Fine settimana cruciale per i negoziati tra Grecia e creditori internazionali. Il punto

Fine settimana cruciale per i negoziati tra Grecia e creditori internazionali. Il punto

I timori di una uscita della Grecia dall’Euro proseguono anche durante questo fine settimana di intensi colloqui, lanciati ad arte allo scopo di fare pressioni sul governo greco di Alexis Tsipras. Con difficoltà lo stesso ministro delle Finanze greco, Varoufakis, si è affannato a ripetere incessantemente che l’Europa e i leader europei non lo permetteranno mai. Varoufakis ha concesso sabato mattina un’intervista importante al canale radiofonico della BBC, nel corso del programma Today, e ha detto con forza: “non credo che qualunque burocrate europeo sensibile o qualunque politico possa mai scegliere quella strada”, quella della cosiddetta Grexit. Alla domanda se si tratti di un bluff della Commissione o del Fondo Monetario Internazionale, Varoufakis si è limitato a rispondere: “Spero tanto che lo sia”.

Intanto, sabato 13 giugno sono ripresi i colloqui a Bruxelles tra i rappresentanti del governo greco e quelli delle istituzioni creditrici. La Grecia ha la necessità di sottoscrivere l’accordo prima della fine di giugno, per evitare di restare senza soldi e di saltare la rata di più di un miliardo di euro dovuta al FMI. I colloqui di sabato dovrebbero aprirsi con l’analisi delle “controproposte” greche, e se dovessero essere approvate, finalmente si sbloccherebbe il fondo di 7,2 miliardi, atteso ormai da 5 mesi, da quando cioè Tsipras è in carica col suo governo. Se ciò dovesse accadere, nell’ambito del previsto incontro dei ministri finanziari dell’Eurozona del 18 giugno a Lussemburgo, si ratificherebbe l’accordo e si darebbe finalmente il via allo sblocco di una nuova fase per Atene.

Tuttavia, ad arte, certa stampa, soprattutto tedesca e vicina alle posizioni dei falchi alla Schauble (il quotidiano Bild su tutti) ha rilanciato nei giorni scorsi quella che sembrava la nuova posizione di Angela Merkel, poi smentita categoricamente dal suo portavoce e persino dal governo greco, di una sua rassegnazione al default greco e alla Grexit. In realtà, sono stati alcuni burocrati europei ad aver avanzato, a Bratislava, una sorta di “piano B” qualora nei colloqui di questo decisivo fine settimana per la Grecia e l’Europa non si dovesse ritrovare l’intesa. Una fuga in avanti dettata da alcune cancellerie che da sempre cospirano contro la partecipazione della Grecia all’Euro e per la costruzione di una Europa economica a due velocità, considerate geopoliticamente, una al Nord e l’altra al Sud. Va detto, però, a onor del vero, che da quando è emerso l’incontro dei burocrati a Bratislava con la previsione del Piano B, alcuni governi europei, e alcuni commissari UE (su tutti, Pierre Moscovici, mentre la nostra Mogherini purtroppo brilla per l’assenza), hanno fatto la faccia feroce contro la prospettiva di una Grexit e da quel momento nessuno più, a livello ufficiale, ne ha fatto cenno. Perfino la BCE, per bocca del capo dei suoi economisti, Peter Prate, ha comunicato sabato mattina, che il Consiglio della banca desidera la permanenza della Grecia nell’eurozona. I timori che una Grexit possa determinare il caos sui mercati europei hanno consigliato ai governatori della BCE maggiore cautela nel trattare il caso greco, soprattutto smentendo certe fughe in avanti della burocrazia nordica che domina a Bruxelles. E non solo. In Germania, è stata la vicepresidente della Banca Centrale, la Bundesbank, Claudia Buch, a chiarire che “l’effetto contagio in modo diretto su altri paesi è scarso, a causa della dimensione delle banche greche. Ma nessuno sa quali saranno gli effetti indiretti”. Pertanto, prosegue la Buch, meglio proseguire nei colloqui serrati e trovare l’accordo con la Grecia, smentendo così quella stampa tedesca che fa il tifo per la Grexit.

Sul piano delle relazioni bilaterali, è evidente che l’accordo si trova se funziona l’asse Tsipras-Merkel. Lo dimostra il fatto che nell’ultimo documento consegnato dal governo di Atene si faccia riferimento alla decisione del FMI di abbandonare il tavolo negoziale come uno schiaffo inferto alla Merkel, piuttosto che al solo Tsipras. Insomma, si accusa la Grecia di qualunque nefandezza, ma dalla stampa europea, dalla burocrazia europea, da alcune cancellerie si sgambetta e si cospira per favorire la Grexit.

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