Giubileo. Roma nun fa la stupida… Renzi, il sindaco, il prefetto: l’autonomia del Comune a rischio

Giubileo. Roma nun fa la stupida… Renzi, il sindaco, il prefetto: l’autonomia del Comune a rischio

Qualche tempo fa, quando papa Francesco con una decisione improvvisa annunciò il Giubileo, subito si pose il problema della gestione di questo evento straordinario. Si capì subito che Renzi Matteo voleva mettere il cappello, come è sua abitudine, su una manifestazione che ha risonanza mondiale. Il sindaco Marino che non è quell’ingenuo che in troppi vogliono far credere, mise le mani avanti. Non poteva che essere il primo cittadino della Capitale ad assumere gli oneri e gli onori che un evento come il Giubileo comporta. Certo, occorreva mobilitare tutte le istituzioni, stabilire un rapporto di lavoro, una condivisione dei compiti a partire dalla Regione e dagli altri enti pubblici, in stretta collaborazione con il Vaticano. Ovviamente, il prefetto di Roma avrebbe rappresentato il governo, questo è il ruolo di una figura amministrativa che, non è un fatto secondario, non compare in Costituzione e che parte dei padri costituenti voleva proprio eliminare. Questa premessa per ricordare che Renzi Matteo aveva dato assicurazioni a Ignazio Marino sul suo ruolo primario quale sindaco, eletto dai cittadini, non una figura burocratica, seppur di alto livello. Ci ricorda molto quello “stai sereno” rivolto a Enrico Letta, presidente del Consiglio, poco tempo dopo defenestrato dal segretario del Pd. Accade infatti che da Palazzo Chigi si faccia filtrare, una volta si chiamavano veline, istruzioni per i giornalisti di regime, la notizia che il Consiglio dei ministri, su proposta ovviamente del premier, avrebbe nominato  il prefetto Franco Gabrielli commissario per il Giubileo. Certo, un servitore dello Stato, poliziotto, poi capo del Sisde, i servizi segreti, prefetto dell’Aquila con Bertolaso, capo della protezione civile, di cui poi prenderà il posto guidando la difficile impresa di riportare a galla la nave Concordia, ora prefetto di Roma. Lo si ricorda anche per avere definito “cialtroni” coloro che con le carriole, il cosiddetto movimento delle carriole, protestavano per il modo in cui si procedeva nella ricostruzione dell’Aquila. Anzi, come non si procedeva, tanto che ancora oggi, la città si trova in uno stato di devastazione. Appena la notizia compare su alcune testate, il sindaco Marino non  la prende bene, anche se poi smentisce di aver detto “non ci sto”. Il ministro Gentiloni smentisce che vi sia una decisione, “non c’è ancora una decisione”, dove quell’ancora è tutto un programma. Marino e Gabrielli si sentono al telefono, parlano di “lavoro in comune”.

Ha ripreso a parlare perfino l’ex sindaco Alemanno

Da Palazzo Chigi si fa sapere che  il prefetto non sarà “commissario” ma “coordinatore” del comitato che gestirà  il Giubileo. Insomma, un aiuto dato al sindaco che si trova a dover affrontare la tempesta di Roma Capitale, di cui non porta alcuna responsabilità. Lo stesso Renzi e il commissario del Pd romano, presidente del Pd nazionale Orfini Matteo, confermano la loro stima al sindaco, “non si tocca, come non si tocca il presidente della Regione”. Verrebbe voglia di cantare “Roma nun  fa la stupida stasera”, perché Marino si tocca eccome. Se gli volevano dare una mano, inconsapevolmente, forse no, la stanno dando a tutti gli avversari, in casa anche dello stesso Pd, a partire da M5S, i leghisti, ridando fiato perfino ad Alemanno, il quale dovrebbe solo tacere, ai berlusconiani che, pure in rotta, si fanno sentire, agli ex missini, a Marchini, pronto a scendere di nuovo in campo dopo essere stato sconfitto da Marino.

Il caso dell’Expo non c’entra niente con la gestione del Giubileo

Ma, si dice, e lo afferma lo stesso Orfini, che anche per l’ Expo è stato nominato un commissario. Stupidaggini. Nel caso, qualcuno che gestiva l’Expo era finito in galera. Non solo. Non è la capitale d’Italia, non è un ente elettivo. Lasciamo da parte le sciocchezze. Il “caso” Marino diventa una cartina di tornasole per la politica nazionale, per il Pd. Noi siamo fra coloro che non hanno lesinato critiche alla gestione Marino, alla Giunta, ai consiglieri, al Pd in primo luogo. Ma ora la partita, la scelta di un alto funzionario dello Stato a rappresentare la città, il popolo di Roma, dichiarando la incapacità di chi amministra il Comune, diventa un problema che riguarda la democrazia. Si toccano le “autonomie locali”,  il titolo V della Costituzione, le Regioni, le Provincie (oggi eliminate solo nominalmente ndr), i Comuni. Articoli 114-133.

In Costituzione non compare mai la parola “ prefetto”

La parola “prefetto“ non compare mai, non sono previsti surrogati dei sindaci. Certo, si scrive che il governo può sostituirsi a organi delle regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso “di mancato rispetto  di norme…”. Si tratta di inadempienze gravi, per esempio le infiltrazioni mafiose. Si dà il caso che proprio al prefetto Gabrielli spetta valutare l’esistenza o meno di un simile problema a fronte di “mafia capitale”. Un doppio ruolo per lui, quasi un vero e proprio conflitto di interessi: gestire il Giubileo e, nello stesso tempo, farsi giudice del comportamento e degli atti della Amministrazione comunale. Proprio l’esatto contrario di quanto serve a Roma, una capitale devastata dalla gestione di Alemanno. Il Giubileo può essere una occasione, per ristabilire un rapporto con la città tutta che deve sentirsi impegnata, in prima persona, nella buona riuscita del Giubileo. Non è solo “cosa” del Vaticano, del mondo cattolico, ma dei cittadini che devono essere chiamati alla partecipazione, un bagno di salute per una amministrazione comunale che non ha avuto molta cura per un rapporto attivo con il popolo romano, chiusa fra le mura del Campidoglio e dei palazzi comunali.

Il ruolo fondamentale del sindaco eletto dai cittadini

Non sarà un prefetto, bravo nel riportare a galla la Concordia, a svolgere il ruolo di chi dai cittadini è stato eletto, il sindaco in primo luogo. Qui entra in campo Renzi Matteo. Poteva non sapere che la scelta di nominare un “coordinatore” era un colpo durissimo all’immagine del sindaco, anche se oggi lo stesso Marino dice che “insieme al prefetto lavoreremo bene”? La risposta è no. L’uomo solo al comando aveva bisogno di un alto funzionario per mettere in secondo piano il sindaco della Capitale? Pensiamo di sì. Pensiamo anche che abbia avviato un percorso molto pericoloso per la vita democratica del primo Comune d’Italia. Ci pare di poter dire che, se  Renzi non cambia verso e restituisce al sindaco i poteri che la Costituzione gli affida, per il Comune si aprirà un periodo di straordinaria difficoltà, sempre sotto il tiro incrociato di opposizioni ringalluzzite, dai grillini a Fratelli d’Italia, con Alemanno, i fascisti di CasaPound, i leghisti di Salvini che tentano di mettere piede a Roma. Non solo. Significa che il premier ha già in testa una possibile candidatura, già circolano nomi. Potrebbe essere una donna. Magari “sacrificata” come è accaduto nel Veneto, oppure in Liguria, guardando a destra. Davvero, Roma nun fa la stupida…

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