Elezioni in Turchia, a sorpresa Erdogan perde la maggioranza. Entrano i curdi in Parlamento per la prima volta

Elezioni in Turchia, a sorpresa Erdogan perde la maggioranza. Entrano i curdi in Parlamento per la prima volta

Dopo le elezioni legislative di domenica 7 giugno, la Turchia si è risvegliata, il giorno dopo, con un quadro politico del tutto trasformato. Domina l’incertezza politica e il futuro stesso della nazione. Per la prima volta dopo tredici anni ininterrotti di potere, l’AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo), il partito di Erdogan, il presidente della Repubblica, islamo-conservatore ha perso la maggioranza assoluta in Parlamento e col 40,1% dei voti sarà costretto a costituire una nuova maggioranza di coalizione, oppure un governo di minoranza, oppure andare ad elezioni anticipate.

A spoglio ultimato, infatti, 47 milioni di turchi hanno votato così: l’AKP, 41% e 258 seggi sui 550 del Parlamento; il CHP, il partito Popolare Repubblicano, 25% e 132 seggi; l’MHP, il partito Nazionalista, 16,5% e 80 seggi; l’HDP, il partito Popolare Democratico, 13% e 80 seggi. Secondo molti commentatori, con questi risultati, sarà molto difficile la formazione di un governo di coalizione, e sarà molto probabile il ricorso a nuove elezioni tra 45 giorni. Perché? Perché hanno sostanzialmente vinto le forze di opposizione a Erdogan, in particolare i curdi dell’HDP, che per la prima volta superano la soglia di sbarramento del 10% ed entrano nel Parlamento turco, con un leader forte e carismatico come Selahartin Demittas, già definito l’Obama curdo. Il vero ago della bilancia sarà comunque il Partito nazionalista, forte dei suoi 80 seggi, che potrebbe entrare in una maggioranza col partito AKP di Erdogan. Tuttavia, lunedì mattina proprio il leader dei nazionalisti turchi si è affrettato a rilanciare in una dichiarazione che: “la prima possibilità di una coalizione dovrebbe avvenire tra AKP e i curdi dell’HDP. La seconda consiste in una coalizione AKP, CHP e HDP. Qualora questi scenari dovessero fallire, dovrebbero tenersi nuove elezioni”. È pertanto un modo per tirarsi fuori da ogni collaborazione con Erdogan, oppure potrebbe essere la solita strategia del rilancio ricattatorio, perché si sa da tempo che né curdi né repubblicani entreranno in un governo di coalizione col partito di Erdogan.

L’Alto Rappresentante della politica estera della UE, Federica Mogherini, si è felicitata, in un comunicato, per il risultato elettorale in Turchia, che “segna il record di affluenza con l’86%, un chiaro segno di forza della democrazia turca. Il fatto che tutti i partiti politici maggiori abbiano ottenuto una rappresentanza nel nuovo Parlamento è particolarmente importante”.

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