Campidoglio. Scozzese e Improta, gli assessori renziani che fanno le bizze

Campidoglio. Scozzese e Improta, gli assessori renziani che fanno le bizze

Il sindaco Ignazio Marino, verrebbe voglia di dire, i guai se li è andati a cercare. Due assessori, molto importanti, rispettivamente al Bilancio e alla Mobilità, leggi trasporti e non solo, se ne vogliono andare. Il primo, anzi la prima, Silvia Scozzese, più volte elogiata dallo stesso sindaco che oggi vuole abbandonare, ha redatto un bilancio lacrime e sangue, seguendo le linee dell’austerità, a prescindere dai bisogni di Roma, gettata in un baratro economico e finanziario dalla precedente gestione, quella di Alemanno. Il secondo perché si dice, così affermano le cronache, “troppo stressato”. Forse aveva pensato che avere la responsabilità della mobilita nella capitale, città da sempre caotica, guai a chi tocca le auto, la politica del ferro gettata alle ortiche, fosse una passeggiata. Magari come capo delle relazioni istituzionali di qualche azienda o ente. Si  fa per dire. Sempre dalle cronache si apprende che i due assessori sono “renziani” e che scrivono i cronisti bene informati, proprio il premier e segretario del Pd li usa come bazooka contro Marino per costringerlo a dimettersi, andare a casa. Poi si vedrà. Intanto mantiene una promessa fatta al suo clan: tornerà il Renzi uno, quello che rottama.

Perché il premier ha bisogno di “rottamare” il sindaco Marino

E siccome ha già rottamato tutto il possibile, gli resta Marino, sul quale scaricare le responsabilità del tonfo del Pd indicato dai più svariati sondaggi. Dice la Boschi, l’anima gemella del premier, candida verginella: “Marino deve dirci se vuole andare avanti”. Ma il sindaco l’ha già detto: parla addirittura di arrivare al 2023, prevedendo di ricandidarsi. Ecco che si cerca la terza via, visto che il sindaco non intende dimettersi, che difficilmente, il Comune verrà commissariato per “mafia capitale”. Quella appunto degli assessori che si dimettono. Ma davvero sarebbe una grande perdita? Il rimpasto sarebbe cosa impossibile?  Si potrebbero richiamare in servizio attivo alcune delle personalità che al Comune di Roma hanno dato un contributo di idee, di progetti, di lavoro, potrebbe essere una idea senza andare alla ricerca di patteggiamenti deteriori all’interno del gruppo Pd o, peggio, inserendo personaggi “senza partito”, che un partito ce l’hanno proprio. Una vera e “propria rinascita” di un sindaco votato dai cittadini, una giunta rinnovata priva di lacci e laccioli.

Le carriere parallele dei due assessori, al Bilancio e alla Mobilità

Davvero sarebbe una grave perdita per il  Comune, per il popolo romano se Silvia Scozzese e Improta dessero corso al loro desiderio di andarsene? In fondo, è un loro diritto, libertà personale si chiama, che vale ancora di più per chi assessore è diventato per caso, magari conoscendo ben poco i problemi di una città di tre milioni di abitanti. Siamo andati a curiosare nel loro curriculum. Vediamo Silvia Scozzese, detta la “maestrina”. Laureata in Giurisprudenza, le cronache la definiscono “figlia d’arte”. Il padre era uno dei principali collaboratori di Antonio Giuncato, direttore centrale per la finanza locale al ministero dell’Interno, anni ‘80, un centro di potere democristiano, la “cabina di regia” della finanza locale. Il suo maestro e padrino, scrivono sempre le cronache, il “mitico Giuncato”.

Dall’Anci al Comune di Roma, molto legata all’attuale ministro Del Rio

Avviene così che inizia la sua carriera in Anci, l’associazione dei Comuni. Con Enzo Bianco, sindaco di Catania, provenienza repubblicana, scala le posizioni all’interno della Associazione dei comuni, si occupa di bilanci, diventa un punto di riferimento tecnico per sindaci e assessori. Molto legata all’attuale ministro Del Rio, sindaco di Reggio Emilia, presidente Anci, braccio destro di Renzi, coglie al volo l’occasione che le viene offerta. Lascia l’Associazione dei comuni dove  il “clima è un po’ infuocato” e prende al volo l’offerta che le viene fatta: assessore al Bilancio con compiti molto estesi fino alle aziende partecipate. Una sola annotazione: avere esperienza tecnica in materia di bilanci può ovviamente aiutare il difficile lavoro di assessore, che però è altra cosa da un esperto di finanza degli enti locali. Infine, leggiamo dalle cronache uno sfogo dell’assessore.  Racconta che tutti le dicevano “che brava Silvia, con il governo ci parla Silvia, con il Mef ci parla Silvia. Adesso che le cose vanno male hanno trovato il capro espiatorio”. Si dice “amareggiata e delusa. Soprattutto della collega Alessandra Cattoi (anche lei assessore, ndr) che gira il mondo dicendo cattiverie e vigliaccate alle mie spalle, che è colpa mia se le cose a Roma non si fanno, solo che poi il mondo me le riporta”. Dimenticavamo, anche lei renziana di ferro.

La politica dei trasporti di cui l’assessore non si è mai occupato

Veniamo all’assessore Improta, una “colonna” dell’ amministrazione. Vediamo le deleghe: Politiche della mobilità; Piano della mobilità ciclabile; Piano del traffico, dei parcheggi e del pedone; Indirizzi per l’impiego operativo del G.I.T.; Rapporti con le “Ferrovie dello Stato s.p.a.”;
Definizione e verifica indirizzi gestionali alla “A.T.A.C. s.p.a.”, a “Roma Servizi per la Mobilità s.r.l.” e a “Roma Metropolitane s.r.l.”; Rapporti con l’Assemblea Capitolina.

Leggiamo il curriculum di questo assessore di cui decanta le doti il capogruppo al Senato del Pd, Zanda, che in comune con Improta ha la provenienza “rutelliana”, leggi Margherita. L’assessore ha ricoperto il ruolo di sottosegretario al ministero dei trasporti con il governo Monti, nell’agosto del 1996 aveva affiancato il sottosegretario ai rapporti con il Parlamento del governo Dini. Laureato in Scienze politiche con indirizzo politico-internazionale, ha ricoperto diverse cariche al Touring Club italiano. Con il governo Prodi diventa Capo dell’Ufficio legislativo del vicepresidente del Consiglio con delega al turismo. Poi capo di Gabinetto del ministero per i beni e le attività culturali. Di trasporti, secondo il suo curriculum, non risulta essersi mai occupato. O meglio, si ricorda di lui che nel 2006 entra nel gruppo Alitalia come  responsabile delle relazioni istituzionali. I trasporti nella Capitale sono ben altra cosa.

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