Walter Tocci, Roberto Ruta e Felice Casson) non hanno votato la fiducia al governo. Al momento del pronunciamento dell’esito, ma anche durante le operazioni di voto, ci sono stati fischi e proteste da parte dell’opposizione. Due istantanee mostrano simbolicamente quanto è accaduto: mentre nell’Aula del Senato la ministra Giannini accoglieva il lungo abbraccio del sottosegretario Davide Faraone (qui nella foto), come se avessero vinto la Coppa del Mondo (di autoritarismo), fuori dal Palazzo, centinaia di docenti e studenti vivevano quella sciagurata scelta politica tra la rabbia e le lacrime, rabbia e lacrime come espressione di impotenza.

“La fiducia posta per far passare il ddl sulla scuola evidenzia tutta la debolezza della proposta del governo e tutta la forza della protesta che il mondo della scuola ha messo in campo”. Inizia così il comunicato di Cgil e altri 31 associazioni promotrici dell’appello “La scuola che cambia il paese”, diffuso a commento del voto del Senato. “La scelta della fiducia, dopo mesi di messaggi pubblicitari sul dialogo e il confronto, è grave e irresponsabile, aumenta le distanze con il mondo dell’istruzione e il paese, e determina una forzatura istituzionale” si legge nella nota. “Il voto parlamentare di fiducia – continuano le 32 associazioni – non ha alcuna legittimazione d’urgenza in quanto le assunzioni, su cui c’era accordo, vengono in gran parte rinviate di un anno, e i provvedimenti sui temi che invece richiedono di aprire un’ampia discussione vengono applicati subito”.

Le 32 associazioni che hanno condiviso l’appello “La scuola che cambia il paese” hanno proposto “modifiche costruttive senza pregiudiziali, ma non vi è stato reale ascolto e l’aver scavalcato il dibattito in Commissione ha impedito qualunque cambiamento condiviso”. Lo stesso governo, precisa il comunicato, aveva riconosciuto “la necessità di ridiscutere il provvedimento insieme al mondo della scuola. Riteniamo sbagliato questo passo indietro dal momento che il maxiemendamento non valorizza le proposte della scuola. Abbiamo discusso da subito il merito delle proposte contenute nella legge, distanti da bisogni reali del mondo dell’istruzione e dai diritti di tutti coloro che nella scuola lavorano, studiano e partecipano”.

Il disegno di legge, precisano i promotori dell’appello, invece di occuparsi “della lotta alle disuguaglianze, riduce le possibilità di vivere in una scuola partecipativa, limita gli spazi di una reale partecipazione, mette a rischio la libertà d’insegnamento e condiziona la libertà di apprendimento degli studenti”. Questo provvedimento, conclude la nota, apre all’istituzione “di un modello di governo vecchio e autoritario nella scuola pubblica, la nostra azione quindi non può fermarsi. Proseguirà nei prossimi mesi per sostenere la validità di una scuola cooperativa e democratica, vicina alle reali problematiche educative di studenti e famiglie, in prima linea nella lotta alle diseguaglianze sociali che la crisi ha aumentato nel corso degli ultimi anni”.

La giornata
La giornata di giovedì 25 giugno è stata comunque segnata dalle proteste. Roma si è svegliata tappezzata di striscioni di protesta con la scritta “No al ddl buona scuola. Fiducia nel palazzo, sfiducia nelle scuole”. È la mobilitazione messa in atto dall’Unione degli Studenti insieme alle organizzazioni sindacali di Roma e Lazio che ha portato all’alba a una serie di blitz in varie zone della capitale (Miur, Piramide, Colosseo, Ponte Garibaldi, San Pietro in Vincoli e Ponte Milvio).

“La manifestazione di oggi, giovedì 25, giorno della fiducia posta dal governo, costituisce il logico e naturale sviluppo delle mobilitazioni di questi mesi, ma soprattutto anche l’avvio di nuove iniziative di lotta che riprenderanno con la stessa costanza e tenacia dall’inizio del prossimo anno scolastico”, si legge in una nota della Uds, l’Unione degli studenti. “Non si risolvono i problemi della scuola italiana con le chiamate dirette da parte dei dirigenti scolastici, con gli sgravi fiscali per chi iscrive i figli nelle scuole private, con le pesanti deleghe in bianco affidate al governo (per la riforma 0-6 anni, per il sostegno agli alunni diversamente abili, per il diritto allo studio), cancellando contemporaneamente il contratto nazionale e stabilizzando solo una parte di tutti quei precari che lavorano nelle scuole italiane, abbandonando gli altri ad un futuro senza certezze e di fatto espellendoli dalla scuola in cui lavorano”, scrive ancora l’Uds.

Anche la Rete degli Studenti medi prepara nuove mobilitazioni: “Forzare il percorso della riforma in Senato fino a porre la fiducia, è stata una scelta grave, un insopportabile strappo con quel mondo della scuola che, compatto, da mesi sta facendo di tutto per cambiare radicalmente il disegno di legge”, dichiara Alberto Irone, portavoce nazionale Rete degli Studenti Medi. “Oggi noi studenti saremo imbavagliati nelle piazze italiane per dire che sui nostri diritti non c’è nessuna fiducia: la Buona Scuola, al posto di occuparsi della lotta alle disuguaglianze, comprime il nostro diritto a vivere una scuola democratica, cancella il nostro diritto ad una reale partecipazione nei nostri istituti, mette a rischio la nostra libertà di apprendimento”. “Nonostante questa riforma ci ‘leghi le mani’ e determini l’istituzione di un modello efficientista e aziendalista nella scuola pubblica – conclude Irone – la nostra mobilitazione non si fermerà e proseguirà nei prossimi mesi per rivendicare una scuola laica, inclusiva, cooperativa e democratica, vicina alle reali problematiche educative di studenti e famiglie, in prima linea nella lotta alle diseguaglianze sociali che la crisi ha aumentato nel corso degli ultimi anni: il governo, con la scelta della fiducia e l’approvazione di questa legge, sta compiendo una scelta sbagliato”.

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