Francia. Pazzesco, la ministra socialista dell’Istruzione dimentica la Storia, la Geografia e la Filosofia nei programmi dei licei

Francia. Pazzesco, la ministra socialista dell’Istruzione dimentica la Storia, la Geografia e la Filosofia nei programmi dei licei

Che la riforma della scuola sia materia incandescente e sensibile ovunque lo testimonia quanto sta accadendo in queste settimane in Francia. La ministra socialista dell’Istruzione, Najat Vallaud-Belkacem, molto nota per aver introdotto la metodologia gender nelle scuole pubbliche, ha scatenato un enorme dibattito pubblico sulla riforma delle scuole primarie e delle medie, che in Francia chiamano college. La riforma non è organizzativa ma introduce nuove modalità di insegnamento, di apprendimento, e nuovi programmi. Dunque, si tratta di una riforma dei contenuti dell’offerta formativa delle scuole francesi, piuttosto che una mera risistemazione e riattribuzione di poteri, come nel caso della riforma italiana. Accanto a questa polemica, che ha sollevato numerosi interventi di intellettuali prestigiosi, e soprattutto l’accusa di aver trascurato volontariamente le lingue classiche come il Greco e il Latino, per sostituirle con Diritto ed Economia, considerate “più moderne”, si è levata una vera e propria risata collettiva quando all’alba del 22 giugno, i francesi hanno scoperto che nella Gazzetta Ufficiale era stato pubblicato un testo di riforma dei programmi dei licei in cui mancavano Storia, Geografia e soprattutto la Filosofia. Si è immediatamente levata la protesta, molto ironica, dei sindacati della scuola, e sulla Rete sono fioccate critiche durissime contro il ministero, giudicato ignorante e superficiale.

“Meglio non lavorare la domenica”, se i frutti sono questi, scrivono ironicamente tutti i sindacati su twitter. Se la enorme fatica della domenica ha portato a eliminare Storia, Geografia e Filosofia dai programmi dei licei, allora è meglio lasciar perdere. Nel testo della Gazzetta ufficiale, i tre decisivi insegnamenti per la crescita intellettuale di ogni liceale, vengono sostituiti con non meglio definiti insegnamenti morali e civici, come se, appunto, l’educazione civica o morale fossero più trendy o alla moda. Sono così state cancellate, con un tratto di penna, siglato da qualche burocrate impertinente, otto ore di filosofia nei licei tradizionali, quattro ore di storia nei licei economici e sociali e due ore e mezza di storia e geografia nelle prime classi di tutti i licei. Qualcuno, all’interno del ministero dell’Istruzione francese, pensa che così facendo si possa rendere il sapere dei giovani più all’avanguardia.

Bruciato dalle reazioni su twitter e sulla Rete, il ministero dell’Istruzione francese, già oggetto di tante polemiche sia sulla riforma dei college che sul piano di riforma dei programmi liceali presentato a maggio scorso, si è affrettato a precisare che quegli insegnamenti di Storia, Geografia e soprattutto Filosofia, “non sono spariti. Il testo convalidato dl ministero non è lo stesso che è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale”, scrivono i geni della comunicazione del ministero. E proseguono, dandosi la classica martellata tafazziana: “un errore materiale all’atto della composizione del testo”, al quale si porrà immediatamente rimedio. E se l’errore non fosse stato subito visto e rilanciato sui social media?

Il celebre intellettuale Michel Onfray commenta sconsolato su twitter: “L’educazione nazionale dimentica la filosofia nella sezione L  dei licei. Decisamente i socialisti non amano gli illuministi”. Ma anche sul fronte della riforma dei college, delle scuole medie, si sta muovendo una massiccia opposizione degli intellettuali e delle strutture intellettuali più prestigiose del Paese. L’Academie francaise ha reso noto un comunicato durissimo sulla riforma del ministro Belkachem: “l’insieme della riforma dei college e dei programmi di insegnamento non è soddisfacente”. I membri dell’Academie deplorano soprattutto la riforma delle discipline fondamentali e la retorica delle “competenze”, che le hanno sostituite attraverso l’uso di materie interdisciplinari. Il commento è durissimo: “gli itinerari pedagogici elaborati nell’ambito di ogni istituzione scolastica non consentono di lottare con efficacia contro il fallimento scolastico, e non favoriscono la riuscita per tutti. Al contrario, questa riforma promuove e alimenta nuove disuguaglianze”. La botta al ministro socialista è di quelle pesanti. E infine, scrivono i grandi intellettuali dell’Academie, “ridurre il ruolo delle Scienze umane, matrici della nostra civiltà, mettere il Latino e il Greco sullo stesso piano delle lingue regionali è un colpo mortale portato alla lingua Francese. Apprendere il Latino e il Greco non significa consacrare alle lingue morte un tempo che sarebbe impiegato meglio con lingue vive, vuol dire soprattutto scoprire la nostra lingua e la cultura in generale”. Siamo pienamente d’accordo, e speriamo che qualcuno, anche nelle stanze del ministero italiano, se ne faccia una ragione.

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