Enciclica di papa Francesco: il commento del teologo Juan Arias

Enciclica di papa Francesco: il commento del teologo Juan Arias

Tra i tanti commenti importanti sulla nuova Enciclica di papa Francesco, Laudato sii, abbiamo scelto di tradurre e pubblicare quella Juan Arias, comparsa sul quotidiano progressita spagnolo El Paìs. Juan Arìas è un noto e coltissimo teologo, autore di un libro, “Il Dio in cui non credo”, tradotto in decine di lingue e letto da milioni di credenti e non credenti.

La prima Enciclica di Francesco, Laudato sii, dedicata alla “sfida ecologica” contratta col nostro pianeta, ha confermato, se ce n’era bisogno, che la Chiesa ha come suo capo un papa che sfugge agli schemi del passato. In effetti, abbiamo scoperto un vescovo di Roma molto diverso fin dai tempi dell’apostolo Pietro. La sua prima enciclica, che colloca in uno stesso abraccio la fede e la scienza, Dio e la Terra, e crea un nuovo peccato, quello ecologico, potrà scandalzzare, e non poco, i cattolici tradizionalisti.

Francesco, piuttosto che impegnarsi verso il cielo con una enciclica su Dio, parlando conro i peccati, sulla fede e la morale, si è abbassato verso gli inferi dei detentori del potere, che con la loro avarizia cercano di dominare la Terra, secondo calcoli capitalistici, e preparano per le nuove generazioni un pianeta “di macerie, deserti e sporcizia”. Così, Francesco, che segue lo stile migliore dei teologi della liberazione, condannati all’ostracismo dai suoi predecessori perché accusati di essere più vicini all’umano che al divino, si colloca a sua volta come la versione più avanzata della “teologia dell’ecologia”, espressione coniata dal teologo brasiliano Leonardo Boff.

La nuova enciclica trasforma i paradigmi in una Chiesa che un giorno condannò Galilei e che visse un lungo divorzio di secoli con la scienza e con i non credenti. Nella Chiesa si dà voce e crediblità agli scienziati moderni più rigorosi, senza considerare che siano credenti o non credenti, impegnati a dimostrare che siamo noi, con la nostra avidità e con la nostra disattenzione, i responsabili dei gravi cambiamentiche già si avvertono sul pianeta.

Leggendo con attenzione la nuova enciclica, appare chiaro che il Papa, il quale fin dal primo momento del suo pontificato ha determinato come missione della Chiesa la periferia povera e abbandonata della Terra, le “scorie umane”, con una chiara ed esplicita visione evangelica, conosce bene la posta in gioco.

Sa che la Chiesa sta giocandosi il suo presente e il suo futuro, la sua credibilità, e la stessa fedeltà al messaggio originario, non le vecche teologie e i diritti canonici, senza la difesa di quanto è più nostro come il pianeta. Una ricchezza che è sociale, che non deve tenere proprietari definitivi, che deve appartenere a tutti, soprattutto a coloro che soffrono delle conseguenze dello sfruttamento per le quali si creano le divinità del potere. Un’enciclica che nell’affrontare un tema fondamentale che riguarda tutti, credenti, agnostici e atei, ricchi e poveri, per il suo interesse universale e per i rischi che condizionano l’umanità intera, è a sua volta la più ecumenica di tutti i documenti finora diffusi da un papa.

In un mondo orfano di leader mondiali in grado di imporsi per foza morale e di affrontare i tiranni, come Gesù fece con Erode, la straordinaria decisione di papa Francesco di dedicare la prima enciclica non al cielo, ma alla Terra, condannando i responsabili del nuovo olocausto ecologico, lo consacra come un grande leader mondiale non solo spirituale, e perfino sociale, ma soprattutto politico.

 

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