I retroscena di Repubblica, i virgolettati di Matteo, ma questa è informazione?

I retroscena di Repubblica, i virgolettati di Matteo, ma questa è informazione?

Retroscenisti in grande spolvero. La palma d’oro spetta ancora una volta a Repubblica.  Titolone: “Matteo a un passo dall’accordo con la minoranza. Ora avanti tutta”. Matteo sarebbe Renzi, il presidente del Consiglio. Ma per chi gli è talmente intimo da partecipare alle riunioni di Palazzo Chigi va bene chiamarlo per nome. Davvero fortunato questo Goffredo de Marchis, lui sì che sa tutto, anticipa decisioni che neppure i più intimi del premier conoscono, riporta brani di riunioni non ufficiali. Matteo, ce lo permettiamo anche noi che non abbiamo il piacere di certe frequentazioni, riunisce in fretta e furia gli amici suoi. “Vertice straordinario”, a che titolo non si sa bene, per cambiare strada sulla scuola. Scrive un cronista politico di Repubblica, Corrado Zunino, in appoggio  al retroscenista, che il premier vuole chiudere la riforma entro il 3 luglio. Niente dialogo con i sindacati, ultima chiamata alle opposizioni e ai due di minoranza del Pd, poi il maxiemendamento e la fiducia. E dice che i relatori, siamo a venerdì si badi bene, “stanno facendo propri alcuni emendamenti dei dissidenti dem Mineo e Tocci”. È  già un fatto che non si usi la parola “ribelli” (ma a che cosa? ndr). Lancia la palla al collega De Marchis che ha modo di iniziare l’articolo con una laude in onore di  Matteo. Scrive: “Le 100mila assunzioni in bilico hanno il potere di far siglare a Renzi e alla sinistra Pd un patto di non belligeranza. Così il premier può dire che ha funzionato la minaccia di far saltare, insieme con la riforma della scuola,l’ingresso stabilizzato dei precari”.  Certo non è un belvedere un presidente del Consiglio che “minaccia” i parlamentari. Forse il cronista non se ne rende conto, ma passi.

Un accordo di non belligerenza che non c’è. Tocci e MIneo non fanno marcia indietro

Quindi accordo di “non belligeranza”. Il bello è che Tocci e Mineo non ne sapevano niente dell’accordo che avevano siglato con il premier e neppure era stato comunicato che i loro emendamenti erano stati accolti, per cui ora c’erano solo gli emendamenti delle opposizioni. Bastava che l’accoppiata di Repubblica leggesse  la nota comparsa sul blog di Tocci, a firma Tocci appunto e Mineo per capire che le cose andavano diversamente, che non era stato siglato alcun accordo di non belligeranza. Anzi.

Ma chi è abituato ai retroscena evidentemente non è più capace di raccontare i fatti come sono e come avvengono. Leggiamo la cronaca della riunione di Matteo con i vertici del Pd e i parlamentari che hanno seguito la  vicenda scuola. Siamo davvero invidiosi del nostro collega che ha il libero accesso a riunioni privatissime. Oppure contatti tali che registrano per lui, in gran segreto, forse anche autorizzati, quanto si dice nelle segrete stanze renziane piene di collaboratori cui si è aggiunto Franco Bassanini, defenestrato dalla  Cassa depositi e prestiti, ora aggiudicata a Costamagna, amico di Matteo. L’ex presidente è stato nominato consigliere del premier per seguire l’economia .La storia di Bassanini, meritava altra sorte. Contento lui, scusate la digressione.

Il premier se se la prende con i talk show che gli farebbero la guerra. Ridicolo

Torniamo alla riunione  sulla scuola. Matteo chiede al ministro Stefania Giannini di indicare una data precisa come limite per far scattare le assunzioni già dal prossimo anno scolastico. E scatta il virgolettato: “Altrimenti è inutile correre. E ancora più inutile sfidare  un certo mondo mettendo la fiducia”. Bello, davvero,  quel “certo mondo”. Giannini: “Lavorando ad agosto basta anche votare la legge entro il 15 luglio”. “Certo – quasi si meraviglia il premier – che si lavora ad agosto”. Poi uno sfogo prendendo di mira i sindacati, se non li attacca tre volte al giorno soffre: “è difficile – afferma – stare dietro a chi protesta sempre”. E già che c’era, riferisce il retroscenista, aggiunge: “Come è difficile stare dietro ai talk show televisivi”. E si lascia sfuggire, sempre tra virgolette: “Mi fanno una guerra aperta”.

Non c’è che da ridere. O piangere, disperatamente, per la perdita di ogni credibilità di una informazione costruita su retroscena, di regime, in particolare quella televisiva.

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