Grecia. L’eurogruppo rigetta la proposta di Atene. Varoufakis abbandona il negoziato, mentre il Parlamento greco vota il referendum

Grecia. L’eurogruppo rigetta la proposta di Atene. Varoufakis abbandona il negoziato, mentre il Parlamento greco vota il referendum

La notizia dell’ultim’ora è che il vertice dei ministri delle Finanze ha rigettato la richiesta del governo greco, proposta da Yannis Varoufakis, di una estensione di un solo mese del pagamento della rata dovuta al Fondo Monetario Internazionale. In risposta a questa assurda decisione, la delegazione greca ha abbandonato il tavolo dei negoziati, per tornarsene, pare, ad Atene. Solo un miracolo dell’ultimo secondo potrebbe salvare la situazione. I ministri europei sono nel caos totale: si convocano e si sconvocano conferenze stampa annunciate, si celebrano incontri bilaterali, BCE e Commissione senza parole. Decidono allegramente di ritrovarsi alle ore 18, ma senza la Grecia. Una beffa.

Il vertice dei ministri delle Finanze dei 19 paesi che compongono l’eurogruppo ha avuto inizio alle 14.30 di un sabato 27 giugno che potrebbe passare alla storia. Nel frattempo, il Parlamento greco è riunito per dibattere intorno alla proposta di Alexis Tsipras, e di tutta Syriza, di convocare un referendum sul Piano proposto dall’eurogruppo. Nel momento in cui scriviamo, nulla è ancora deciso, e la tensione tra Grecia ed Europa è altissima. Si tratta di capire se vincerà la proposta imposta dalla signora Lagarde per conto del Fondo Monetario Internazionale, di liquidità fino a più di 15 miliardi di euro contro nuove politiche di tagli e di austerità, oppure se il Parlamento, il governo e il popolo greco sosterranno Tsipras in questo faticosissimo braccio di ferro.

Il presidente dell’eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha detto ai giornalisti, al suo arrivo a Bruxelles di essere molto triste per la mossa di Tsipras, dopo settimane di negoziati, e a soli cinque giorni dalla scadenza della rata del prestito del Fondo Monetario, di 1,6 miliardi di euro. Dijsselbloem ha ipotizzato che l’eurogruppo potrebbe decidere la conclusione della questione greca: “sono sorpreso negativamente dalla odierna decisione del governo greco. Hanno definitivamente rigettato le ultime proposte delle Istituzioni”. A sua volta il falco tedesco Schauble, ministro delle Finanze, ha confermato il sostanziale ultimatum alla Grecia e la fine del negoziato. Altri ministri hanno invece suggerito che forse si potrebbe già pensare al Piano B, ovvero gestione del default greco e potenziale uscita dalla moneta unica. In questa fase decisiva, brillano per assenza totale il rappresentante del governo italiano, Padoan, il Parlamento europeo, e soprattutto i socialisti europei, secondo gruppo politico del continente che mostra totale afasia nei confronti della Grecia. Va detto, ad esempio, che prima ancora che il vertice dei ministri avesse inizio, vi è stata una riunione dei ministri delle Finanze di tutti i governi di centrodestra dell’eurozona. Una vera provocazione, contro cui i socialisti non hanno saputo opporre altro che il silenzio. Una vergogna.

La signora Lagarde, capo del Fondo Monetario Internazionale, ha invece continuato a fare l’anima bella, come se la decisione di oggi non riguardasse decine di milioni di europei, le loro vite, il loro lavoro, il futuro delle nuove generazioni. Candidamente ha detto semplicemente che si continua a lavorare, dopo aver posto sul tavolo negoziale l’ultimo dei ricatti possibili: nuovi tagli e nuova austerità contro soldi. Tutte le autorità politiche europee, gli europeisti vecchi e nuovi, coloro che parlano di Europa spesso a sproposito, dovrebbero fermarla, dovrebbero trasformare una proposta burocratica, eterodiretta da zone opache del capitalismo internazionale, soprattutto finanziario, in proposta politica che parta dai bisogni di un popolo che sta soffrendo visibilmente questa drammatica situazione di stallo e di tensione. Dov’è finita la grande tradizione europeista e solidale dei cattolici democratici europei, che pure hanno vinti le elezioni del 2014? Dove sono finiti i socialisti europei? Dove si è rifugiato il Parlamento Europeo, unica istanza istituzionale legittimata da voto democratico? Ecco, il caso greco di queste ultime ore pone questi seri interrogativi.

Intanto, i greci continuano a mettersi in coda dinanzi ai bancomat, durante questo fine settimana di grandi annunci e di grandi attese, in reazione all’annuncio del referendum sul Piano dei creditori. Le banche greche continuano a dare rassicurazioni sulla loro liquidità e solidità, comunicando che i bancomat vengono regolarmente ricaricati. Il dibattito nel Parlamento di Atene, invece, si è aperto con un appassionato intervento di Nikos Voutsis, di Syriza, col quale ha chiesto la sostanziale unità nazionale nel sostegno al Referendum, che però potrebbe avere un problema di ordine costituzionale, qualora chiedesse solamente l’accettazione o il rifiuto del piano finanziario. La Costituzione greca non ammette referendum su questioni finanziarie. Vedremo come finirà. In ogni caso, nel corso del dibattito pomeridiano sono emerse le prime opportunistiche differenziazioni. Una fazione consistente di Nuova Democrazia, vicina agli interessi di Lagarde e dei capitalisti, sta invece sostenendo l’eventuale consenso al Piano delle istituzioni creditrici, presentandosi così come alternativa a Syriza e a Tsipras. Il PASOK, i socialisti greci, a loro volta, meditano l’astensione sul voto sul referendum, ed evocano la posizione di Tsipras quando il Referendum avrebbero voluto indirlo i socialisti nel lontano 2011.

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