Fassina lascia il Pd. Assemblea con Civati, Cofferati, Pastorino, per una sinistra di governo, un’agenda alternativa

Fassina lascia il Pd. Assemblea con Civati, Cofferati, Pastorino, per una sinistra di governo, un’agenda alternativa

Stefano Fassina accelera e annuncia le dimissioni dal Pd. Non era un segreto, più volte aveva manifestato il suo  disagio di fronte a scelte politiche di Renzi  e del suo governo non condivise, fra cui l’Italicum. La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, la legge sulla scuola, la decisione di porre la fiducia presentando un maxi emendamento che, ancora una volta, umilia il Parlamento.  In conferenza stampa, sul suo futuro, annuncia alcune iniziative, esprimendo “interesse” per l’iniziativa della coalizione sociale promossa da Maurizio Landini, fra  cui una prossima conferenza, il 4 luglio a Roma al teatro Palladio, Garbatella, con Civati, Cofferati e Pastorino anche loro ex Dem. “Con loro ci ritroveremo per avviare un percorso politico sui territori, plurale, che possa raccogliere le tante energie che sono andate nell’astensionismo. Vogliamo provare a ricoinvolgerle per una sinistra di governo ma con una agenda alternativa”.

L’assemblea in piazza promossa dai Circoli Pd Capannelle e Anagnina

 Fassina aveva atteso fino all’ultimo minuto utile nella speranza che il Pd volesse dare una positiva risposta, accogliendo gli emendamenti più significativi,a centinaia di migliaia di lavoratori della scuola, agli studenti, alle famiglie, che la riforma renziana giudicano “dannosa”. Lo aveva detto anche concludendo il dibattito  esprimendo tutto il suo disagio  in una assemblea pubblica promossa da due Circoli del Pd, Capannelle e Anagnina. Assemblea in piazza, come ormai molto raramente avviene,  con una presenza significativa di numerosi docenti che hanno ribadito le ragioni della lotta chiedendo a Fassina di continuare la battaglia per cambiare un disegno di legge che il mondo della scuola, e non solo, rifiuta, avanzando precise proposte messe a punto da tutti i sindacati, di cui il governo ha fatto carta straccia. L’intervento del parlamentare veniva ripreso con una telecamera, poi diffuso via youtube,  facebook, annunciando  dimissioni che non c’erano state, mentre Fassina replicava affermando: “Sono ancora nel Pd”.

La fiducia sulla  legge per la scuola la goccia che ha fatto traboccare il vaso

 Poi gli eventi si sono susseguiti,  i contenuti del maxiemendamento che eludevano del tutto le richieste dei sindacati,  gli interventi del premier che non faceva un passo indietro continuando il ricatto sulla assunzione dei precari, “o passa  la riforma o niente assunzioni”,  rendevano insopportabile la permanenza nel Pd. E Fassina in una conferenza stampa convocata alla Camera, diceva che “Con sofferenza ho lasciato il Pd nel Circolo Pd di Capannelle. L’ho fatto in un circolo di periferia perché lì stanno le mie radici”. In effetti, l’intervento a conclusione della assemblea in una piazza del quartiere è stato l’ultimo da iscritto e dirigente di primo piano dei Democratici,  apprezzato economista, già vice ministro nel governo Letta per l’Economia e la Finanza poi dimissionario, in dissenso con la politica del ministro Saccomanni e del partito renziano.

Lascia il Pd anche la deputata Gregori: “Ripartiamo dai territori”

Con lui esce anche la deputata Monica Gregori eletta nella circoscrizione Lazio 1, membro delle Commissioni Difesa, Lavoro, Politiche europee. Nelle prossime ore – hanno detto, “formalizzeremo la scelta con una lettera al capogruppo Rosato e alla presidenza della Camera”. “Servivano quattro correzioni profonde- dice Fassina – per migliorare il ddl sulla scuola e questo non è avvenuto”. “Si è messa la fiducia, si è chiusa ogni possibilità di dialogo e si è voluta fare l’ennesima forzatura.  La scuola – ha spiegato  –  è solo l’ultimo passaggio di una vicenda, dopo la delega lavoro e il cosiddetto Jobs Act, non abbiamo condiviso le riforme costituzionali e la legge elettorale”.

Ripartiamo dai territori. Gli elettori devono riacquistare fiducia nella politica

Poi parla delle sue scelte “individuali difficili, rispetto i tempi e le posizioni di altri colleghi che, pur condividendo le analisi, non condividono la nostra decisione”. Non passerà all’opposizione: “Cercheremo di confrontarci sui contenuti perché le riforme servono ma il cambiamento non è necessariamente positivo”.  “Il Pd non è più l’interlocutore per portare avanti le battaglie di sinistra. L’obiettivo – dice- è fare una sinistra di governo che si misuri con la crisi del socialismo europeo”. Parla di un “progetto ambizioso”.  Non c’è più spazio nel  Pd che “si è riposizionato anche in termini di interessi che vuole rappresentare, sempre più attento all’establishment, a Marchionne, agli uomini della finanza internazionale che invadono le amministrazioni pubbliche, è subalterno a una politica economica che non funziona”. Monica Gregori ha aggiunto: “Alle ultime elezioni il Pd ha perso voti ovunque, chi non ha votato Pd ora chiede risposte. Quel mondo ha deciso di votare le liste civiche. Se il Pd non si pone queste domande vuol dire che abbandona gli elettori. Per questo noi vogliamo ripartire dai territori, le persone devono riacquistare fiducia nella politica”.

Bersani: non si facciano spallucce. Guerini, arrogante: “Avventura velleitaria”

E nel Pd come sono state accolte le dimissioni? L’ex segretario Bersani, che crede ancora nella possibilità  che il Pd sia “riconquistabile” ha ammonito: “E ora non si facciano spallucce”. La speranza dell’ex segretario è stata subito fulminata dal vicesegretario Guerini: “Avventura velleitaria”. Altro che spallucce, una spallata. Nel segno della arroganza. Non la pensano così la stragrande maggioranza di coloro che hanno partecipato alla assemblea.

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